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Cortisolo, radicali liberi e mutazioni: così lo stile di vita sbagliato sta diffondendo i tumori giovanili

Un nuovo studio potrebbe stravolgere ciò che abbiamo sempre creduto sull’aspettativa di vita, con ripercussioni sulle politiche pubbliche. Secondo quanto rilevato dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis, infatti, i giovani stanno invecchiando più velocemente degli anziani. Chi è nato dopo il 1965 risulta biologicamente più vecchio — a pari età — delle generazioni precedenti. Lo studio, pubblicato su Nature Medicine, e di cui abbiamo scritto qui, ha inoltre scoperto una relazione tra invecchiamento cellulare precoce e aumento dei tumori.

L’indicatore chiave dello studio è l’age gap, ovvero la distanza tra l’età biologica di una persona e la sua età anagrafica.

Il legame tra invecchiamento cellulare e tumori

Per capire cosa significhi in concreto un age gap elevato, bisogna analizzare cosa succede dentro le cellule.

Il primo punto da sottolineare è che “una cellula non diventa tumorale improvvisamente”, spiega Claudia Carenza, biotecnologa con dottorato in medicina sperimentale e biotecnologie mediche, oggi scientist in Champions Oncology. “È stato notato che si devono accumulare dalle 4 alle 10 mutazioni perché quella determinata cellula perda la capacità di autodistruggersi tramite l’apoptosi e inizi a instaurare tutta una serie di meccanismi che favoriscono la crescita cellulare, l’iperproliferazione che diventa fuori controllo”.

A un certo punto, aggiunge Carenza, “la cellula tumorale innesca anche dei meccanismi di evasione dal sistema immunitario, che non è più in grado di riconoscerla come qualcosa di nocivo, e quindi agisce indisturbata”.

Questo accumulo di mutazioni è tradizionalmente legato al passare degli anni: “La maggiore incidenza dei tumori si osserva in età adulta avanzata, perché aumenta la probabilità di accumulo di queste mutazioni”. Per Carenza la causa dei tumori precoci “va ricercata non solo nella mutazione della sequenza genica, ma in tutta una serie di modificazioni associate al Dna”. La questione rientra nel campo dell’epigenetica, che descrive come l’ambiente sia in grado di plasmare non la sequenza genetica in sé, ma il modo in cui i geni vengono espressi, accesi o spenti.

Il ruolo dell’epigenetica e degli studi sui gemelli

L’ambiente può agire anche direttamente sul Dna, tramite fattori come i raggi Uv o le radiazioni ionizzanti che creano un danno diretto alla sequenza, ma è soprattuttol’azione più sottile e prolungata sull’epigenoma a interessare i ricercatori.

Una delle prove più solide di questo meccanismo viene dagli studi sui gemelli monozigoti. “I ricercatori hanno evidenziato che l’insorgenza di alcune malattie non aveva il 100% di concordanza tra i due gemelli”, spiega Carenza. “Questa è la dimostrazione di come l’ambiente sia stato in grado di agire a livello dell’epigenoma e indurre un fenotipo (insieme delle caratteristiche osservabili di un organismo vivente, ndr.) diverso in due individui che di base condividono lo stesso patrimonio genetico”.

La carestia olandese e la formazione del Dna in gravidanza

A supporto di questa tesi, la biotecnologa cita uno studio storico sulla carestia olandese (Dutch Famine) durante la Seconda guerra mondiale e l’occupazione tedesca, quando il governo registrava le razioni di cibo: “Si è notato che i nascituri le cui madri erano state soggette alla carestia nell’ultimo trimestre di gravidanza erano individui piccoli, e rimanevano piccoli per tutto il resto della vita, perché in quel periodo di gestazione è necessario un apporto calorico elevato. Invece, le madri esposte alla carestia nel primo trimestre di gravidanza avevano figli con una maggiore tendenza a sviluppare disturbi cardiovascolari”.

Per Carenza, il dato dimostra “come l’alimentazione, l’ambiente, sia in grado di plasmare il Dna anche nell’utero materno” — un principio che, ragiona, potrebbe valere per estensione anche per lo stress cronico a cui sono sottoposte le madri, pur trattandosi di un’ipotesi che richiede ulteriori conferme dirette.

