PISTOIA – Un pomeriggio di sport, ma anche di risate e intime riflessioni. La rassegna di “Un altro Parco in Città” in Piazza del Duomo, a Pistoia, è iniziata con un significativo monologo del danzatore su ruote Marco Galli, che di fronte a tanti giovani, alcuni giovanissimi, delle rappresentative sportive locali ha raccontato la sua storia e la sua quotidianità, facendo convivere l’amore per la danza con la dignità di chi ogni giorno deve “Dimostrare 100 volte di più per ottenere 1000 volte di meno”.
Marco Galli si racconta: “Non sono un eroe, ma un Marco dei tanti”
Quello messo in scena da Galli è un monologo che rifugge completamente ogni tentativo di pietismo, mostrandosi scherzoso e talvolta anche irriverente nonostante abbia di fronte perlopiù bambini. Non vuole raccontare le difficoltà della sua vita di tutti i giorni, e nemmeno dei suoi risultati sportivi, appena accennati – più volte campione italiano di wheelchair dance, semifinalista ai mondiali di categoria nel 2023, performer alla cerimonia di apertura delle paralimpiadi di Milano-Cortina, giusto per citarne qualcuno -, ma della sua vita che presenta e che vuole normale, al pari di tutti.
Marco Galli lo ribadisce più volte: “Non sono un eroe, sono solo un Marco dei tanti”. Appare forte la voglia di misurarsi al pari di chiunque indipendentemente dalla propria condizione fisica, che non definisce la persona: “È inutile girarci intorno, la prima cosa che la gente nota quando mi vede è la carrozzina, solo dopo chi ci sta sopra. Vorrei che le persone iniziassero a vedere il contrario, e con uno sguardo diverso, meno pietista: quelli con la mia condizione vengono visti o come persone da salvare o come, in slancio quasi poetico, degli eroi. Io non sono una persona normale e non sono un eroe, sono Marco, innamorato della danza!”.
Seguono poi due brevi esibizioni, in cui Galli mostra al pubblico i suoi virtuosismi e la sua tecnica come sui più grandi palcoscenici nazionali e intercontinentali. La danza diventa il mezzo per fuggire dalla realtà e per costruirne di nuove, da espediente, come lui stesso racconta, per far colpo su una ragazza all’età di 15 anni ad una vera e propria “ragione di vita”.
“La danza è un qualcosa che ci racconta sempre tanto, di noi e della vita – afferma Galli -, è ciò che mi ha regalato e che continua a regalarmi il maggior numero di emozioni, anche negative perché poi fa pagare il conto. Nel 2017, al termine di un brutto campionato, conobbi il commissario tecnico della federazione che con me fu lapidario: “Non ti porto al mondiale se non perdi peso”. Fu uno colpo durissimo da incassare, ma mi permise di andare avanti. Decisi di non arrendermi per non fare un torto alla danza, per non smettere di sognare”.
Prima di lasciare la parola al talk successivo, il danzatore lancia un messaggio che fa riflettere: “La danza mi ha permesso di raggiungere un equilibrio. Questa parola non credo significhi il non cadere, l’equilibrio è trovare ogni volta una soluzione per restare in piedi, nell’arte come in ogni aspetto della vita”. Un invito rivolto ai presenti a cercare di raggiungere il proprio, anche in condizioni difficili come la disabilità, da vivere con il massimo della dignità, sempre al pari di tutti.


