PISTOIA – Botta e risposta sulla gestione dei resti dei feti sotto le 20 settimane negli ospedali di Pistoia e Pescia. Angela D’Alessandro, insegnante e referente del Comitato Prolife Insieme, ha replicato al comunicato congiunto pubblicato da Non Una di Meno Pistoia e dai Coordinamenti Donna della CGIL e dello SPI CGIL Prato Pistoia, che avevano denunciato una pratica ritenuta discriminatoria e lesiva della libertà di scelta delle donne nei due ospedali.
L’attacco: “Hanno paura, si celano dietro una scomoda verità”
“Ci sono persone che si indignano perché si seppelliscono i bambini, e il problema sarebbero i cattolici… Quello che sta accadendo a Pistoia è la fotografia di dove siamo arrivati.
Ricapitolando: negli ospedali, ad una donna che ha abortito sotto le 20 settimane, viene fatto compilare un modulo in cui viene chiesto se desideri lei, tramite l’ospedale, occuparsi della sepoltura di quei poveri resti o se permette che se ne occupino altri. Chi sarebbero gli altri? Il cappellano dell’ospedale, i vari volontari che aiutano. Gente di carità, che da anni raccoglie quel che resta di un bambino, per dargli degna sepoltura. Per dargli un posto, un nome, la dignità. E lo fa gratis. In silenzio, senza giudizio. E come rispondono non Una di Meno e i Coordinamenti Donna della CGIL ? Si indignano.
Protestano, scrivono alla ASL, al mondo! E tutto perché? Perché questo potrebbe ferire le donne, che magari preferirebbero non sapere nulla, e lasciare che tutto finisca nell’ inceneritore. Il loro diritto rivendicato è quello di lasciare che quei poveri resti vengano inceneriti. Smaltiti, pari a rifiuti ospedalieri. Quindi, la loro libertà, la loro vittoria femminista, è il diritto al forno crematorio.
Poi, con una faccia di bronzo senza eguali, parlano di “donne e persone con utero”, di “20 settimane di amenorrea”, di “prodotto di concepimento”. Non riescono più nemmeno a pronunciare la parola “gravidanza”, nemmeno a dire “donna”, nemmeno a dire “bambino”. Hanno l’esigenza di celarsi dietro ad altre parole perché hanno paura! Se dicessero la verità, dovrebbero dirla tutta, dire di aver abortito un bimbo di 15 settimane con le manine, i piedini e con un cuoricino che batteva a cento all’ora”.
“La mancanza di una tomba cela un enorme senso di colpa”
“Questo si chiama senso di colpa. Enorme, insopportabile senso di colpa. Perché una tomba parla e racconta che lì sotto c’è qualcuno, un bambino, non quel famoso “grumo di cellule” a cui non crede nemmeno la scienza. Non si tratta di un prodotto, ma di un bambino. Per queste donne è fondamentale che questa tomba non la veda nessuno perché è lo specchio di una scelta tremenda.
Quindi, come reagiscono? Attaccando, perché l’attacco è la miglior difesa. Attaccano i cattolici, la Chiesa, la Misericordia. Come se seppellire un corpo fosse ideologia, come se la compassione avesse un colore politico, un’idea religiosa. Una domanda a questo punto mi viene proprio spontanea – sottolinea Angela D’Alessandro: avere un posto in cui piangere è solo per cattolici bigotti? Cioè, secondo queste menti illuminate, essere atei vuol dire cancellare tutto? Trattare quello che resta di un figlio al pari di un tumore rimosso? La pietà non ha bisogno del catechismo, ce l’hai nel cuore o non ce l’hai: qui non è una questione di fede, è ideologia! Queste persone sono ideologizzate fino al midollo. Per loro l’aborto deve restare un atto neutro, indolore e senza conseguenze, guai se arriva qualcuno che vorrebbe raccogliere quello che loro hanno rifiutato, perché tutto il castello crollerebbe.
Odiano la sepoltura perché è la prova che non si tratta di amenorrea, ma del loro piccolo, indifeso e senza voce bambino, che non merita di finire nella spazzatura anche se di appena 12 settimane. Questa non è una lotta tra cattolici e riformisti, ma lo scontro tra chi ha un cuore e chi invece l’ha sostituito con un comunicato della CGIL, tra le urla di Non una di Meno.
Da un lato c’è chi in silenzio vuole dare sepoltura a bimbi che nessuno vuole, dall’altro lato c’è chi si straccia le vesti per rivendicare il diritto di farli sparire – concludono dal Comitato ProLife Insieme. Lascio il sipario aperto alle considerazioni personali anche se per me è chiarissimo chi dovrebbe iniziare a dirsi la verità, chiamando le cose con il loro nome.”


