Dai funerali fino alla spesa alimentare, perché in Italia paghiamo a rate?

Comprare un frigorifero a rate è storia vecchia. Ma oggi nei registri dei pagamenti dilazionati degli italiani compaiono conti del veterinario, frizioni dell’auto nuove di zecca e persino le spese per i funerali. Come ha rilevato una nuova ricerca paneuropea condotta da Bamboo Research per Younited (leader europeo nel credito istantaneo) in Italia, Francia e Spagna e che ha coinvolto un totale di 3.000 persone, la dilazione di pagamento è diventata una vera e propria abitudine di gestione quotidiana del budget.

In Italia, il 78% degli intervistati che negli ultimi sei mesi ha effettuato un acquisto di valore compreso tra 200 e 50.000 euro ha utilizzato il pagamento in più rate, una percentuale sostanzialmente in linea con il 79% della Francia e l’83% della Spagna.

E, per alcuni, persino i beni di prima necessità hanno bisogno di una rateizzazione.

Perché paghiamo a rate?

Ma perché tendiamo sempre più al pagamento rateizzato? Secondo Stefano Piscitelli, Ceo di Younited Italia, quello che emerge dalla ricerca è un cambiamento strutturale nelle abitudini di pagamento degli italiani: il ricorso alle rate non è più legato soltanto ai grandi acquisti, ma sta diventando uno strumento sempre più presente nella gestione quotidiana del budget, anche per spese impreviste o necessarie

La spinta principale che porta gli italiani verso questa modalità di pagamento risiede nell’esigenza di distribuire le spese nel tempo, indicata dal 36% del campione come motivazione cardine. Ma c’è un dato che svela la reale pressione finanziaria sulle famiglie. In Italia, il 27% dei consumatori afferma che pagare l’intero importo immediatamente renderebbe più difficile arrivare alla fine del mese. La dilazione si conferma così non soltanto una leva per rendere accessibile un acquisto, ma sempre più uno strumento attraverso cui pianificare e gestire le uscite.

Inoltre, emerge una forte propensione degli italiani a distribuire gli importi su un arco temporale più lungo rispetto agli altri Paesi europei: in Italia soltanto il 34% dei pagamenti rateali viene suddiviso tra 2 e 4 scadenze, contro il 38% registrato in Spagna e il ben 56% della Francia.

Cosa compriamo a rate?

Accanto alle categorie tradizionalmente associate alla dilazione, come elettrodomestici, smartphone ed elettronica, compaiono oggi spese di natura completamente diversa, a testimonianza di una profonda trasformazione delle abitudini di consumo. Secondo lo studio, il 59% degli italiani prenderebbe oggi in considerazione il pagamento rateale per la manutenzione dell’automobile, il 45% per far fronte alle spese veterinarie e un ulteriore 45% per finanziare corsi e formazione professionale. Ancora più significativo è il fatto che il 41% valuterebbe questa opzione per sostenere le spese funerarie, mentre il 38% la utilizzerebbe per prodotti di seconda mano e il 37% per acquisti nel settore del lusso e dell’orologeria.

Questo fenomeno, inoltre, non riguarda esclusivamente l’e-commerce. Oltre la metà degli utilizzatori nei tre Paesi ha fatto sì ricorso al pagamento frazionato online, ma in Italia ben il 41% dei pagamenti dilazionati avviene ancora nei negozi fisici, una quota superiore al 39% della Francia e vicina al 44% della Spagna. Il punto vendita fisico mantiene infatti un ruolo fondamentale per l’arredamento, gli elettrodomestici e il lusso, dove consulenza ed esperienza d’acquisto continuano a incidere sulla scelta del consumatore.

Questa flessibilità di pagamento rafforza anche il legame tra consumatore e negoziante: il 65% degli italiani dichiara che la disponibilità del pagamento in più volte aumenta la propensione a tornare ad acquistare presso lo stesso negozio o sito.

Anche la spesa a rate: il caso Pewex

Emblematico di questo cambiamento è il caso Pewex che ha attirato l’attenzione di cittadini, utenti online e sigle sindacali di tutta Italia. Nelle scorse settimane, infatti, la storica catena romana fondata nel 1987 dai fratelli Cetorelli ha lanciato un’iniziativa: la possibilità di pagare la spesa a casa. Non parliamo delle storiche spese rateizzate o di quelle nuove emerse dallo studio, ma parliamo di beni di prima necessità che vanno dal pane al latte. L’iniziativa ha lasciato l’amaro in bocca a molti. Cgil Roma e Lazio ha fotografato una mutazione sociologica drammatica: se un tempo le rate erano uno strumento per acquistare beni che miglioravano la vita nel lungo termine, oggi servono per la spesa di tutti i giorni, sintomo di una difficoltà strutturale nei bilanci. Il sindacato ha lanciato l’allarme su un autunno segnato da un incremento dei costi che può raggiungere i 500 euro a famiglia rispetto allo scorso anno. A pesare da settembre a dicembre saranno soprattutto il gas per il riscaldamento (+180 euro) e il diesel (+175 euro), a cui si sommano l’elettricità (+25 euro), i beni alimentari (+48 euro) e il “salasso” scolastico, che può superare i 1.400 euro a studente per l’intero anno.

 

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Cosa dice la direttiva che entrerà in vigore a novembre 2026?

Questo scenario è destinato a evolvere ulteriormente con l’applicazione della nuova normativa europea sul credito al consumo (la Direttiva Ue 2023/2225), approvata il 18 ottobre 2023, che gli Stati membri dovranno applicare a decorrere dal 20 novembre 2026. La nuova regolamentazione allargherà il perimetro normativo ad alcune forme di pagamento frazionato che fino a oggi erano escluse.

Tra le novità più importanti vi è l’inclusione dei sistemi digitali “Compra ora, paga dopo” (Buy Now, Pay Later), spesso concessi senza interessi e senza altre spese. Saranno regolamentati anche i contratti di credito inferiori a 200 euro, i crediti senza interessi e i finanziamenti da rimborsare entro tre mesi con spese di entità trascurabile. L’obiettivo primario della direttiva è prevenire il sovraindebitamento e le pratiche irresponsabili attraverso l’obbligo per i creditori di verificare individualmente il merito creditizio dei consumatori tramite una valutazione approfondita.

I consumatori si mostrano divisi ma tendenzialmente favorevoli a questa riforma: nella ricerca Younited, il 40% dei consumatori considera il nuovo quadro normativo necessario per garantire maggiore protezione e circa il 30% ritiene che potrà aumentare la propria fiducia in queste soluzioni. Sul versante opposto, tuttavia, il 19% teme lo sviluppo di procedure più complesse e il 18% paventa un accesso più difficile a queste formule di pagamento.

Piscitelli ha infatti evidenziato che l’estensione a categorie come la manutenzione dell’auto, le cure veterinarie o la formazione mostra quanto stia cambiando il rapporto tra consumatori, credito e acquisto. Per i venditori e imprenditori, questo scenario impone di andare oltre la semplice opzione di pagamento, costruendo soluzioni capaci di coniugare flessibilità e semplicità con trasparenza e sostenibilità. Sarà proprio su questo equilibrio che si giocherà la prossima fase di sviluppo del mercato, sotto la spinta di un quadro regolamentare europeo volto a rafforzare la tutela e la fiducia dei consumatori.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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