Pistoia 2026, Federica Vettori è capolista Movimento 5 Stelle alle amministrative al voto il 24 e 25 maggio 2026.
M5S in coalizione campo largo centrosinistra a sostegno del candidato sindaco Giovanni Capecchi.
Federica Vettori è nata a Pistoia. Pistoia è la sua città.
Giurista, esperta in relazioni istituzionali, una carriera professionale nelle istituzioni nazionali e regionali, e come ci tiene a sottolineare con orgoglio, femminista.
Federica Vettori, come nasce la sua candidatura a Pistoia?
“Nasce da un sentimento molto concreto: il desiderio di non restare spettatrice. Per anni ho guardato Pistoia, la mia città, con affetto, ma anche con una domanda sempre più insistente. Perché una città così bella, così colta, così piena di energie, finisce spesso per apparire più piccola delle proprie possibilità?
Credo che Pistoia abbia perso, prima ancora che servizi o occasioni, un po’ di fiducia in se stessa. Si è abituata a pensarsi come una città che conserva, più che come una città che immagina. E invece Pistoia ha tutto per tornare a essere un luogo vivo, intelligente, attrattivo, capace di parlare ai giovani, alle donne, al mondo della cultura, alle imprese, ai quartieri, alle frazioni.
La mia candidatura nasce da qui. Dalla convinzione che non basti voler bene alla propria città. A un certo punto bisogna anche assumersi una responsabilità. Io ho scelto di farlo portando quello che sono: una donna di Pistoia, una giurista, una persona che ha lavorato nelle istituzioni e che crede ancora nella politica come strumento serio per cambiare la vita quotidiana delle persone.
Non mi candido per raccontare nostalgia. Mi candido perché penso che Pistoia possa aprire una fase nuova. Più coraggiosa, più curata, più contemporanea. Più giusta”
Per Pistoia più giusta cosa intende?
“Per me una città più giusta è una città che funziona meglio nella vita reale delle persone. La giustizia, in un Comune, non è un concetto astratto. È la possibilità di vivere in quartieri curati, di avere servizi accessibili, di trovare spazi pubblici dignitosi.
E allora lo dico in modo preciso, perché le parole senza impegni non servono.
Sulla cultura: voglio che ogni quartiere e ogni frazione abbia un presidio culturale attivo, non necessariamente un edificio nuovo, ma una biblioteca di comunità, uno spazio di lettura, un punto di accesso alla vita culturale della città.
Pistoia è Capitale italiana del Libro nel 2026. Questa non può essere solo una parentesi. Deve diventare il momento in cui decidiamo che la cultura non finisce dentro il centro storico.
Sul verde: vorrei costruire un piano del verde urbano vero, non una lista di interventi episodici. Pistoia ha un’identità vivaistica straordinaria nel mondo, ma dentro la città il verde è spesso ridotto a manutenzione ordinaria. Mi piacerebbe che ogni quartiere avesse almeno un’area verde attrezzata e manutenuta con continuità, che le scuole abbiano cortili vivi e alberati, che i percorsi pedonali siano pensati come infrastrutture.
Più giusta vuol dire questo: scelte precise con tempi e responsabilità”.
Cosa intende portare della sua esperienza nelle istituzioni in una amministrazione comunale?
“Anzitutto un metodo. Le istituzioni non funzionano per intuizioni isolate o per annunci. Funzionano quando si conoscono i procedimenti, quando si studiano i dossier, quando si sanno leggere i bisogni e trasformarli in atti, risorse, relazioni, scelte amministrative.
Un Comune è il luogo in cui la politica diventa più concreta. Le persone non giudicano le istituzioni in astratto. Le giudicano quando una strada è illuminata, quando un servizio risponde, quando un quartiere viene ascoltato, quando una scuola è curata, quando un problema non rimbalza per mesi da un ufficio all’altro.
La mia esperienza mi ha insegnato che la buona politica ha bisogno di due cose che sembrano semplici e invece sono rare: visione e capacità di esecuzione. Sapere dove si vuole andare e sapere come arrivarci. Questo vorrei portare a Pistoia. Una politica meno declamata e più capace di incidere davvero sulla vita quotidiana”.
Quale è il ruolo della cultura?
“Pistoia è stata Capitale italiana della Cultura nel 2017 Capitale italiana del Libro 2026. La cultura deve diventare una struttura permanente della città, non una parentesi luminosa che si apre e poi si richiude. Pistoia ha avuto riconoscimenti culturali importanti. Sono occasioni preziose, ma la domanda vera è che cosa lasciano alla città. Se producono soltanto eventi o se invece cambiano il modo in cui una comunità vive se stessa.
