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martedì 19 Maggio 2026
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Perché l’umanità sta smettendo di fare figli (e perché la tecnologia è il nuovo profilattico)

Il mondo sta vivendo una “frana demografica” senza precedenti che sfida ogni previsione statistica. In oltre due terzi dei 195 Paesi mondiali, il numero di figli è sceso sotto la “soglia di sostituzione” di 2,1, il livello necessario per mantenere stabile la popolazione. Ma se le cause economiche sono note, una nuova analisi del Financial Times punta il dito contro un colpevole inaspettato: il dispositivo che teniamo costantemente in mano.

Il “profilattico digitale”: lo smartphone e il crollo della socialità

I ricercatori hanno coniato un termine provocatorio: la tecnologia è il nuovo profilattico. I dati mostrano una correlazione temporale impressionante tra la diffusione della connettività mobile ad alta velocità (4G) e il calo verticale delle nascite.

In Paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, il tasso di natalità tra i giovanissimi ha iniziato a precipitare nel 2007, l’anno del lancio dell’iPhone. Lo stesso schema si è ripetuto in Messico e Indonesia nel 2012 e in diversi paesi africani tra il 2013 e il 2015, sempre in coincidenza con l’adozione di massa degli smartphone.

Come spiega il Financial Times, lo smartphone ha trasformato il modo in cui i giovani passano il tempo: la socializzazione di persona si è drasticamente ridotta (in Corea del Sud è dimezzata in vent’anni), rendendo molto più difficile e lungo il processo di ricerca di un partner. Inoltre, piattaforme come Instagram e TikTok proiettano standard estetici e di vita artificiali, rendendo i partner “reali” meno attraenti e aumentando il senso di insicurezza, che agisce come una barriera psicologica al concepimento.

Non facciamo meno figli, facciamo meno “mamme”

Per capire cosa stia succedendo davvero, bisogna guardare ai dati tecnici. Spesso sentiamo parlare di Tfr (Tasso di fecondità totale), ovvero il numero medio di figli per donna. Tuttavia, uno studio del ricercatore Stephen Shaw pubblicato su Scientific Reports rivela che questa sigla nasconde metà della verità. Shaw scompone la fecondità in due fattori chiave: il Tmr, cioè il tasso materno totale, ovvero la percentuale di donne che diventano madri. E dall’altro lato, il Cpm e cioè il numero di figli che ogni madre decide di avere.

La scoperta è sorprendente: chi decide di avere figli (il Cpm) continua a farne in numero simile al passato (spesso intorno a due). Il vero crollo riguarda il Tmr: sempre meno donne entrano nel percorso della maternità. Negli Stati Uniti, ad esempio, dal 1980 al 2016 la quota di donne che sono diventate madri è scesa dal 76,1% al 69,4%, un cambiamento che il dato generale della fecondità non riusciva a mostrare chiaramente.

La trappola del mattone e la denatalità “a forma di K”

Se lo smartphone allontana i partner, il costo della casa impedisce loro di convivere. Secondo le analisi raccolte dal quotidiano economico, circa metà del calo della natalità in paesi come Stati Uniti e Regno Unito dagli anni ’90 è legato alla difficoltà di acquistare casa e al fatto che i giovani restano a vivere con i genitori più a lungo.

Questo ha creato una formazione familiare definita “a forma di K”: mentre tra i laureati e le persone più abbienti la natalità resta stabile, il crollo è drammatico tra chi ha redditi e livelli di istruzione più bassi, rendendo la famiglia quasi un “bene di lusso”.

Il mito del declino economico: l’esempio del Giappone

Spesso si teme che una popolazione che invecchia porti al collasso economico. Per smentire questo timore, ci vengono in aiuto gli studi del Nber (National Bureau of Economic Research), una prestigiosa organizzazione privata di ricerca americana. In un documento di ricerca, gli economisti del Nber analizzano il caso del Giappone. Sebbene il Pil totale giapponese sembri stagnante dagli anni ’90, i dati cambiano radicalmente se si guarda al Pil per adulto in età lavorativa. In questa metrica, tra il 1991 e il 2019, il Giappone è cresciuto dell’1,39% annuo, una performance vicina a quella degli Stati Uniti (1,65%) e superiore a molti altri Paesi europei. Il Giappone, insomma, non è un’economia fallimentare: sta solo imparando a produrre ricchezza con meno braccia.

Lo Stato ti paga il ‘match’: il Giappone prova così a rilanciare la natalità

La popolazione salverà il clima?

Infine, un altro studio del Nber ha affrontato il legame tra denatalità e ambiente. Molti pensano che avere meno abitanti aiuterà a combattere il riscaldamento globale. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto che una popolazione ridotta di miliardi di persone nel 2200 comporterebbe una differenza di temperatura inferiore a un decimo di grado Celsius.

Questo accade perché i cambiamenti demografici sono molto lenti; nel momento in cui la popolazione calerà drasticamente, le tecnologie pulite avranno già (si spera) abbattuto le emissioni per abitante, rendendo il fattore “numero di persone” quasi irrilevante per la salute del pianeta.

In conclusione, la sfida della denatalità non è solo economica o climatica, ma culturale e tecnologica. Riunire una generazione frammentata e isolata dai propri schermi appare oggi come la sfida più complessa dei nostri tempi.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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