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Sirene, Batman e alieni sui bagni: a Grosseto esplode il caso gender neutral

Due porte grigie, una scritta in inglese e una piccola compagnia di icone bianche: segnaletica classica, ma con qualche ospite inatteso. Alla Cittadella dello Studente di Grosseto, due bagni dell’ITS Eat Academy sono diventati un caso politico.

Sulle porte compare la dicitura “Gender Neutral Toilet”. L’indicazione rimanda a servizi igienici senza distinzione tra maschi e femmine, accessibili a chiunque e, nel caso specifico, anche a persone con disabilità. A far discutere, però, non è stata soltanto la scelta del bagno unisex. È stata soprattutto la grafica: una fila di figure più vicina al linguaggio pop che alla segnaletica tradizionale da edificio pubblico. Gli “undici generi” sono diventati subito la formula della polemica: sirena, Batman, alieno e altre sagome affiancate ai simboli più consueti. Così, in poche ore, due porte hanno smesso di essere soltanto due porte.

A sollevare il caso è stato il deputato grossetano di Fratelli d’Italia Fabrizio Rossi, che ha pubblicato sui social le immagini dei due servizi. Nel primo post ha accompagnato le foto con la frase “non so se il riso o la pietà prevale”; in un secondo intervento ha definito la scelta un esempio di “conformismo woke”, sostenendo che dietro quel cartello ci fosse una battaglia ideologica lontana dalle priorità del territorio.

La polemica politica è rimasta accesa anche dopo la replica del presidente della Provincia di Grosseto, Francesco Limatola, che ha precisato che la cartellonistica non sarebbe stata realizzata dalla Provincia ma dall’ITS Eat Academy, difendendo comunque il principio di inclusione negli ambienti formativi.

Due bagni, undici icone e una polemica

Il caso della Cittadella dello Studente tiene insieme due piani diversi. Il primo è pratico: l’esistenza di servizi igienici utilizzabili senza distinzione tra uomini e donne. Il secondo è simbolico: il modo in cui quei servizi sono stati rappresentati.

Con l’espressione “gender neutral toilet” si indicano bagni non assegnati esclusivamente a un genere. Possono essere locali singoli, utilizzabili da una persona alla volta, oppure spazi con cabine separate. In molti contesti vengono introdotti per ragioni diverse: inclusione di persone transgender o non binarie, semplificazione degli spazi, esigenze di accessibilità, uso da parte di famiglie o accompagnatori.

A Grosseto un messaggio pensato per semplificare – “questo bagno è per tutti” – è diventato un oggetto di discussione molto più largo.

La presenza dei simboli più insoliti ha spostato il dibattito dal piano organizzativo a quello culturale. Per i critici, la segnaletica è stata letta come manifestazione di un’impostazione ideologica. Per chi ha difeso la scelta, invece, si tratta di un modo per rendere visibile l’inclusione in un luogo frequentato da studenti e personale. La vicenda mostra quanto gli spazi della scuola possano diventare terreno di confronto quando principi generali – accoglienza, privacy, pari dignità – entrano nella vita quotidiana attraverso oggetti molto concreti: targhe, bagni, registri, badge, spogliatoi.

Non solo Grosseto

Grosseto non è un caso isolato. Negli ultimi anni i bagni unisex o gender neutral sono comparsi in diverse scuole e università italiane, spesso intrecciandosi con un altro tema: le carriere alias. Si tratta di procedure interne che consentono a studenti e studentesse in transizione di genere di utilizzare, nella vita scolastica o accademica, un nome diverso da quello anagrafico. Non cambiano i documenti ufficiali, ma intervengono su registri elettronici, badge, account, elenchi, comunicazioni interne.

Uno dei precedenti più citati è il liceo Grigoletti di Pordenone, dove nel 2023 sono stati introdotti bagni unisex insieme alla possibilità di attivare la carriera alias. La decisione è nata dopo la richiesta di uno studente e ha portato alla riorganizzazione dei servizi al primo piano dell’istituto, non più distinti tra maschi e femmine.

A Milano, il liceo artistico di Brera aveva già introdotto bagni “no gender” nel 2022, dopo l’attivazione della carriera alias. La scelta venne presentata dall’istituto come un adeguamento alla realtà quotidiana degli studenti e delle studentesse, con l’obiettivo di rispettare le diverse identità all’interno della scuola. Anche in quel caso, la novità suscitò reazioni politiche, ma il punto organizzativo era piuttosto chiaro: non sostituire tutti i servizi, bensì rendere disponibili spazi non marcati dal genere.

