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“Altroché spegnere il cervello, la comicità deve attivarlo”: parola di Arianna Porcelli Safonov

“Non spegnere il cervello. Al contrario: accenderlo”, è questo l’impatto sociale che dovrebbe avere la comicità secondo Arianna Porcelli Safonov. La performer e autrice satirica classe ‘82 dal 14 marzo porta in tour “Odiario”, uno spettacolo teatrale costruito sui diari segreti che ha scritto da quando aveva undici ad oggi. Trent’anni di appunti privati trasformati in materia comica, per offrire una lente tagliente sul presente e capire come è cambiata la società. E come siamo cambiati noi.

Il ruolo della comicità nella società moderna 

Con ‘Odiario’ usi l’ironia per aprire riflessioni più profonde. Che ruolo ha la comicità in un mondo che vede crollare i sogni che credeva eterni?

“Sarebbe bellissimo poter rieducare la società alla comicità. A partire dagli anni Novanta siamo entrati in un tunnel oscuro. L’avvento della televisione commerciale ha depauperato il concetto di comicità trasformandolo in un momento dove finalmente si smette di pensare. Da un certo punto in poi abbiamo iniziato a dire: ‘Vado a vedermi il comico, così per un’ora e mezza stacco il cervello’: una cosa ossimorica, se ci pensi. Prima di questa stagione oscura, la comicità italiana era molto diversa”, sottolinea Arianna Porcelli Safonov citando artisti come Giorgio Gaber e Daniele Luttazzi: “sentendo le loro prestazioni ridevi, ma soprattutto innescavi un processo intellettivo che ti stimolava il pensiero critico”. Non una risata fine a sé stessa, insomma.

“È chiaro – aggiunge – che se per trent’anni la proposta è stata quella di ridere parlando di volgarità e di tute leopardate, a un certo punto il comico che cerca di rientrare dentro l’attualità ti sembra un guastafeste”. 

La stand up comedy cerca di distaccarsi dalla comicità fine a sé stessa per innescare delle riflessioni nel pubblico. Cosa ne pensi di questa forma di spettacolo? A che punto siamo in Italia? 

“Mi piacerebbe tantissimo che, esattamente come facciamo in cucina, iniziassimo a specializzarci in qualcosa di nostro, piuttosto che andare a cercare cosa funziona negli Usa. Abbiamo una lingua che può fare magie. E invece stiamo ancora lì a replicare format che per forza funzionano male, perché non abbiamo lo stesso linguaggio e lo stesso contesto altri. In questo momento non mi sembra che ci sia nessuna critica umoristica all’attualità”, dice Safonov, che loda i vignettisti: “Sono gli unici che continuano a fare proprio questo lavoro: tradurre ciò che sta accadendo nel mondo attraverso la risata, con qualcosa di estremamente provocatorio”.

I sogni degli anni Novanta e la promessa non mantenuta

Da un punto di vista sociale, come sono cambiati i sogni degli italiani dagli anni ‘90 ad oggi? Quali promesse sono venute meno?

“È morto Silvio Berlusconi, prima di tutto, e quindi sono caduti tutti i sogni che evidentemente erano associati a lui in quegli anni. Proprio in ‘Odiario’ c’è una parte in cui racconto come io abbia vissuto quel tipo di sogno, che è stato prorompente. Nel ‘94 avevo undici anni e Forza Italia veniva nominata primo partito d’Italia: dentro quel sogno c’era l’idea di poter fare dei propri strumenti — non precisamente accademici — degli strumenti chiave per raggiungere il successo. Berlusconi incarnava esattamente quel sogno, molto simile a quello americano dei primi anni del Novecento. Si entrava in quel mondo dello spettacolo per costruirsi una vita che non si poteva costruire da nessun’altra parte.

In quel contesto era concesso un sogno che l’Italia non aveva mai avuto: dare successo a chiunque per motivi più ‘esoterici’ che di merito. Fortuna, bellezza, avvenenza, convinzione in sé stessi: erano questi i ‘valori’ portanti, che sono poi diventati i valori dell’Occidente e anche il motivo del suo fallimento”, sostiene Safonov.

Pensi che questa narrazione fondata su elementi poco misurabili abbia compromesso le generazioni successive, in un contesto geopolitico in cui ci siamo ritrovati improvvisamente senza punti di riferimento?

