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Procreazione assistita, la rivoluzione dell’Ai e dei “messaggi segreti” delle cellule

Leggere il futuro di una vita prima ancora che sbocci: è questa la nuova frontiera della medicina predittiva che punta a “prevedere” il successo di una gravidanza invece di limitarsi a curare l’infertilità. All’ultimo congresso dell’European Society of Human Reproduction and Embryology di Londra è emersa una notizia che cambia le regole del gioco: grazie all’Intelligenza artificiale, oggi siamo in grado di interpretare segnali biologici precocissimi – come i messaggi molecolari delle cellule o i micro-movimenti di un embrione nelle sue prime 24 ore – per capire in anticipo quali sono le reali probabilità di successo di una gravidanza.

La medicina che “vede” prima: addio attese inutili

In un mondo dove l’infertilità colpisce una persona su sei, la tecnologia sta diventando l’alleata più preziosa per rendere i percorsi di Procreazione medicalmente assistita (Pma) più efficaci e sostenibili. Come spiega la professoressa Laura Rienzi, docente all’Università di Urbino e direttrice scientifica di Ivirma Italia, l’obiettivo non è più solo curare l’infertilità, ma analizzare con precisione digitale i segnali della biologia molecolare per orientare pazienti e medici verso terapie “sartoriali”. Non si tratta di complicare le cose con algoritmi astratti, ma di sintetizzare una mole enorme di dati per creare percorsi su misura per chi desidera diventare genitore.

Le cellule “parlano”: i messaggi segreti dell’ovocita

Una delle scoperte più affascinanti presentate dai ricercatori dell’Università di Pavia e del centro Genera di Roma riguarda il “dialogo” all’interno del follicolo. Ogni ovocita è circondato da cellule di supporto, chiamate cellule del cumulo, che comunicano con lui inviando minuscole molecole note come microRna.

Questi microRna sono dei veri e propri “interruttori” genetici: lo studio ha identificato 24 di queste molecole che decidono se l’embrione riuscirà ad “accendere” il proprio patrimonio genetico o se il suo sviluppo si fermerà. La vera svolta? In futuro potremo analizzare questi segnali in modo non invasivo (senza toccare l’ovocita) per scegliere quelli con più chance, o addirittura aggiungere specifici microRna per “potenziare” la qualità degli ovociti meno forti.

Tre milioni di immagini per 24 ore cruciali

L’Intelligenza artificiale entra in laboratorio non per sostituire il biologo, ma per dargli “superpoteri” di osservazione. Un sistema di Ai “spiegabile” è stato addestrato con oltre tre milioni di immagini di embrioni. Il risultato? L’algoritmo può prevedere se un embrione si svilupperà correttamente già nelle prime 24 ore dalla fecondazione, osservando movimenti invisibili all’occhio umano.

I ricercatori (coordinati da Ivirma Italia, Centro Genera e Università di Pavia) hanno individuato due finestre temporali d’oro: le prime cinque ore e la ventesima ora dopo l’incontro tra spermatozoo e ovocita. In questi momenti, l’Ai coglie dettagli cruciali che rendono la scelta dell’embrione più oggettiva, veloce e sicura.

L’embrione “atipico”: una speranza inaspettata

Un’altra barriera che cade riguarda i cosiddetti embrioni 1PN, che in passato venivano scartati perché considerati anomali (mostrano un solo nucleo invece dei classici due). Uno studio coordinato da ricercatori italiani su cliniche scandinave ha dimostrato che, se lasciati crescere fino allo stadio di blastocisti, questi embrioni possono portare alla nascita di bambini sani con percentuali di successo paragonabili a quelli convenzionali. Per una coppia che non ha altre opzioni, questa scoperta può aumentare le probabilità di successo fino al 23%.

L’importanza del fattore umano

Anche se la tecnologia invade le corsie mediche, il cuore del percorso resta umano. Il dottor Danilo Cimadomo, docente all’Università di Pavia e collaboratore scientifico di Ivirma Italia, sottolinea che l’Intelligenza artificiale serve a fare luce nella “black box” (la scatola nera) dell’impianto embrionario, rendendo la Pma meno incerta. Tuttavia, “l’algoritmo non sostituirà mai l’empatia del medico”. La tecnologia è lo strumento per dare stime reali e percorsi personalizzati, riducendo l’impatto emotivo ed economico sulle famiglie.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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