Come lo stile di vita sbagliato logora le cellule

Il meccanismo biologico che collega più direttamente lo stile di vita moderno (caratterizzato da alimentazione errata, sedentarietà eccessiva e sovraesposizione agli schermi) all’invecchiamento cellulare parte dal cortisolo. “Le cellule del nostro organismo non invecchiano solamente perché passa il tempo: rispondono continuamente all’ambiente in cui vivono”, spiega Carenza. “Se si vive in un ambiente molto stressato, la conseguenza è un aumento del cortisolo. Il nostro organismo, durante l’evoluzione, non è mai stato abituato a livelli cronici sempre elevati di questo ormone”.

Fisiologicamente il cortisolo dovrebbe raggiungere un picco al mattino, per renderci pronti ad agire, e calare progressivamente durante il giorno, fino a livelli bassi la sera che favoriscono la produzione di melatonina e quindi il sonno. “Livelli elevati di cortisolo durante tutto il giorno, e per più giorni, non ti fanno dormire, ti rendono sempre agitato”, osserva Carenza. “Ma c’è di più: il cortisolo determina la produzione di radicali liberi”, molecole reattive dell’ossigeno che tendono a legarsi e ossidare altre molecole. È qui che può rompersi qualcosa.

“Ossidando le proteine, queste cambiano struttura e forma, il cosiddetto misfolding, oppure vanno a ossidare i lipidi delle membrane plasmatiche che avvolgono le nostre cellule. In pratica, le membrane delle cellule si rompono e la cellula muore. I radicali liberi possono persino attaccare direttamente la sequenza del Dna, inducendo mutazioni”. Il cortisolo, aggiunge Carenza, “va poi anche a ridurre tutta una serie di sistemi deputati a neutralizzare questi radicali liberi” e “indebolisce le difese del sistema immunitario”.

Non solo. Nei tessuti già colpiti da un tumore, chiarisce ancora la ricercatrice, “i radicali liberi vanno a stimolare la formazione di nuovi vasi sanguigni, in un processo noto come angiogenesi”. Questi vasi alimentano la crescita della massa tumorale permettendole di sopravvivere.

Perché i tumori precoci sono in aumento

Anche gli autori dello studio di Washington individuano nei fattori ambientali e nello stile di vita le cause più probabili della crescita dei tumori tra gli under 50: consumo di alimenti ultra-processati, obesità, sedentarietà, esposizioni ambientali cumulative, stress cronico, microplastiche ed eccesso di alcol.

Carenza collega questo quadro anche a un’osservazione empirica sulle differenze territoriali di invecchiamento: “Ho notato spesso una differenza negli stili di vita tra le persone anziane che vivono nel Sud Italia, magari in campagna, all’aria aperta, con lavori fisici importanti, e gli anziani delle grandi città, che hanno trascorso la vita chiusi in una fabbrica, mai esposti alla luce solare. Un anziano del Sud, nonostante gli 80-90 anni, è spesso ancora energico, tonico, con un bel colorito acceso sul viso. Invece vedo gli anziani nei supermercati di Milano che a malapena si reggono in piedi e dimostrano probabilmente un’età maggiore rispetto a quella che hanno davvero”.

“I meccanismi non sono del tutto chiari, ma ci sono evidenze scientifiche che dimostrano come l’ambiente sia in grado di modificare drasticamente le nostre cellule”.

Come ridurre il rischio di tumore

Sul piano dei fattori protettivi, Carenza indica un’alimentazione ricca di fibre, vitamine e antiossidanti, povera di grassi nonché un’attività fisica costante ma moderata. Su questo punto è importante precisare che “l’attività fisica troppo intensa non fa altro che aumentare l’infiammazione e i radicali liberi”. Altri consigli riguardano l’esposizione regolare e protetta alla luce solare, e soprattutto la gestione dello stress cronico. “Da un punto di vista evolutivo, lo stress e il cortisolo esistono perché ci siamo evoluti per rispondere a stress limitati nel tempo”, ricorda. “Se pensiamo che oggi lavoriamo 8 ore al giorno, se va bene, in un continuo essere sotto pressione, con poco tempo per noi stessi e per il tempo libero, si capisce che il nostro non è uno stile di vita sano”.

Alla luce di queste considerazioni, i risultati della ricerca condotta dalla epidemiologa Yin Cao, più che una sorpresa, diventano un monito fondamentale per i decisori politici del presente e del futuro.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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