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martedì 14 Luglio 2026
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Niente schermi sotto i tre anni e social per tappe: Bruxelles immagina un internet diverso per ogni età

A tre, dieci e sedici anni non si vive lo stesso internet. Cambiano la capacità di capire ciò che si vede, il rapporto con gli sconosciuti e il grado di autonomia. Da questa differenza parte il rapporto sulla sicurezza online dei minori, consegnato il 13 luglio a Ursula von der Leyen dal gruppo di esperti incaricato dalla Commissione: niente schermi nei primi anni, uso accompagnato durante l’infanzia e libertà crescenti con l’età. Bruxelles presenterà la propria proposta dopo l’estate.

Prima del primo smartphone

Una delle indicazioni più nette riguarda i bambini sotto i tre anni, che non dovrebbero essere esposti a schermi e piattaforme digitali. A quell’età non si parla ancora di profili social, ma del momento in cui telefoni e tablet entrano nella quotidianità familiare, durante un pasto, un viaggio o un’attesa. Il rapporto invita quindi a guardare oltre l’acquisto del primo smartphone. Quando un bambino apre il suo primo account, può avere già trascorso anni tra video, giochi e contenuti proposti automaticamente.

Non ogni utilizzo ha però lo stesso peso. Un cartone scelto e guardato insieme a un adulto è diverso da un flusso continuo lasciato scorrere senza supervisione. Contano l’età, la durata, il contesto e la possibilità di parlare di ciò che appare sullo schermo. Nei primi anni, inoltre, pesano soprattutto il tempo sottratto al gioco, al sonno, al movimento e alle relazioni dirette.

Un accesso che cresce insieme ai bambini

Von der Leyen ha parlato di una “data di inizio” per i social, ma il rapporto propone qualcosa di più articolato di un semplice divieto. Bambini e adolescenti potrebbero accedere progressivamente a servizi e funzioni differenti.

Per i più piccoli potrebbero essere previsti profili privati, ambienti chiusi e il blocco dei messaggi da sconosciuti. Con l’età aumenterebbero le possibilità di comunicare e pubblicare contenuti, senza considerare i tredici anni come un passaggio improvviso alla piena autonomia digitale.

Le regole potrebbero inoltre estendersi oltre i social tradizionali. Videogiochi con chat, piattaforme video, applicazioni di messaggistica e chatbot possono offrire contatti, acquisti e raccomandazioni personalizzate simili a quelle di un social network. È ciò che Bruxelles definisce “social media plus”.

Un videogioco può diventare un luogo di incontro, una piattaforma video può permettere messaggi e commenti, un chatbot può intrattenere conversazioni prolungate e ricordare informazioni sull’utente. Alcune di queste funzioni potrebbero quindi restare disattivate per i bambini più piccoli e diventare accessibili soltanto in seguito o con l’autorizzazione di un adulto.

L’approfondimento di Eurofocus spiega come Bruxelles prepara accessi diversi per età e una verifica che non obblighi i minori a consegnare i propri documenti alle piattaforme.

Dai divieti alle fasce d’età, l’Europa prepara il nuovo confine digitale per i minori

La regola comune non sostituisce i genitori

Per applicare limiti differenti, le piattaforme dovrebbero riuscire a verificare almeno la fascia di età dell’utente. Oggi l’autodichiarazione è facilmente aggirabile: spesso basta modificare l’anno di nascita.

La Commissione sostiene un sistema capace di confermare il superamento di una determinata soglia senza rivelare nome, data di nascita o numero del documento. La piattaforma riceverebbe soltanto una risposta positiva o negativa.

Restano difficoltà pratiche: non tutti i minori possiedono uno smartphone personale o un documento digitale e molti utilizzano dispositivi condivisi. Bisognerà inoltre evitare che l’account di un adulto diventi un nuovo modo per aggirare le restrizioni.

La verifica dell’età non sostituirà comunque il ruolo delle famiglie. Può impedire a un bambino di aprire autonomamente un account o di accedere a determinate funzioni, ma non decide quando consegnargli uno smartphone, quanto tempo permettergli di utilizzarlo o quali attività autorizzare. Serve a far rispettare una regola comune, non a trasferire alla tecnologia ogni scelta educativa.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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