Sanità italiana al collasso? Per Bernie Sanders è il modello da seguire

“Se ti succede qualcosa a Roma e devi correre al pronto soccorso, poi quanto paghi? Zero!”. Il senatore dem del Vermont Bernie Sanders ha indicato la sanità italiana come fonte di ispirazione. Come testimoniato dal racconto di Paolo Mastrollilli, inviato di Repubblica a Bakersfield, in California, dopo il comizio all’Harvey Auditorium per sostenere la candidatura di Randy Villegas alle elezioni di Midterm, il senatore 85enne ha elogiato il modello della sanità italiana. Sanders ha denunciato le conseguenze della legge fiscale di Trump sulla copertura sanitaria, sostenendo che ha lasciato senza cure una platea di 70.000 persone nel distretto.

“La sanità non è un privilegio, ma un diritto umano” e per questo, sostiene Sanders, gli Usa dovrebbero “copiare dall’Italia”.

Il passaggio sulla sanità italiana non era programmato nel discorso, a dimostrazione di quanto il senatore del Vermont abbia le idee chiare sul tema. Dopo l’ultimo comizio della giornata, si rivolge alla deputata e attivista Pramila Jayapal: “Non odiarmi, c’è un cambio di programma: andiamo a cena in un ristorante messicano, invece dell’italiano”. A questo punto il giornalista italiano gli chiede se non gli piaccia più la cucina italiana. Da qui, l’encomio di Bernie Sanders verso il modello italiano.

Sanità italiana in crisi o da elogiare?

Mentre il senatore dem elogia la sanità nostrana, in Italia aumentano le critiche verso il Servizio sanitario nazionale. Negli ultimi anni, anche a causa della crisi demografica, la sanità pubblica italiana è sempre meno capace di garantire cura e assistenza ai propri cittadini.

Nel 2024, un italiano su dieci (circa 6 milioni di persone) ha rinunciato a una visita specialistica o a un esame diagnostico per motivi economici o a causa delle liste d’attesa troppo lunghe. Nel 2025 l’Italia si è collocata al 15° posto su 27 Paesi europei dell’area Ocseper spesa sanitaria pubblica pro-capite e all’ultimo posto tra i Paesi del G7. La spesa pubblica per la sanità si ferma al 6,2% del Pil, in calo rispetto al 6,3% del 2024, contro una media Ocse ed europea che si attesta al 7,1%. In termini assoluti, l’Italia spende 3.952 dollari pro-capite, ben 1.013 dollari in meno della media dei Paesi europei (4.965 dollari) e 909 dollari in meno della media Ocse (4.861 dollari).

Il calo è iniziato nel 2011 e prosegue in maniera inesorabile fino ad oggi: Sanità pubblica, Italia ultima nel G7: il diritto alla cura diventa un privilegio da ricchi.

Ma come è possibile che lo stesso modello tanto elogiato dall’altra parte dell’oceano sia oggetto di questi record negativi?

Come interpretare l’elogio di Bernie Sanders

Non c’è una contraddizione tra l’elogio di Sanders e le difficoltà denunciate in Italia: il primo riguarda il principio del sistema italiano, le seconde riguardano la sua applicazione.

Il Servizio sanitario nazionale garantisce una copertura universale con servizi organizzati su base regionale: per averne diritto non serve acquistare una polizza individuale. Non vuol dire però che ogni prestazione sia gratuita, perché esistono ticket, esenzioni e spese che i cittadini sostengono di tasca propria.

Inoltre, avere diritto a una visita e riuscire a ottenerla nei tempi giusti sono due cose diverse. Chi non trova posto nel pubblico può pagare il privato, se può permetterselo. Altrimenti rimanda o rinuncia. Per questo la sanità pubblica italiana può essere un riferimento sul piano del principio e un problema su quello dell’esperienza quotidiana. Non a caso, a Napoli è stata fondata l’iniziativa Cura Sospesa, per permettere prestazioni sanitarie anche a chi non può permettersele (per approfondire il progetto, clicca qui).

