(Adnkronos) – Per anni, gli astronomi hanno lottato contro un misterioso “rumore” che interferiva con le osservazioni dello spazio profondo, alterando i modelli sulla densità delle galassie. Oggi, una ricerca pubblicata su Science rivela che quel bagliore non è un errore di misurazione, ma la prova tangibile che il Sistema Solare “respira”. Il fenomeno, isolato per la prima volta grazie alla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Istituto Max Planck, è generato dallo scambio di carica del vento solare: un processo in cui gli ioni pesanti del Sole catturano elettroni dagli atomi neutri della geocorona terrestre, emettendo raggi X “morbidi”.
L’identificazione di questa radiazione è stata possibile solo grazie alla posizione strategica del telescopio eROSITA, situato a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Operando dal punto lagrangiano L2, lo strumento ha scansionato il cielo quattro volte tra il 2019 e il 2021, producendo una mappatura nitida che ha permesso di separare le emissioni locali da quelle extragalattiche. Ciò che prima era considerato un ostacolo insormontabile per la cosmologia è diventato improvvisamente un potente strumento diagnostico per l’eliofisica. “Eravamo interessati a studiare l’emissione nei raggi X della Via Lattea, in particolare il mezzo circumgalattico che dovrebbe estendersi in una grande sfera di plasma attorno alla nostra Galassia”, spiega Gabriele Ponti, tra i primi autori del lavoro. “Analizzando i dati di eROSITA, abbiamo notato variazioni significative e inaspettate in questa radiazione diffusa. Abbiamo capito che non potevano provenire da strutture galattiche distanti, che sono costanti, ma dovevano essere legate a un fenomeno molto più vicino a noi: lo scambio di carica del vento solare”. Questa componente locale di radiazione non è costante: segue infatti il ciclo di attività del Sole, intensificandosi o indebolendosi proprio come un respiro ciclico che modifica l’aspetto del cielo nella banda X.
L’isolamento di questo segnale permette ora di studiare il vento solare in tutte le direzioni e la sua interazione con il mezzo interstellare con una precisione mai raggiunta prima. “Siamo poi riusciti a isolare questa componente di radiazione locale”, commenta Konrad Dennerl, ricercatore del Max Planck e primo autore del lavoro. “In questo modo, non solo abbiamo ricostruito un’immagine non alterata delle emissioni provenienti dallo spazio profondo, ma anche ottenuto preziose informazioni sul vento solare emesso in tutte le direzioni, oltre alle sue variazioni nell’arco di due anni”.
“Con questo lavoro, quello che prima era un ostacolo diventa un potente strumento diagnostico per l’eliofisica, permettendo di studiare i componenti del vento solare e la sua interazione con il mezzo interstellare”, conclude Ponti. “Comprendere come le dinamiche dell’eliosfera modifichino l’aspetto del cielo in banda X è fondamentale per interpretare correttamente la fase calda della Via Lattea”.
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