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martedì 14 Luglio 2026
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Biodiversità botanica, la Toscana tra le regioni con più nuove specie scoperte dal 2005

Il panorama botanico italiano si è arricchito significativamente negli ultimi due decenni. Tra il 2005 e il 2025 sono state identificate 453 nuove specie e sottospecie di piante spontanee, un traguardo scientifico documentato da uno studio del Gruppo di Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, pubblicato sulla rivista Plant Biosystems.

La Toscana si distingue in questo censimento nazionale, attestandosi tra le regioni più fertili per le nuove scoperte con 53 nuove entità floristiche censite. Tra le scoperte recenti avvenute nel territorio regionale spicca il Leontodon montecristensis, noto come Dente di Leone di Montecristo, descritto proprio nel 2025 all’interno dell’Arcipelago Toscano. Un altro esempio rilevante è rappresentato dal Gagea tisoniana, o Cipollaccio di Tison, una pianta identificata nel 2007 che abita diverse aree tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio.

A contribuire in modo determinante alla ricerca figurano due studiosi dell’Università di Pisa: il professor Lorenzo Peruzzi del Dipartimento di Biologia e il dottor Marco D’Antraccoli dell’Orto e Museo Botanico dell’Ateneo. I due esperti hanno curato l’analisi della flora regionale e l’elaborazione dell’indice necessario a misurare il progresso delle conoscenze in ambito floristico.

Nonostante il buon posizionamento della regione in termini di biodiversità, il quadro non è ancora completo. Il professor Peruzzi evidenzia infatti che, a fronte di una ricchezza botanica accertata, permangono zone dove le indagini sono lacunose. Nello specifico, le aree collinari delle province di Firenze, Pistoia e Siena, insieme alla Lunigiana, richiederebbero ulteriori campagne di esplorazione sul campo per colmare le lacune attuali.

Comprendere la distribuzione precisa della flora spontanea non è solo un esercizio accademico, ma una necessità pratica per la gestione del territorio. Aggiornare costantemente queste mappe, come spiegano i ricercatori, è un passaggio obbligato per pianificare correttamente la tutela della biodiversità e la conservazione degli habitat naturali nel lungo periodo.

REDAZIONE

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