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venerdì 27 Marzo 2026
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Le infiltrazioni mafiose coinvolgono anche la Toscana: “Ma la nostra regione ha gli anticorpi”

FIRENZE – Contro le infiltrazioni mafiose “le istituzioni devono lavorare insieme, facendo innanzitutto funzionare i canali di informazione reciproca”. È il pensiero che il presidente Eugenio Giani esprime in occasione della diffusione dell’ultimo rapporto Irpet sulle dimensioni dell’impatto di illegalità e criminalità organizzata nell’economia Toscana presentato questa mattina a Palazzo Strozzi Sacrati.

Il tessuto produttivo Toscana mostra segnali di tenuta ma anche vulnerabilità localizzate e settoriali che meritano forte attenzione, ma con l’impegno congiunto che le istituzioni preposte possono mettere in campo probabilmente possiamo raggiungere grandi risultati”, ha sottolineato il presidente.

La condivisione delle informazioni, ha evidenziato Giani, può consentire “anche a noi di attivare poi in forma legislativa e in forma di attività diretta delle amministrazioni quelli che sono gli anticorpi per proteggerci da fenomeni mafiosi”. “Lo stesso rapporto annuale di Irpet – ha aggiunto – si conferma strumento fondamentale di lettura e valutazione, fornendo alle istituzioni un orientamento politico essenziale per l’azione di contrasto alla criminalità organizzata”.

Nel corso della mattinata di confronto in Sala Pegaso, che ha visto gli interventi tra gli altri della vicepresidente Mia Diop di amministratori locali, del procuratore Ettore Squillace Greco e del colonnello Alfonso Pannone della Dia di Firenze, il presidente nel suo discorso è soffermato sulla situazione dei beni confiscati in Toscana. “Occorre una prontezza di risposta per la restituzione alla collettività”, ma ha avvertito “non c’è stato un euro da parte dello Stato. Tutto ciò che noi facciamo per la riconversione nell’utilizzo sociale di questi beni è qualcosa che avviene attraverso l’azione della Regione”

“Il rapporto Irpet – ha commentato la vicepresidente Diop – ci conferma che la Toscana non è immune da infiltrazioni mafiose, ma allo stesso tempo è una regione che contiene anticorpi di riconoscimento e di contrasto”. “Il nostro tessuto istituzionale e amministrativo – ha rilevato – si mostra in grado di sapere fare in qualche modo anche prevenzione”. Ma proprio per questo, “dobbiamo continuare non solo a preoccuparci di questi fenomeni, ma anche preoccuparci”. “Per costruire politiche e strumenti efficaci di contrasto – ha fatto notare la vicepresidente – occorre continuare a studiare le mafie e continuare a parlarne ogni occasione utile, facendole uscire allo scoperto e educando le nuove generazioni ad una diffusa cultura della legalità”.

Le mafie si mimetizzano nell’economia legale, ma la Toscana ha gli anticorpi

Toscana permeabile alle infiltrazioni mafiose, con alcuni fattori di vulnerabilità. Ma dotata di anticorpi nella società e nelle istituzioni. Un’economia non osservata (tra sommersa e illegale) che vale oltre 14 miliardi di euro, pari al 10,3% del Pil regionale. E un’evasione Irpef a quota 2,4 miliardi.

Sono le principali immagini che scatta l’ultimo Rapporto Irpet su illegalità e criminalità organizzata nell’economia della Toscana presentato questa mattina (27 marzo) a Palazzo Strozzi Sacrati.

Evidenti segnali di infiltrazione sono i reati economici e fiscali (false fatture, evasione, contraffazione, società di comodo e riciclaggio), spesso porta d’ingresso della criminalità organizzata. Le mafie, tradizionali e straniere, si insinuano nelle aree produttive più dinamiche, come quella tra Firenze, Prato Pistoia, nei territori costieri legati alla logistica. Tra i settori più esposti manifatturiero, turismo, ristorazione, gestione dei rifiuti.

La presenza delle mafie in Toscana – L’esposizione della Toscana al rischio infiltrazioni mafiose è medio-bassa. Nella graduatoria sintetica delle Regioni italiane si posiziona al 9° posto. Nelle classifiche di dettaglio, registra posizioni migliori riguardo agli indicatori oggettivi di presenza mafiosa come il radicamento di associazioni criminose e interdittive antimafia (15esimo posto), e a quelli di dominio del territorio e dei cosiddetti reati spia (12esimo) come danneggiamenti e estorsioni. Decisamente peggiore la posizione, quarto posto, nella classifica sulle attività illecite. Spiccano i reati di riciclaggio, contraffazione, reati ambientali e ciclo dei rifiuti, narcotraffico.

