Luca Gori (Fondazione Caript): “Pistoia può diventare un polo universitario”

Il presidente della Fondazione: "Per farlo dobbiamo creare le condizioni dell'abitare e rendere Pistoia una città attrattiva"

PISTOIA – Per dare nuova linfa a una città servono competenza, idee e risorse importanti, e non è detto che bastino. Tuttavia, Fondazione Caript e il suo presidente, Luca Gori, credono fortemente che Pistoia possa proporsi come centro innovativo e attrattivo in cui i giovani, anziché andar via, possano decidere di stanziarsi – magari arrivando anche da fuori – per contribuire allo sviluppo cittadino. Questo è uno dei punti cardine del Documento Programmatico Triennale 2027-2029 con cui la Fondazione ha annunciato di voler stanziare 50 milioni di euro per lo sviluppo del territorio: un progetto che lega istruzione, ambiente e società.

Avete dichiarato di voler implementare l’offerta didattica a Pistoia: come?
“Stiamo lavorando a un progetto molto grande, che prevede principalmente due tipi di intervento. Il primo consiste nel creare un centro di formazione per tutti i corsi di laurea legati alle professioni sanitarie e all’assistenza alla persona. Il secondo, invece, consiste nel trasferire a Pistoia diversi laboratori di ricerca del dipartimento di Ingegneria dell’Università di Firenze. Si tratta di un piano innovativo perché, per la prima volta, nella nostra città potremmo assistere alla congiunzione tra formazione universitaria e supporto alla ricerca ingegneristica. Le aree che saranno interessate da questo programma sono due: la zona ex Uniser, destinata alle professioni sanitarie, e la zona dell’ex mercato annonario destinata ai laboratori di ingegneria”.

L’idea è quella di rendere la città un vero e proprio polo universitario?
“Questa iniziativa nasce per dare maggiori opportunità alle ragazze e ai ragazzi del nostro territorio, ma anche per attrarre nuovi studenti che vogliono studiare, fare ricerca e magari in futuro stabilirsi qui in città. Pistoia può diventare un polo universitario? Sì, ma dobbiamo essere bravi nel creare le condizioni dell'”abitare”, come le abbiamo chiamate nel Documento Programmatico. Parlo ovviamente di alloggi, ma soprattutto di qualità della vita. Quale offerta e quali prospettive di vita possiamo offrire a ragazzi che potrebbero decidere di trasferirsi a Pistoia? Dobbiamo lavorare e lavoreremo su questo. Il polo universitario rappresenta un importante strumento di attrazione, ma l’obiettivo è quello voler portare le persone a Pistoia per viverci e costruire un futuro. Il nostro progetto didattico va di pari passo con quello urbano: l’università è un volano importante, ma da sola non basta“.

Quali sono, dunque, gli altri aspetti su cui state lavorando per rendere Pistoia più attrattiva?
“Il nostro impegno riguarda in primis il settore culturale, vogliamo poter offrire ai cittadini del “tempo di qualità” per riempire le giornate dopo ore di studio e lavoro. Penso ai teatri, ai festival, alla riqualificazione dell’offerta museale, sono tutti ambiti sui quali ci stiamo muovendo con determinazione, investendo tempo e risorse. E poi c’è la rigenerazione del verde urbano, sulla quale la Fondazione Caript si sta impegnando in maniera decisa insieme al Comune e all’Associazione Vivaisti, come dimostra il lavoro fatto per l’area verde nella zona Gea”.

Pistoia potrà mai competere con Firenze? Quali sono i capisaldi su cui fondare l’evoluzione cittadina?
“Ambiente, cultura e sport sono i tre elementi chiave per lo sviluppo della realtà pistoiese, perché sono quelli da cui si può trarre di più. Il tutto, però, senza dimenticare le dimensioni e il contesto della città, i suoi ritmi lenti e la sua grande accessibilità, che sono poi i punti di forza che la differenziano e che magari la rendono preferibile rispetto a centri più grandi. Pistoia non deve competere con Firenze o con le grandi città, pratica un altro sport, quello in cui si pone come città fruibile e inclusiva, in cui è possibile crescere umanamente e professionalmente senza dover fare compromessi. Vivere a Pistoia è una scelta di vita, il nostro lavoro è quello di avvalorarla”.

Una città che vuole crescere non lascia indietro nessuno: la Fondazione come agisce nel sociale?
“Fondazione Caript intrattiene da anni rapporti importanti con le associazioni che operano nel sociale a Pistoia, ed è uno dei principali fattori di coesione con la cittadinanza. Quest’anno, anche grazie ad iniziative che varie realtà ci hanno proposto, come la stessa FC Pistoiese, abbiamo deciso di puntare su un programma di sport inclusivo. Per questo motivo, apriremo un bando dedicato alla rigenerazione di spazi sportivi dedicati ad attività di inclusione sociale. Per noi è una novità assoluta, e speriamo che possa essere uno stimolo anche per altre città. Lo sviluppo di un centro urbano passa anche da iniziative come queste”.

Quali sono le prospettive del Documento Triennale 2027-29?
“I 50 milioni di euro che metteremo a disposizione di Pistoia, dei pistoiesi e di tutta la provincia sono tanti, ma da soli non risolvono i problemi. Sono un acceleratore importante per il processo di sviluppo che abbiamo in mente e costituiscono una base importante a cui speriamo di poter presto aggiungere altre risorse”.

© Riproduzione riservata

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