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“Figli? Non mi sento pronta, questo mondo fa paura”, cosa ha detto Elettra Lamborghini

“Sono sempre stata portata, e se fosse per mio marito avremmo dieci figli. Ma non mi sento pronta io, il mondo in cui viviamo mi fa paura”. Sono queste le parole di Elettra Lamborghini ai microfoni de La Stampa, con le quali la cantante, in gara a Sanremo con il brano “Voilà”, ha dato voce a un sentimento profondo che attraversa i Millennials e la Gen Z: il paradosso di sentirsi potenzialmente “bravissimi genitori” ma di restare paralizzati davanti a un contesto globale percepito come ostile.

Non si tratta di una semplice reazione emotiva, ma della manifestazione individuale di quella che le Nazioni Unite hanno definito “ansia demografica”: un timore legato alle tendenze della popolazione e al destino del pianeta. Non è una posizione isolata né soltanto emotiva. I dati mostrano che l’incertezza globale pesa sempre di più sulle scelte riproduttive, in Italia come nel resto del pianeta.

La “reproductive agency”

Il rapporto sullo stato della popolazione del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa) 2025 chiarisce che la vera crisi della fertilità non riguarda il numero di persone sulla Terra, ma la mancanza di “reproductive agency”, ovvero la capacità degli individui di fare scelte libere e informate sulla propria vita riproduttiva. Nel mondo, circa un quinto degli intervistati (19%) dichiara che i timori per il futuro, tra i quali guerre, pandemie e cambiamento climatico, li hanno portati o li porteranno ad avere meno figli di quelli desiderati.

Questa tendenza è particolarmente visibile in Italia. Secondo i dati Istat di dicembre 2025, la quota di persone tra i 18 e i 49 anni che intende certamente o probabilmente avere un figlio nei prossimi tre anni è scesa al 21,2%, rispetto al 25,0% del 2003. Oltre 10,5 milioni di italiani in età feconda dichiarano di non volere figli (o altri figli) né a breve termine né in futuro.

Il divario tra desiderio e realtà

Uno dei dati più critici che emerge dai report è il divario tra la “fertilità desiderata” e quella “realizzata”. In Italia, molti giovani vorrebbero idealmente almeno due figli. Tuttavia, l’indagine Istat rivela che meno della metà delle donne (40,4%) che nel 2016 desiderava un figlio è riuscita effettivamente ad averlo nei tre anni successivi.

Questa “sotto-realizzazione” della fertilità colpisce il 14% degli italiani sotto i 50 anni, che prevedono di avere meno figli del loro ideale. Le barriere non sono solo psicologiche, ma strutturali:

  • Motivi economici: un terzo di chi rinuncia cita le limitazioni finanziarie come causa principale.
  • Insicurezza abitativa: il 23,1% degli italiani indica le agevolazioni per affitti e mutui come una priorità assoluta per sostenere la natalità.
  • Lavoro e carriera: il 50% delle donne teme che l’arrivo di un figlio peggiori le proprie opportunità professionali, una preoccupazione che sale a oltre il 65% tra le giovanissime (18-24 anni).

Il peso della diseguaglianza di genere

Il report Onu sottolinea come la persistente diseguaglianza di genere sia un fattore chiave del calo delle nascite nei Paesi a bassa fertilità. Mentre il 59% degli uomini italiani ritiene che avere un figlio non avrebbe ripercussioni sulla propria carriera, le donne vedono la maternità come un potenziale ostacolo alla propria realizzazione. Inoltre, circa una donna su otto (13%) ammette che avrà meno figli di quanto desiderato perché il partner non contribuisce a sufficienza al lavoro domestico e di cura.

Questa “doppia fatica” – bilanciare lavoro retribuito e responsabilità domestiche non retribuite – grava quasi esclusivamente sulle spalle femminili, rendendo la scelta di un figlio un rischio troppo elevato per molte.

Oltre i bonus: un problema di welfare

Sia l’Istat che l’Unfpa concordano sul fatto che le politiche incentrate esclusivamente su “bonus bebè” o incentivi economici una tantum hanno spesso effetti limitati o solo temporanei. La soluzione risiede nella costruzione di una “resilienza demografica”: la capacità di una società di adattarsi ai cambiamenti demografici all’interno di un quadro di diritti umani.

Le priorità indicate dai cittadini per invertire la rotta includono:

  1. Sostegno economico stabile alla crescita e all’istruzione.
  2. Servizi per l’infanzia accessibili e di qualità (richiesti dal 26,1% degli italiani), con orari allineati a quelli lavorativi.
  3. Politiche abitative che permettano ai giovani di lasciare la casa dei genitori e raggiungere l’indipendenza economica.
  4. Congedi paritari: ridurre il divario tra congedo di maternità e paternità per promuovere una distribuzione equa delle responsabilità.

Inoltre, il report delle Nazioni Unite sottolinea che le tecnologie di procreazione assistita contribuiscono al tasso di fecondità totale solo per una quota tra lo 0,05 e lo 0,10 figli per donna. Molte persone (circa il 18% a livello globale) hanno vissuto situazioni in cui non hanno potuto accedere a servizi medici per la procreazione o la contraccezione.

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Una generazione sospesa

Le parole della cantante Elettra Lamborghini non sono un “no” alla vita, ma un atto di resistenza contro un presente che non garantisce sicurezza. Come evidenziato dal report Onu, i giovani non pensano solo ai figli che potrebbero avere, ma al mondo che quei bambini erediterebbero. La vera sfida per i governi non è più chiedere “perché non si fanno figli”, ma trasformare il contesto globale e locale affinché la genitorialità torni a essere percepita come una fonte di gioia e speranza, e non come un atto di incoscienza in un mondo in fiamme.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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