Negli Usa essere assicurati non basta

Il discorso di Sanders è figlio di un contesto sanitario radicalmente diverso, ovvero quello americano. Gli Usa utilizzano un sistema misto, che ruota attorno alla copertura sanitaria: molte persone hanno la copertura attraverso il datore di lavoro, altre acquistano una polizza individuale. Medicare e Medicaid sono programmi pubblici distinti, con platee e condizioni proprie, e non formano un servizio sanitario nazionale. In pratica, non esiste una copertura universale come quella italiana.

Secondo l’Ocse, negli Stati Uniti è coperto il 93% della popolazione, in Italia il 100%, per un insieme essenziale di servizi. Ma “coperto” non significa “esente da spese”: il dato non misura quanto una polizza protegga dal conto da pagare dopo l’erogazione della prestazione.

Negli Usa chi è assicurato può avere quattro tipi di costi, con regole che cambiano da piano a piano e da prestazione a prestazione:

  • Il premio, da pagare periodicamente per mantenere la polizza;
  • La franchigia, la somma che il paziente versa per determinate prestazioni prima che il piano cominci a coprirle;
  • Il copayment, una quota fissa per una visita o un farmaco;
  • La coinsurance, una percentuale del costo che resta a carico del paziente.

Con una franchigia di 2.000 dollari, ad esempio, i primi 2.000 dollari di prestazioni soggette a quella regola sono a carico del paziente. Dopo, di solito, resta una quota fissa o percentuale, mentre il premio è una spesa distinta.

Molti piani, inoltre, prevedono un tetto annuo alle spese che vale solo per le prestazioni coperte nella rete convenzionata e non include il premio, le prestazioni escluse e le cure fuori rete. Non è quindi un limite a qualsiasi conto sanitario.

Il pronto soccorso e il conto

Anche l’esempio del pronto soccorso citato da Sanders va letto con precisione. La legge federale Emtala impone agli ospedali che partecipano a Medicare e hanno un pronto soccorso di valutare un’eventuale emergenza e stabilizzare il paziente, indipendentemente dalla sua capacità di pagare o dalla presenza di un’assicurazione. Chi non ha soldi non viene dunque respinto, se arriva in condizioni di emergenza. In base ai casi, tuttavia, dopo l’erogazione della prestazione, può arrivare comunque il conto da pagare in base alla copertura assicurativa del paziente, alle regole della sua polizza e all’eventuale accesso a programmi pubblici o agevolazioni economiche.

Sanità Usa e Italia: due problemi diversi, una domanda comune

Negli Stati Uniti, intanto, il dibattito si concentra sulla legge fiscale voluta da Donald Trump e criticata da Bernie Sanders. Il provvedimento interviene su Medicaid, il programma pubblico destinato soprattutto alle persone con redditi bassi, e su alcuni meccanismi dell’Affordable Care Act, la riforma sanitaria nota come “Obamacare”.

Secondo una stima del Congressional Budget Office riportata da Kff, entro il 2034 la legge potrebbe lasciare senza assicurazione sanitaria 10 milioni di persone in più rispetto a quanto avverrebbe in assenza della riforma. Tra le misure previste ci sono requisiti lavorativi per una parte dei beneficiari di Medicaid, destinati a entrare in vigore dal gennaio 2027.

Negli Stati Uniti la questione sanitaria preoccupa anche chi è già coperto da una polizza, soprattutto chi non può permettersi di spendere molto per l’assicurazione. In Italia riguarda soprattutto la capacità di rendere effettivo un diritto già riconosciuto.

Due sistemi molto diversi, accomunati dalla stessa domanda: una persona può ottenere le cure necessarie senza che reddito, assicurazione, luogo di residenza o tempi d’attesa diventino un ostacolo?

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Welfare

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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