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Le donne cilene sfidano il governo di destra di Kast

A Santiago del Cile, le strade si sono tinte di verde e viola in occasione della Giornata Internazionale della Donna, trasformandosi nel palcoscenico di una delle più imponenti manifestazioni degli ultimi anni. Circa mezzo milione di persone è sceso in piazza nella Capitale cilena per esprimere il proprio dissenso e la propria preoccupazione a soli due giorni dall’insediamento del nuovo presidente, José Antonio Kast, previsto per oggi 11 marzo.

Quello che è apparso come un festoso momento di aggregazione nasconde, tuttavia, un profondo timore per la possibile erosione dei diritti civili acquisiti.

Kast presidente cile afp
Il presidente eletto del Cile, José Antonio Kast, parla dopo l’incontro con il presidente uscente Gabriel Boric al palazzo presidenziale La Moneda a Santiago, l’8 marzo 2026 (Afp)

Chi è José Antonio Kast

José Antonio Kast, 60 anni, avvocato e fondatore del Partito Repubblicano, è descritto come il presidente più conservatore dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet. La sua figura è al centro di un acceso dibattito storico e politico: Kast non ha mai nascosto la sua ammirazione per il regime di Pinochet, avendo sostenuto attivamente la campagna per il “Sì” nel referendum del 1988 che mirava a prolungare il potere del dittatore. Inoltre, ha nominato nel suo gabinetto due avvocati che hanno prestato servizio durante quel periodo.

Un altro aspetto che ha suscitato interesse riguarda le sue origini familiari: ricerche giornalistiche d’inchiesta condotte da professionisti locali e basate su documenti dell’archivio nazionale tedesco indicano che suo padre fosse iscritto al partito nazista prima di emigrare in Cile nel 1950. Kast ha smentito questa ricostruzione, affermando che il genitore fu un soldato arruolato forzatamente.

In ambito legislativo, la sua carriera è stata segnata da una linea rigorosamente conservatrice: nel 2004 votò contro la legalizzazione del divorzio e nel 2017 si oppose fermamente alla legge sull’aborto.

Cile manifestazione donne afp
Manifestazione in occasione della Giornata internazionale delle donne in Cile (Afp)

Il nodo dei diritti riproduttivi

Il tema della salute riproduttiva è il principale terreno di scontro tra la piazza e la nuova amministrazione. Kast ha più volte espresso l’intenzione di ripristinare il divieto totale di aborto, che era stato in vigore dal 1989 fino al 2017. Attualmente, la legge cilena consente l’interruzione di gravidanza solo in tre casi: stupro, sofferenza fetale o rischio per la vita della madre.

Le testimonianze raccolte dal quotidiano britannico Opendemocracy evidenziano le difficoltà di applicazione della norma attuale. Miriam Piturra, una manifestante di 30 anni, ha raccontato di essere stata costretta a portare in grembo un feto morto per una settimana a causa dei tempi burocratici richiesti per far sì che almeno due medici confermassero la diagnosi, rischiando così una sepsi. Proprio per superare queste limitazioni, il 3 marzo scorso la Commissione salute ha approvato un disegno di legge per legalizzare l’aborto fino alla 14esima settimana, ma il governo Kast potrebbe cercare di bloccare o modificare drasticamente il provvedimento.

Una nomina simbolo: Judith Marín

A conferma della linea del nuovo governo, Kast ha scelto Judith Marín come ministra per le Donne e l’Uguaglianza di Genere. Marín, trentenne di fede cristiana evangelica, è una nota attivista contro l’aborto; nel 2017 fece notizia per aver interrotto una sessione del Senato gridando slogan religiosi prima di essere allontanata dalla polizia. La sua nomina è vista dagli analisti come un segnale provocatorio verso i movimenti femministi.

Donne santiago cile afp
Giornata internazionale delle donne, manifestazione in Cile (Afp)

La voce della società civile

I movimenti sociali appaiono determinati a non cedere. Sibila Sotomayor Van Rysseghem, del collettivo Lastesis, ha ribadito la necessità di “difendere i diritti umani fondamentali perché possono sempre essere persi”. Anche le reti di assistenza dal basso, come Con las Amigas y En La Casa, che fornisce informazioni sull’uso sicuro dei farmaci abortivi, continuano la loro attività nonostante i frequenti blocchi sui social media.

Il messaggio che emerge dalle piazze non è rivolto solo al governo, ma è un richiamo alla solidarietà interna ai movimenti. Mentre il Cile entra in questa nuova fase politica, il sostegno pubblico alla legalizzazione dell’aborto ha raggiunto i massimi storici, segnalando una frattura culturale tra la visione della nuova presidenza e una parte significativa della popolazione.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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