MONSUMMANO TERME – “Ho ucciso Maria Denisa Paun per paura, invece Ana Maria Andrei per disprezzo”. Stando a quanto riportato da TVPrato, è quel che Vasile Frumuzache, trentatreenne romeno accusato di aver ucciso le due connazionali, ha dichiarato nell’aula bunker di Firenze. L’uomo, che prima dell’arresto viveva a Monsummano, avrebbe secondo l’accusa ammazzato Maria Denisa a Prato, la scorsa primavera, nella stanza del residence che la donna aveva preso per qualche giorno. Le successive indagini hanno permesso di far luce anche sulla scomparsa di Ana Maria, che risiedeva a Montecatini ma della quale nessuno aveva più notizie dal 2024: di quest’ultima è stato rinvenuto il cadavere e sarebbe stato Frumuzache stesso a confessare.
Quest’ultimo, in aula, Frumuzache ha ripercorso la sua vita, i maltrattamenti subiti dal padre e il suo arrivo in Italia nel 2008. Il lavoro da bracciante e poi da guardia giurata, il matrimonio e la nascita dei figli. “Con mia moglie andava tutto bene – ha risposto – Eppure cercavo esperienze sessuali a pagamento. Andavo sui siti pornografici quasi tutti i giorni: era un impulso che non riuscivo a controllare. Sapevo che era sbagliato, mi coglieva il senso di colpa, ma poi ricominciavo”.
Ha spiegato di aver contattato solo tre escort, tra cui le due donne uccise. La prima era stata Ana Maria Andrei. Una sera del luglio 2024, ha ricostruito, è solo in casa, la moglie e i bimbi sono in Sicilia. Contatta la escort a Montecatini e si spostano in auto in un posto appartato per avere un rapporto. “Voleva sapere se fossi italiano, quando le ho detto che ero romeno, ha cambiato idea. Le facevo schifo – ha ricordato – Ho provato a persuaderla. Ho tentato di trattenerla, ma lei è uscita dalla vettura volevo farla ragionare. Poi ho il vago ricordo di averla accoltellata, di averla colpita al collo. Quando ho visto che non si muoveva più ho capito che era morta”. “Perché lo ha fatto?”, chiede il difensore. “Per le sue parole, il disgusto che provava per me”.
Poi ha raccontato l’incontro con Denisa Paun, quasi un anno dopo, la sera del 15 maggio 2025. Fissano per telefono e si ritrovano al residence di Prato. “Dopo il rapporto mi ha chiesto 10mila euro in cambio del silenzio per non svelare del nostro incontro a mia moglie. Pensavo fosse uno scherzo ma lei ha insistito. Ho perso la testa e l’ho aggredita”. Poi l’ha portata via con la valigia. Ha preso anche i due trolley e i due cellulari della donna. “La mattina ho accompagnato i bimbi a scuola e poi ho decapitato Denisa. Non so perché l’ho fatto”. Il suo difensore, avvocato Diego Capano, ha chiesto la perizia psichiatrica per valutare l’eventuale vizio di mente, totale o parziale, o la presenza di una qualche infermità mentale tale da poter incidere sulla capacità di autodeterminazione. La corte deciderà sul punto all’udienza del 2 aprile.


