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Punti nascita a rischio, Giani e Monni: “Soglie vecchie di dieci anni, servono nuovi parametri”

FIRENZE – L’Italia non fa più figli e la sanità rischia di pagare il conto. Di fronte a un inverno demografico che gela le statistiche, la Regione Toscana lancia un appello urgente a Roma: i parametri per tenere aperti i punti nascita vanno riscritti.

Le regole attuali sono vecchie di dieci anni. Appartengono a un’era geologica diversa. Per il presidente Eugenio Giani e l’assessora alla salute Monia Monni, mantenere le soglie attuali significa condannare alla chiusura decine di presidi territoriali. La paura è concreta. Il timore è che il Governo replichi lo schema già visto con il dimensionamento scolastico: imporre tagli calati dall’alto, ignorando le necessità delle comunità locali.

La proposta della Toscana è pragmatica. Giani mette sul tavolo numeri precisi: abbassare la soglia minima per i punti nascita di primo livello da 500 a 400 parti l’anno. Stessa logica per gli ospedali più grandi (secondo livello), dove si chiede di scendere da mille a 800 nascite.

La mappa del rischio è già delineata. In Toscana sono attivi 22 punti nascita, ma la tenuta del sistema è fragile. Tre ospedali operano già in deroga: Portoferraio, Barga e Borgo San Lorenzo. Qui ha prevalso la logica geografica: chiudere significherebbe isolare intere vallate o isole. Ma ora l’allarme si allarga. Altri tre presidi sono scivolati sotto la linea rossa dei 500 parti: Poggibonsi, Montepulciano e Montevarchi. Anche per loro servirà una deroga ministeriale. A questi si aggiunge Cecina, pericolosamente vicina al limite, e persino il policlinico delle Scotte di Siena, sceso sotto la quota dei mille parti annui.

“Non possiamo permettere che i servizi si rarefacciano fino a scomparire”, avverte l’assessora Monni. La battaglia non sarà solitaria. La Toscana cerca sponde nelle altre Regioni per fare fronte comune. C’è poi un problema culturale da affrontare. Molte famiglie scelgono i grandi hub, come Careggi, svuotando le corsie di provincia. “Facciamo nascere i figli dove si risiede”, è l’auspicio di Giani. L’obiettivo è doppio: garantire sicurezza medica e mantenere vivi i presidi sanitari sotto casa. La palla ora passa al Ministero.

REDAZIONE

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