MONTWCATINI – Lasciare un segno nello spazio condiviso è un gesto innato e universale che attraversa epoche, culture e continenti senza conoscere confini. È questo il filo conduttore di Giotto era il nonno di Banksy. Siamo al mondo per lasciare un segno, la nuova e affascinante mostra pronta a inaugurare negli spazi del Moca, il Montecatini Terme Contemporary Art, in provincia di Pistoia. L’esposizione, curata con attenzione da Bruno Ialuna, aprirà i battenti il prossimo 29 giugno e rimarrà visitabile fino al 2 maggio 2027, proponendosi come un vero e proprio viaggio immersivo lungo oltre 60mila anni di storia per mettere in stretta relazione le primissime forme di espressione dell’umanità con i linguaggi visivi che oggi colorano e ridisegnano le metropoli di tutto il mondo.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso diverse sezioni concepite come veri e propri ambienti narrativi, capaci di catapultare il visitatore nelle atmosfere e nelle trasformazioni del linguaggio urbano. Si parte dalle radici più profonde dell’espressività umana, evocando le pitture rupestri della preistoria e le celebri incisioni della Val Camonica, per poi passare dai graffiti ritrovati sui muri dell’antica Pompei fino ad arrivare alla nascita del writing moderno. Il cuore della rassegna è infatti dedicato alla New York degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta, con preziose testimonianze dei pionieri del movimento. Da quel nucleo originario, la mostra si allarga alla dimensione globale del fenomeno, analizzando le figure che a partire dal secondo Dopoguerra hanno declinato l’arte di strada in contesti differenti: nomi storici come Cornbread, Blek Le Rat, Harald Naegeli, Hector Carrasco e Mick La Rock.
Un focus di grande richiamo e approfondimento è interamente dedicato alla cruciale scena di Bristol, la culla che ha visto crescere e imporsi figure del calibro di Robert Del Naja e Nick Walker, fino ad arrivare alla definitiva consacrazione planetaria di Banksy, l’artista che più di ogni altro ha saputo ridefinire il ruolo, il valore e la percezione pubblica della street art agli occhi dell’Europa e del mondo intero.
Una parte centrale dell’esposizione mette poi in luce il passaggio decisivo avvenuto nel corso degli anni Ottanta, il momento esatto in cui l’arte urbana compie il grande salto ed entra ufficialmente nei circuiti istituzionali, conquistando lo spazio di gallerie d’arte e musei tradizionali. A chiudere questo ricco cerchio cronologico è infine la sezione interamente riservata alla scena italiana, che ripercorre l’evoluzione nostrana dai pionieri degli anni Ottanta fino ai talenti contemporanei più celebrati e attivi a livello internazionale, tra i quali spiccano Flycat, Francesco Garbelli, Alice Pasquini, Maupal, Diavù e l’originale firma di Blub.