Credo che la cultura debba uscire dai luoghi consueti e diventare una presenza diffusa. Deve stare nelle biblioteche, nei musei, nelle scuole, nei teatri, ma anche nei quartieri, nelle frazioni, nei parchi, negli spazi pubblici che oggi potrebbero essere vissuti molto di più. Una città che legge, che discute, che ascolta musica, che frequenta l’arte, che apre i propri luoghi alla partecipazione, è anche una città più sicura, più viva, più capace di attrarre persone e intelligenze.
Pistoia ha un patrimonio culturale straordinario, ma non basta possederlo. Bisogna farlo circolare. La cultura non deve essere una vetrina. Deve diventare un modo di costruire cittadinanza, economia urbana, educazione, relazioni. Una città che investe davvero in cultura non si limita a ricordare ciò che è stata. Prepara ciò che può diventare”.
Per quanto riguarda verde, cura urbana e qualità della vita a Pistoia?
“Il verde non è un abbellimento. È una delle forme più concrete della qualità della vita. Significa ombra nelle estati sempre più calde, aria migliore, spazi dove i bambini possano giocare, luoghi in cui gli anziani possano fermarsi, percorsi più piacevoli e sicuri, quartieri meno duri, meno abbandonati.
Pistoia ha una relazione profondissima con il verde, anche per la sua identità vivaistica. E proprio per questo dovrebbe essere una città esemplare nel modo in cui integra il verde nello spazio urbano. Non sempre è così. A volte il verde resta percepito come manutenzione ordinaria, come aiuola, come decoro. Io penso invece che debba diventare una politica pubblica vera.
Serve una visione complessiva, non interventi episodici. Alberature, parchi, cortili scolastici, aree gioco, percorsi pedonali, spazi di prossimità, manutenzione costante. Tutto questo incide sulla salute, sulla sicurezza, sulla socialità e anche sull’identità di Pistoia. Una città più verde non è solo più bella. È una città più giusta da vivere.
Anni fa, da presidente di un’associazione impegnata sui temi della rigenerazione urbana, portai a Pistoia un premio internazionale capace di richiamare figure di grande rilievo, da un Premio Nobel a progettisti arrivati dallo studio di Renzo Piano”.
Cosa è rimasto da allora?
“È stata una delle esperienze a cui tengo di più, perché in qualche modo conteneva già molte delle cose che oggi tornano nella mia candidatura. VerdeVivo GreenLab nacque da una semplice intuizione. Pistoia non doveva limitarsi a essere una città legata al verde per tradizione produttiva. Doveva diventare una città capace di pensare il verde come linguaggio urbano, come progetto culturale, come qualità della vita.
Con E.P.I.C.O., che significava Ecologia, Progettazione, Innovazione, Clima, Orizzonti, provammo a portare a Pistoia una “giostra delle idee”. Era un modo per dire che anche una città di medie dimensioni può parlare con il mondo, può attrarre progettisti, giovani talenti, visioni internazionali, competenze alte. A quell’evento arrivarono figure importanti, e alcune persone passate da quell’esperienza hanno poi fatto percorsi significativi. Penso a Francesca Coppola, che oggi è assessora a Genova e si occupa proprio di urbanistica, verde urbano e smart city.
Che cosa è rimasto? Forse non abbastanza nelle politiche amministrative successive, ma è rimasta una visione. L’idea che rigenerare una città non significhi soltanto rifare una piazza o sistemare un’area degradata. Significa cambiare il modo in cui le persone abitano lo spazio pubblico, respirano la città, si incontrano, si riconoscono in un luogo.
Quello che dicevamo allora è molto vicino a quello che dico oggi. Pistoia deve avere il coraggio di trasformare la propria identità in futuro. Il verde non può essere solo un settore economico, per quanto importantissimo. Deve diventare una grammatica urbana, un modo di pensare la città, di renderla più contemporanea, più accogliente, più capace di produrre benessere”.
Il suo legame con Rula Jebreal come può tradursi a Pistoia?
“Con Rula Jebreal, scrittrice e voce internazionale sui diritti delle donne, ho condiviso battaglie, riflessioni e occasioni di confronto pubblico.
Il confronto con Rula Jebreal e con donne che hanno avuto il coraggio di portare nello spazio pubblico parole scomode mi ha rafforzata in una convinzione. I diritti delle donne non sono un tema laterale. Sono una misura della qualità democratica di una comunità.
In una città questo sguardo deve diventare amministrazione concreta. Significa interrogarsi su quanto una donna sia libera di muoversi, lavorare, chiedere aiuto, uscire da una situazione di violenza, ricominciare senza dipendere economicamente da chi la opprime. Significa guardare alla casa, ai servizi, alla sicurezza degli spazi pubblici, ai tempi della città, al lavoro, alla rete con i centri antiviolenza e con le imprese.
Non mi interessa una politica che si ricorda delle donne solo nelle ricorrenze. Una città è più giusta quando assume il punto di vista delle donne come criterio ordinario di governo. Non perché le donne siano una categoria fragile, ma perché troppo spesso la città è stata pensata senza considerare davvero la loro vita, il loro tempo, la loro libertà, il loro lavoro visibile e invisibile.
