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“Ti abbiamo amato dal primo istante”: la storia di Pietro trovato nella Culla per la vita a Bergamo

“Ti auguro tanta gioia e serenità che non siamo in grado di darti. Ti abbiamo amato dal primo istante. Ti amo da morire”. Queste parole, scritte a penna su mezza pagina strappata da un quaderno a quadretti, sono il primo contatto che il mondo ha avuto con Pietro, il neonato affidato ieri mattina alla Culla per la vita di Bergamo. Il messaggio è stato ritrovato accanto al piccolo intorno alle 9:45 di domenica mattina, non appena è terminato il violento temporale che aveva sferzato la città fin dall’alba.

Il sistema di sorveglianza della Croce Rossa, situato nel quartiere Loreto, ha fatto scattare una serie di allarmi coordinati, permettendo ai soccorritori di intervenire nel giro di pochissimi minuti. Il bambino, un maschietto di pochi giorni che pesa circa tre chili e gode di ottima salute, è stato immediatamente trasferito all’ospedale Papa Giovanni XXIII, dove ha già iniziato ad alimentarsi regolarmente. Il nome Pietro è stato scelto dal personale del reparto, in attesa della registrazione ufficiale che avverrà tra dieci giorni, termine entro il quale i genitori naturali potrebbero ancora procedere al riconoscimento.

Il presidente della Croce Rossa di Bergamo, Gianluca Sforza, ha descritto all’Adnkronos l’emozione dei volontari come un momento indimenticabile, interpretando il gesto della madre come una scelta di estrema responsabilità volta a garantire la sopravvivenza del figlio in un momento di crisi: “Oggi abbiamo assistito alla scelta importante di una donna di salvare una vita – sottolinea Sforza -. Il senso della culla della vita è proprio questo: dare una possibilità ulteriore a una donna nel momento più difficile della propria vita. È importante che tutti sappiano che esiste questa strada”.

“Auguro a questo bimbo ogni bene”

Anche la sindaca di Bergamo Elena Carnevali ha accolto il piccolo Pietro in città: “Il bambino trovato questa mattina nella Culla per la vita è un gesto che possiamo leggere come un ultimo atto d’amore – ha scritto la prima cittadina su Facebook -: la scelta di una madre di affidare il proprio bambino perché altri genitori possano prendersene cura e garantirgli un futuro sereno. Si tratta di una decisione difficile e profondamente dolorosa, maturata con ogni probabilità in una situazione di grande fragilità, della quale non conosciamo i contorni e che merita rispetto e non giudizio. La Culla per la vita presso la Croce Rossa Italiana rappresenta uno strumento prezioso, nato grazie all’iniziativa e alla sensibilità dell’Associazione Donne Medico, che si affianca a un’altra possibilità fondamentale: quella di poter partorire in anonimato in ospedale, in condizioni di sicurezza e tutela per la madre e per il bambino. Sono opportunità importanti, che una comunità deve garantire per proteggere la vita e accompagnare, con discrezione e umanità, situazioni di grande difficoltà. Auguro a questo bimbo ogni bene”.

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Le culle per la vita e il precedente nel 2023

Le culle per la vita sono la versione tecnologica delle antiche ruote degli esposti, antichi dispositivi girevole in legno, solitamente collocati nei pressi di conventi e ospedali, nei quali era possibile lasciare il proprio bambino in modo anonimo e sicuro, garantendo loro accoglienza.  Di culle per la vita si stima ne esistano circa sessanta in Italia, di cui undici in Lombardia. Sono dispositivi legati a strutture sanitarie che consistono in un locale protetto dove, premendo un pulsante, si attiva l’apertura di un’incubatrice riscaldata e climatizzata. Non appena il bambino viene adagiato e lo sportello richiuso, una segnalazione immediata allerta il personale medico o il 118, garantendo al contempo che chi ha lasciato il piccolo non incorra nel reato di abbandono di minore.

Un precedente alla storia di ieri si era registrato nella stessa struttura il 3 maggio 2023, quando fu lasciata una neonata chiamata poi Noemi. Anche in quel caso la piccola era accompagnata da un messaggio colmo d’affetto, a testimonianza di come questo strumento continui a rappresentare un’ultima, vitale speranza per genitori che si sentono impossibilitati a crescere i propri figli. Nel frattempo, la direzione dell’ospedale ha assicurato che la madre di Pietro potrà ricevere ogni forma di supporto sanitario e psicologico qualora decidesse di presentarsi presso la struttura.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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