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martedì 31 Marzo 2026
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DL Fiscale, il disappunto di Confindustria Toscana Nord

Confindustria Toscana Nord ha espresso il proprio malcontento nei confronti del Decreto Legge Fiscale del governo Meloni, accusato di togliere risorse concordate alle aziende

PISTOIA – Confindustria Toscana Nord si unisce alle forti critiche dell’intero sistema Confindustria per il Decreto Legge Fiscale del governo Meloni. I contenuti del decreto hanno suscitato preoccupazione per le loro conseguenze, oltre che sconcerto perché inaspettati e non in linea con quanto era stato assicurato a Confindustria nei contatti col governo. Ad essere colpite, secondo l’associazione delle industriali, sono le aziende cosiddette “esodate del Piano Transizione 5.0”, cioè quelle che, pur avendo presentato la documentazione per fruire delle agevolazioni nelle modalità e nei termini temporali originariamente stabiliti (e poi improvvisamente anticipati), erano rimaste in lista di attesa a causa dell’esaurimento delle risorse del 2025.

Secondo Confindustria, era stato assicurato un rifinanziamento che andasse a sanare la situazione, ma non è stato così. Per queste aziende il Decreto prevede un credito di imposta, da utilizzare interamente entro il 2026, pari a solo il 35% della quota spettante, che a sua volta è variabile ma raggiunge al massimo il 45% del totale dei costi dell’investimento: in sostanza le aziende recupereranno una quota che va dal 12,25% al 15,75%. Briciole, per investimenti di innovazione di profilo strategico, per i quali le aziende contavano su sostegni statali previsti da misure formalizzate.

“In un contesto mondiale come l’attuale, per le imprese è fondamentale percepire la vicinanza del proprio Governo – ha detto il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Massimo Capecchi – Il provvedimento annunciato va esattamente nella direzione opposta, infrangendo il clima di fiducia che deve esistere nel paese che produce nei confronti delle istituzioni. Le industrie hanno continuato a investire in una congiuntura pesante, fondando i propri sforzi anche sugli impegni assunti da Roma. Cambiamenti improvvisi e penalizzanti come questo scoraggiano gli investimenti in Italia. E’ dunque essenziale che la misura venga ripensata, non solo per gli effetti specifici, ma nell’ottica più generale di dare al Paese quella politica industriale a cui molte volte ci siamo appellati

© Riproduzione riservata

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