Per me il femminismo è questo. Non uno slogan, ma uno sguardo sulle istituzioni. E a Pistoia può diventare una politica molto concreta, se unisce autonomia economica, cultura del rispetto, servizi e cura degli spazi”.
La sua idea di contesto urbano a Pistoia
“Occorre smettere di pensare Pistoia come una somma di pezzi separati.
Il centro storico, i quartieri, le frazioni, la montagna, le aree produttive, le zone residenziali fanno parte dello stesso organismo urbano.
Quando una parte si indebolisce, tutta la città perde forza.
Il centro ha bisogno di tornare vivo, accessibile, curato. Deve essere un luogo in cui si possa abitare, lavorare, aprire un’attività, uscire la sera senza percepire abbandono. Ma non si può pensare che Pistoia finisca dentro il centro storico. Ci sono quartieri e frazioni che chiedono da anni più attenzione, manutenzione, collegamenti, sicurezza stradale, spazi verdi, luoghi di socialità.
Ricucire la città significa dare una regia a questi bisogni. Non promettere tutto a tutti, ma costruire un metodo serio di ascolto e intervento. Io credo molto in un Comune che sappia dire con chiarezza quali sono le priorità, in quali tempi intende affrontarle, come rende conto ai cittadini di ciò che ha fatto e di ciò che non è ancora riuscito a fare.
La fiducia si ricostruisce così. Non con grandi frasi, ma facendo sentire ogni parte della città dentro lo stesso progetto”.
Perché il Movimento 5 Stelle per portare la sua candidatura a Pistoia?
“Arrivo da un percorso istituzionale, non da una militanza di partito. E forse è proprio per questo che ho guardato il Movimento con occhi un po’ diversi. Ho visto una forza politica che sta attraversando una fase nuova, più orientata al governo concreto dei territori, più disposta a misurarsi con la complessità. E ho trovato uno spazio in cui portare competenza, autonomia e una idea precisa di città.
Ci sono poi valori che sento come miei e che nel Movimento trovano casa naturale. La legalità, non come parola da celebrare, ma come modo ordinario di esercitare il potere pubblico. L’attenzione all’ambiente, che per Pistoia non è un tema ideologico ma una questione di identità e di futuro. La trasparenza come rapporto diretto con i cittadini.
E poi c’è la coalizione, che per me è parte essenziale di questa scelta.
Mi candido dentro un progetto unitario di centrosinistra a sostegno di Giovanni Capecchi sindaco.
Dopo quasi dieci anni di centrodestra, Pistoia ha bisogno di un’alternativa credibile.
Il Movimento può contribuire a costruirla portando serietà, attenzione sociale e ambientale, capacità di ascolto.
Non ho una militanza lunga da rivendicare. Ho un percorso e una convinzione: che la buona politica si misuri da quanto riesce davvero a migliorare la vita delle persone. Questo è il metro con cui mi sono avvicinata al Movimento e con cui intendo lavorare a Pistoia”.
Federica Vettori, dopo due legislature con amministrazione di centrodestra, perché Pistoia dovrebbe scegliere il campo largo con Capecchi sindaco?
“Farei un torto alla mia credibilità se dicessi che in questi anni non è stato fatto nulla. Sarebbe una risposta troppo comoda e anche poco seria. Alcuni interventi ci sono stati, alcune cose sono state realizzate. Ma amministrare una città non significa soltanto sommare opere o rivendicare singoli risultati. Significa dare una direzione riconoscibile.
Il punto, per me, è che Pistoia in questi anni non ha espresso fino in fondo il proprio potenziale.
È una città ricca di storia, cultura, competenze, associazionismo, impresa, verde, posizione geografica.
Eppure continua a dare spesso l’impressione di essere trattenuta, non abbastanza coordinata, non abbastanza coraggiosa. Una città che potrebbe fare molto di più e che invece troppo spesso si accontenta di funzionare a metà.
Lo si vede nella vita quotidiana. Nei servizi che non sempre sono all’altezza, nei quartieri che si sentono distanti, nel centro che fatica, nei giovani che non trovano abbastanza ragioni per restare, nella raccolta dei rifiuti, nella manutenzione, nella qualità dello spazio pubblico. Non sono dettagli minori. Sono il modo in cui una persona capisce se una città si prende cura di lei oppure no.
L’alternativa che proponiamo non deve essere una rivincita contro qualcuno. Deve essere una nuova stagione di governo. Più competente, più aperta, più vicina ai cittadini. Pistoia non va raccontata come una città senza risorse. Sarebbe falso. Va raccontata per quello che è: una città con enormi possibilità, che ha bisogno di essere rimessa in movimento”.


