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Basta morti, scatta il piano sicurezza sul lavoro con ispezioni speciali

PISA – Il direttore della struttura di Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (Pisll) dell’Asl Toscana Nord Ovest, Domenico Gullì, delinea le strategie per arginare i drammi professionali. “I nostri operatori non sono burocrati dietro una scrivania – spiega l’ingegnere – ma una presenza costante sul campo che crede nel compito che svolge”. Le ispezioni si concentrano su cantieri, fabbriche, cave e banchine portuali, aree caratterizzate da un elevato tasso infortunistico.

Il modello operativo si basa sulla legge 833 del 1977 e sul Testo unico. L’attività unisce la vigilanza diretta senza preavviso alle iniziative di assistenza, con la diffusione di buone prassi e tavoli con le parti sociali. Durante i sopralluoghi, tecnici della prevenzione, medici del lavoro, ingegneri, geologi e chimici verificano l’applicazione dei piani, l’efficienza dei macchinari e l’uso dei dispositivi di protezione individuale. Nei casi di grave pericolo, gli ispettori procedono alla sospensione immediata dei cantieri e al sequestro delle aree.

A livello nazionale, l’obiettivo statale prevede il controllo del 5% delle aziende attive. La Regione Toscana supera da anni questo parametro, registrando una quota ispettiva compresa tra il 7,5% e l’8%. Nella macro-azienda nord ovest, che ospita oltre la metà delle imprese toscane a rischio di incidente rilevante classificate dalla direttiva Seveso, la frequenza dei monitoraggi nei comparti chiave supera il 100%.

Nell’ultimo anno i servizi Pisll hanno esaminato oltre 5000 aziende, rilevando violazioni e irregolarità in circa il 30% dei casi complessivi. La pianificazione dei prossimi mesi prevede un incremento delle verifiche mirate, calibrando gli interventions sulle specifiche fasi produttive che hanno registrato la maggiore incidenza di lesioni.

Un nodo centrale riguarda la qualità della formazione professionale. L’azienda sanitaria punta a contrastare i corsi fittizi, spesso ridotti a lezioni teoriche superate con test condivisi sulle piattaforme di messaggistica. La struttura tecnica attiverà un monitoraggio diretto sulla reale conformità della formazione dei dipendenti, promuovendo parallelamente lo sviluppo della cultura della tutela fisica a partire dalle istituzioni scolastiche.

Ai datori di lavoro viene chiesta la massima responsabilità nella manutenzione dei mezzi, evitando soluzioni di ripiego ed esigendo l’uso costante dei presidi protettivi da parte del personale. I vertici della struttura sottolineano la necessità di un cambio di mentalità aziendale, dove la sicurezza sul lavoro si trasformi da vincolo burocratico a prerequisito fondamentale dell’attività produttiva.

Swamy Cancelli

© Riproduzione riservata

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