A interessare il territorio regionale, coinvolgendo in modo particolare ben 8 province su 10, è soprattutto la contraffazione, che colpisce i prodotti di alta qualità nel settore della moda. La Toscana si colloca tra le prime tre regioni, come peso sull’Italia, per sequestri effettuati rappresentando l’11 per cento del totale, dopo Lazio e Lombardia.

Un territorio da “sfruttare” – La Toscana resta per le organizzazioni criminali un territorio strategico da “sfruttare”, soprattutto per l’investimento e il reimpiego dei proventi illeciti. La criminalità organizzata non si manifesta con modalità violente e controllo militare del territorio, ma attraverso una progressiva e silenziosa mimetizzazione nell’economia legale.

Particolarmente significativa è l’infiltrazione nel settore della ristorazione, del commercio, dell’edilizia e dei servizi turistici, soprattutto nei centri urbani a forte attrattività come Firenze. Le indagini più recenti hanno documentato l’utilizzo sistematico di reati fiscali, prestanome e riciclaggio per immettere capitali illeciti in attività economiche apparentemente legittime.

La Direzione investigativa antimafia, evidenzia Irpet, sottolinea inoltre la crescente pericolosità della criminalità organizzata cinese, in particolare nell’area di Prato, al centro di un’escalation di violenza tra gruppi in conflitto, configurando una vera e propria “guerra di mafia”. Anche la criminalità albanese è in espansione, con interessi in traffici di droga (ambito in cui risulta dominante), riciclaggio e compravendita di immobili e attività economiche.

Anticorpi e vulnerabilità – Alla permeabilità alle infiltrazioni mafiose in Toscana si contrappone un tessuto istituzionale solido capace di fare da argine allo sviluppo di comportamenti o situazioni criminose. L’indice di qualità istituzionale (Iqi), che tiene conto della qualità dei servizi pubblici, del rispetto delle regole del controllo della corruzione e della partecipazione alla politica e del grado di civismo, consegna un risultato superiore alla media delle regioni italiane. L’Iqi è in Toscana particolarmente alto nell’ambito della efficienza amministrativa, della qualità della regolazione, e del controllo della corruzione. Superiore alla media del Paese anche il Maqi (Municipal administration quality index), indice più specifico che misura la qualità delle amministrazioni locali, in particolare per quanto riguarda burocrazia e classe politica. In generale, il rapporto Irpet attesta per la Toscana performance migliori di Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Umbria.

Anche il tessuto economico mostra capacità di tenuta, pur tra fattori che comportano potenziale esposizione a rischio di situazioni illecite. Il fenomeno delle imprese ‘cartiere’ (funzionali non alla produzione ma ad attività di elusione, riciclaggio e evasione) resta presente, ma l’incidenza di rischio è sotto la media nazionale (4,4% contro 5,2%). Altri sintomi di esposizione all’economia illegale o sommersa sono le imprese manifatturiere che non fanno innovazione (oltre il 43% del totale, l’eccesso di di mortalità precoce così come la chiusura e la creazione di nuove società.

Economia sommersa ed economia illegale – L’economia sommersa (attività nascoste alle autorità fiscali) si attesta su un valore di 12,8 miliardi. Quella illegale ha un giro d’affari di un miliardo e mezzo (1,1% del Pil). Nel complesso, la percentuale rispetto al Pil dell’economia non osservata che esprime la Toscana si pone in linea con il dato nazionale e in valori assoluti è stimata in 14,3 miliardi di euro.

Spicca il dato sul lavoro irregolare: 137mila occupati, pari all’8% dei lavoratori toscani. Un fenomeno particolarmente radicato nel settore del tessile e dell’agricoltura e, geograficamente, nelle aree di Prato, Livorno, costa tirrenica, aree rurali e interne.

Quanto all’evasione, il tax gap dell’Irpef è pari al 17% (2,4 miliardi). Quello sull’addizionale regionale si attesta al 10% (circa 95 milioni). Il divario tra gettito teorico e effettivo dell’Irap è al 16%, pari a 187 milioni. Mentre il mancato gettito Imu è stimato a 240 milioni di euro (18%).

REDAZIONE

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