(Adnkronos) – “Io ho 96 anni, ma allora ero una bambina ebrea quando avevo 8 anni, e andavo a scuola in via Ruffini, facevo la seconda elementare. E mi ricordo quando dovevo andare in terza elementare, a me piaceva andare a scuola: mio papà mi disse che c’era una legge per cui gli ebrei non potevano più andare alla scuola pubblica”. Questo l’incipit della senatrice a vita Liliana Segre alla Fondazione Corriere della Sera di Milano, durante l’incontro “Seppellite il mio cuore a Tel Aviv. Emozioni e pensieri di un viaggio in Israele”, con la lettura del Canto di Luca Zevi con Olek Mincer.
“Questa indifferenza, che mi ha seguito per tutta la vita, è un poema che potrei scrivere anch’io, molto meno bello di quello di Luca, perché lo chiamerei indifferenza”, ha detto, ricordando l’insegnante che, dopo l’espulsione degli ebrei dalla scuola pubblica per le leggi razziali, venne a casa su richiesta del padre: “Venne a casa e disse, ‘ma io non c’entro niente, ma io non la voglio neanche vedere questa bambina, pazienza non verrà più, andrà in un’altra scuola’, la maestra era indifferente a me”. “La maestra era molto importante quando avevo 8 anni, la maestra è la maestra”, ha sottolineato Segre. “Non posso dimenticare la maestra, la maestra è il simbolo dell’indifferenza”. La senatrice ha poi parlato della propria vita dopo la Shoah e delle minacce ricevute: “Oggi che ho 96 anni, da anni ricevo minacce per essere ancora viva, perché io sono una donna di pace, e sono una donna di pace da sempre, non ho voluto essere mai simile ai miei aguzzini, mai”.
“Non mi sono mai vendicata neanche quando potevo farlo ufficialmente, predico la pace, eppure di risposta sono esposta a essere ammazzata in qualunque momento”, ha aggiunto. “Tanto è che già da molti anni il ministro degli Interni di allora mi disse ‘da domani avrai la scorta”. Segre ha detto: “Non posso non dire che, quando morirò, questo accadrà nell’indifferenza generale”
—
cronaca
webinfo@adnkronos.com (Web Info)