“Tutti i governi — metto dentro davvero tutti i volti a cui abbiamo dato fiducia in questi quasi quarant’anni — hanno compromesso più che sostenuto il sogno di quei giovani. Siamo cresciuti sognando qualcosa di accessibile per tutti e ci siamo ritrovati in un contesto di sopravvivenza. A livello burocratico, socioeconomico, abitativo. Basta vedere l’incremento degli affitti nelle città che ha portato i giovani, in questi ultimi anni, a tornare in periferia — dopo che i loro nonni erano andati via. Sono sogni che puoi applicare solo se hai una base economica e una sicurezza strutturale”, osserva Safonov.

I dati del mercato immobiliare lo confermano: nel 2025 i canoni d’affitto nelle grandi città italiane sono aumentati mediamente dell’8,1% a Torino, 8% a Napoli, 4,4% a Roma e 4,3% a Milano, dove il prezzo medio ha toccato i 24 euro al metro quadro, secondo i dati di Immobiliare.it Insights. Il 72,6% degli italiani vive lo stress degli affitti secondo le testimonianze raccolte da un’indagine di HousingAnywhere.

L’impatto della (non) nuova geopolitica

“Dal punto di vista geopolitico, credo che non ci sia ancora un vero risveglio. Stanno succedendo sempre le stesse cose. Consideriamo il Medio Oriente come qualcosa che esiste in base al nostro modo di pensare, non come qualcosa che viva a sé. Ancora siamo convinti che il Medio Oriente sia un mondo collaterale che non ci consente lo sviluppo, che non ci consente di vivere in pace. E quella roba lì presuppone che non abbiamo studiato, o che abbiamo studiato sui libri sbagliati”.

I giovani sono più curiosi degli adulti 

Quando parli con le generazioni successive alla tua, le ritrovi più disilluse? La guerra alle porte dell’Europa ha davvero cambiato i loro diari?

“Vado spesso nei licei e quello che noto è che i giovani sono curiosi, interessati al mondo, persone che hanno voglia di sentire”, dice Safonov smentendo l’opinione pubblica che inquadra i giovani come svogliati e disinteressati al mondo esterno. Le nuove generazioni non sono uguali in ogni epoca: “Quando io avevo la loro età e un esperto veniva a parlarci in aula magna un esperto, nessuno di noi, ragazzini tra gli undici e i quindici anni, era interessato a quello che aveva da dirci. A parte rare eccezioni, gli adolescenti non seguivano le vicende di geopolitiche o culturali. Senza dubbio – dice Safonov – i giovani di oggi sono più curiosi, hanno voglia di sapere, hanno voglia di rompere le scatole — e questo è un dato molto positivo.

Quella della performer non è una intuizione priva di fondamento. La ricerca Ipsos per l’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, condotta su 815 adolescenti tra i 14 e i 19 anni, ha rilevato interessanti indici di speranza attiva — cioè la capacità concreta di immaginare percorsi alternativi per raggiungere i propri obiettivi — con una media di 3,61 su 5. Significativo che i più giovani (14-16 anni) risultino i più propositivi (3,66), con livelli di empatia e attenzione ai valori morali superiori rispetto agli stereotipi. Sono ragazzi che, secondo le ricercatrici, “non chiedono di essere protetti da ogni difficoltà, ma di essere riconosciuti per gli sforzi che fanno e di essere ascoltati”.

L’overdose di beni di lusso

Come ti spieghi questa particolare attenzione dei giovani al mondo che li circonda? 

“Spero — e me lo auguro — che i giovani siano andati in overdose di beni di lusso. Nonostante siamo ancora relativamente poveri e non riusciamo ad arrivare a fine mese, loro sono cresciuti con dispositivi e beni che anni fa non erano così diffusi o neppure esistevano. Credo che questo esubero di roba di cui nutrirsi, da mangiare, da guardare, li abbia stancati e quindi, per fortuna, vanno a cercare stimoli altrove”.

Una nuova prospettiva 

Qual è il messaggio principale che vuoi lasciare con il tour ‘Odiario’?

“Come dico sempre: ai miei spettacoli si entra ridendo e si esce intubati. Nel senso che se non sei pronto a trovarti davanti un’ora e mezza in cui c’è un lavoro a quattro mani con lo spettatore, dove lo spettatore, invece che spegnere il cervello, attiva parti che erano assopite da tempo. È come accendere i vecchi motori diesel: stavi lì venti minuti ad aspettare che si scaldasse prima di partire. Ecco, questo voglio portare con i miei spettacoli: argomenti che in un primo momento fanno ridere per il modo in cui vengono detti, ma che permettono a ciascuno di portare a casa qualcosa di utile, su cui riflettere dopo”. Qualcosa che permetta di vedere e interpretare il mondo da una prospettiva diversa rispetto a quella che diamo (o davamo?) per scontata.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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