In Toscana, prima del caso grossetano, il tema era già emerso all’Itis Marconi di Pontedera, in provincia di Pisa. Nel 2025 l’istituto ha previsto bagni maschili, femminili e neutri. La scelta è stata rivendicata dal dirigente scolastico come decisione organizzativa della scuola, mentre la polemica politica si è concentrata sulla lettura dell’iniziativa come intervento “ideologico”.

Anche Trieste è entrata nel dibattito. Nel 2024 la proposta di rendere un bagno del liceo Petrarca senza distinzione tra maschi e femmine ha provocato uno scontro con la Regione Friuli Venezia Giulia. La vicenda, pur diversa da quella di Grosseto, mostra un elemento ricorrente: quando la scelta riguarda la scuola superiore, la discussione tende a uscire rapidamente dal perimetro dell’istituto e a coinvolgere amministrazioni, consiglieri regionali, associazioni e famiglie.

Il tema è presente anche nelle università. L’Università di Pisa ha inaugurato nel 2022 i primi bagni “genderless” al Polo Piagge, descrivendoli come servizi senza distinzione di genere e utilizzabili da tutta la comunità studentesca e accademica. In quel caso l’iniziativa è stata comunicata direttamente dall’ateneo, con un simbolo dedicato e una collocazione precisa all’interno degli spazi universitari.

A Trento, nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale, il passaggio ai bagni gender neutral è avvenuto in modo molto pratico: secondo la ricostruzione locale, sono stati rimossi i cartelli con le figure di uomo e donna da quattro bagni, rendendoli utilizzabili da tutti.

Nel 2024 è poi arrivato il caso Bocconi. L’ateneo milanese aveva introdotto bagni gender neutral, ma la vicenda è diventata pubblica dopo la sospensione di tre studenti per commenti offensivi pubblicati sui social. Qui il tema non era tanto l’apertura dei bagni, quanto la reazione della comunità accademica e la gestione disciplinare di contenuti ritenuti discriminatori. L’episodio ha comunque contribuito a portare i bagni gender neutral fuori dal dibattito interno agli atenei e dentro la cronaca.

Sul piano più generale, le carriere alias sono ormai diffuse in centinaia di istituti italiani. Secondo l’elenco aggiornato da Agedo, nel 2026 sono oltre 500 le scuole che prevedono nel proprio regolamento una procedura di questo tipo. Il dato non coincide con la presenza di bagni gender neutral, ma aiuta a capire il contesto: molte scuole hanno già introdotto strumenti interni per gestire l’identità di genere nella quotidianità scolastica, anche se l’organizzazione degli spazi resta molto variabile da istituto a istituto.

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All’estero, tra bagni all-gender e divieti

Fuori dall’Italia, il tema è più strutturato e spesso molto più conflittuale. Negli Stati Uniti l’accesso ai bagni scolastici da parte degli studenti transgender è da anni al centro di leggi statali, ricorsi giudiziari e politiche locali. La mappa del Movement Advancement Project segnala che diversi Stati hanno approvato restrizioni sull’uso di bagni, spogliatoi e altre strutture in base all’identità di genere, con regole che cambiano molto da Stato a Stato: in alcuni casi riguardano solo le scuole K-12, in altri si estendono anche a università, dormitori, edifici pubblici e strutture aperte al pubblico.

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Uno dei casi più recenti è la South Carolina, dove nel 2026 è stata firmata una legge che impone la designazione di bagni e spogliatoi multi-stallo nelle scuole pubbliche e nei college in base al sesso registrato alla nascita. La norma prevede la possibilità di soluzioni alternative per chi ne faccia richiesta, ma è stata criticata dalle associazioni per i diritti civili perché rischierebbe di isolare gli studenti transgender.

In Idaho, una legge del 2023 limita l’uso dei bagni e degli spogliatoi scolastici al sesso assegnato alla nascita e consente azioni legali contro le scuole in caso di violazione. La contestazione giudiziaria contro la norma è stata archiviata dopo la morte di una studentessa ricorrente e il diploma di un altro studente coinvolto. Il caso mostra quanto, negli Stati Uniti, il tema dei bagni sia ormai entrato nel contenzioso costituzionale e nella disciplina statale dell’istruzione.

Accanto alle restrizioni ci sono però anche politiche di segno opposto. In California, il Department of Education usa l’espressione “all-access restroom” per indicare servizi non genderizzati, accessibili a tutti gli studenti, con soluzioni progettuali che puntano su privacy, cabine chiuse e maggiore supervisione degli spazi comuni. Qui il bagno gender neutral non è pensato solo come risposta a una singola esigenza individuale, ma come modello di progettazione scolastica.

