SERRAVALLE PISTOIESE – “Vivi la città in CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa)”, a cui il comune di Serravalle Pistoiese ha aderito, è sicuramente una buona e lodevole iniziativa, attenta alle esigenze dei soggetti più fragili del nostro territorio; ma totalmente fuori luogo e fuorvianti risultano i commenti degli assessori Ilaria Gargini e Benedetta Vettori, che dipingono Serravalle Pistoiese come comune inclusivo”. E’ l’attacco di Elena Bardelli, referente di Serravalle Civica. Per le amministrazioni comunali essere inclusive significa cominciare a progettare il territorio, sia gli spazi pubblici sia i servizi fondamentali alla persona, a partire dalle esigenze dei cittadini diversamente abili. Se l’inclusione fosse stata davvero una delle priorità fondamentali di questa giunta comunale, non sarebbe stato necessario da parte nostra chiedere insistentemente per due interi anni l’elaborazione del Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche, di cui il comune, nonostante i dinieghi, risultava sprovvisto con grave violazione delle leggi nazionali e regionali.
Se Serravalle Pistoiese fosse davvero un comune inclusivo gli amministratori avrebbero già illustrato il PEBA alla cittadinanza e alle associazioni di categoria e avrebbero già iniziato gli interventi necessari previsti dal Piano per adeguare gli spazi pubblici, interni ed esterni, alle esigenze dei soggetti diversamente abili, garantendo loro il diritto di libero movimento. Ricordiamo che a questa destinazione sono finalizzate le risorse ricavate negli ultimi anni dall’ente comunale (circa 500 mila euro), accantonando il 10% degli introiti derivanti dagli oneri di urbanizzazione, come stabilisce la normativa regionale. Se il nostro comune fosse davvero inclusivo esenterebbe almeno le famiglie dei bambini disabili dal pagamento della tassa di iscrizione annuale al servizio mensa e traporto scolastico, che peraltro risulta un provvedimento ingiusto per tutti. Se Serravalle Pistoiese fosse davvero inclusiva la giunta avrebbe già istituito l’anagrafe delle persone diversamente abili, per assicurare loro una qualità di vita dignitosa anche quando nessun familiare potrà più occuparsene.