Alcuni distretti statunitensi hanno iniziato a progettare bagni inclusivi direttamente nei nuovi edifici scolastici. Nel 2022, ad esempio, si discuteva dei piani per una nuova elementary school in Virginia con bagni gender neutral, soluzione che avrebbe reso l’edificio uno dei primi dello Stato con servizi di quel tipo fin dalla progettazione.

Nel Regno Unito il quadro è diverso. Le scuole inglesi devono prevedere bagni separati per maschi e femmine dagli 8 anni in su, salvo il caso di servizi individuali completamente chiusi e utilizzabili da una sola persona. Il governo britannico ha inoltre annunciato nuove regole per gli edifici non residenziali, con l’obiettivo di garantire servizi single-sex e, dove possibile, anche servizi universali completamente autonomi.

Il dibattito britannico si è intensificato dopo la sentenza della Supreme Court del 2025 sulla definizione legale di “sex” nell’Equality Act. Nel 2026 l’Equality and Human Rights Commission ha elaborato un nuovo codice di pratica sui servizi single-sex: il codice consente in determinate circostanze l’esclusione delle persone transgender da spazi riservati a un solo sesso, quando la misura sia proporzionata alla tutela di privacy, dignità o sicurezza; allo stesso tempo, viene richiamata la necessità di prevedere soluzioni alternative, tra cui servizi gender neutral o universali.

In Australia, il tema viene discusso anche sul piano edilizio e amministrativo. Nel 2025 l’Australian Building Codes Board ha avviato una consultazione su modifiche al National Construction Code per introdurre parametri specifici per i bagni all-gender. Oggi il codice contiene indicazioni per servizi femminili, maschili e unisex accessibili, mentre l’introduzione di criteri per i bagni all-gender potrebbe ridurre burocrazia e costi per chi vuole progettarli.

Sempre in Australia, una ricerca pubblicata nel 2022 ha analizzato l’introduzione di bagni gender neutral nelle scuole primarie e secondarie dell’Australia occidentale. Lo studio, basato su interviste a decisori, operatori e personale scolastico, ha individuato fattori ricorrenti: privacy, sicurezza, progettazione degli spazi, reazioni delle famiglie, percezione degli studenti e chiarezza delle politiche interne. Il tema, quindi, non viene trattato solo come questione identitaria, ma anche come problema di organizzazione concreta degli edifici scolastici.

Bagni gender neutral a scuola: cosa è previsto e cosa no

In Italia non esiste una legge nazionale che disciplini in modo specifico i bagni gender neutral nelle scuole o negli istituti di formazione. Non c’è una norma che obblighi a introdurli, né una disposizione statale che li vieti espressamente. Il tema viene ricostruito attraverso norme nate per altri scopi: edilizia scolastica, accessibilità, sicurezza nei luoghi di lavoro, autonomia scolastica e contrattazione del personale.

Per gli edifici scolastici resta un riferimento il Decreto ministeriale 18 dicembre 1975, che contiene norme tecniche relative all’edilizia scolastica e disciplina anche i servizi igienico-sanitari. È però una norma precedente all’attuale dibattito sull’identità di genere e non contiene indicazioni specifiche sui bagni senza distinzione tra uomini e donne. Per l’accessibilità rileva il D.P.R. 24 luglio 1996, n. 503, sull’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici.

Per il personale e per gli ambienti di lavoro entra in gioco il D.Lgs. 81/2008. L’Allegato IV prevede, in linea generale, servizi igienici separati per uomini e donne, con alcune eccezioni legate a vincoli urbanistici o architettonici e a contesti con non più di dieci lavoratori di sesso diverso. Questa disciplina incide soprattutto sull’organizzazione degli ambienti di lavoro e del personale, ma non costituisce una regolazione specifica dei bagni destinati agli studenti.

Un riferimento più vicino al tema dell’identità di genere compare nel Contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione e Ricerca 2019-2021, sottoscritto nel 2024. L’articolo 21, dedicato alla transizione di genere del personale, prevede la possibilità di utilizzare un’identità alias tramite accordo di riservatezza. Tra gli ambiti richiamati ci sono anche spogliatoi e servizi igienici: il personale interessato può utilizzare, se presenti, servizi neutri rispetto al genere oppure quelli corrispondenti alla propria identità di genere.

Per studenti e studentesse il quadro è meno definito. Il riferimento generale resta l’autonomia scolastica, disciplinata dal D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275. Le scuole possono adottare soluzioni organizzative interne, purché nel rispetto delle norme generali dell’ordinamento, delle competenze dell’ente proprietario dell’edificio, della sicurezza, dell’igiene, dell’accessibilità e della privacy. È in questo spazio che si collocano carriere alias, regolamenti interni e decisioni sull’uso degli spazi comuni.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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