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mercoledì 12 Agosto 2026
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Dalla nascita nel 1934 alle ‘Notti rosse’, Avis Pistoia si racconta: “Ci sono gocce che salvano la vita”

Storia, difficoltà e traguardi dell'ente più rappresentativo della nostra città. L'appello: "Provate a donare il sangue per la prima volta"

PISTOIA – Donare il sangue è uno degli atti di generosità più puri che ci siano, ciononostante sono ancora in tanti a non conoscere a pieno questo mondo. Da oltre 70 anni Avis Pistoia si occupa di sensibilizzare i cittadini su questo tema così delicato andando nelle scuole e organizzando eventi, con l’obiettivo di far capire alle persone quanto poco possa bastare per salvare una vita altrui.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Igli Zannerini e Marzia Pacini, presidente e vicepresidente dell’associazione, che ci hanno guidato in un percorso fatto di sfide continue e grandi soddisfazioni, il tutto sempre col sorriso di chi sa di impegnarsi per una giusta causa senza voler niente in cambio.

Tocca al presidente Zannerini introdurre la storia dell’associazione sul territorio pistoiese: “Un primo embrione di Avis nasce a Pistoia nel 1934, fondata dal dottor Collatino Cantieri come ente di volontariato, prima di essere dismessa durante dalla dittatura fascista. Il partito voleva apporre il suo logo accanto a quello dell’associazione, ma questo violava uno dei cardini principali della stessa: Avis è apolitica, apartitica e aconfessionale, è di tutti e per tutti. Terminata la guerra l’Italia intera è attraversata da anni di carestia, Pistoia non fa eccezione e c’è chi lucra sulla salute delle persone per racimolare qualche lira in più: sono gli anni del mercato nero del sangue, in cui alcuni individui si prestavano ai prelievi per poi rivenderlo a chi ne aveva bisogno. Le cifre erano altissime, e una sacca di liquido costava l’equivalente di un mese e mezzo di stipendio di un operaio. La salute non era un diritto di tutti, ma le cose cambiarono il 17 aprile del 1955, giorno della nascita di Avis Pistoia”.

Dalle bistecche alle Notti Rosse: “Valeriano Belliti, primo direttore del trasfusionale, e altri 12 fondarono l’associazione e da allora la raccolta ematica sul territorio cambiò radicalmente, realizzando il sogno del volontariato. Il sangue diventava gratis. Per convincere le persone a donare si inventarono l’espediente del ‘buono bistecca’: in cambio di una donazione si riceveva un pezzo di carne, un vero e proprio lusso in quegli anni. Si era ormai creato un piccolo nucleo di donatori abituali, ma più si andava avanti più diventava necessario far conoscere il tema della donazione in tutto il pistoiese. La Saca e poi il Copit misero a disposizione un’autoemoteca, un autobus dedito alla trasfusione e che grazie all’aiuto di autisti e infermieri volontari raggiungeva i centri più importanti del territorio – San Marcello, Agliana, Quarrata ecc… – ogni domenica. Questo ha portato poi alla nascita delle 13 sedi attualmente presenti nella provincia, di cui 4 sono centri trasfusionali”.

Il tema della donazione e della necessità di raccolta del sangue diventano sempre più conosciuti, ma per il presidente la svolta vera e propria arriva grazie ad un episodio abbastanza singolare: “Nel ’92 un accordo tra l’associazione e il Copit )di cui Zannerini era autista, ndr) permise di realizzare una partita di calcio benefica tra una rappresentativa locale e la celebre Nazionale Cantanti allo Stadio Melani. Grazie agli introiti della partita riuscimmo ad acquistare e donare 15 macchinari per la raccolta di plasma. Fu il primo di una serie di eventi che arrivano ai giorni nostri, in cui Avis è ormai un punto di riferimento, conosciuto e rispettato da tutti per l’aiuto che dà alla popolazione”.

L’importanza del meteo sangue e del contributo dei volontari

Sul sito di Avis Pistoia è possibile vedere quante donazioni vengono fatte ogni anno, mese per mese. Per un territorio relativamente piccolo come quello della nostra provincia vengono raccolte tra le 4500 e le 5000 sacche di sangue l’anno, numeri importanti che però non raccontano quello che è il vero obiettivo dell’ente: “A noi non interessa il numero delle sacche in sé – ribadisce Zannerini -, quanto che ogni gruppo sanguigno sia coperto alla bisogna. Sul sito si può controllare il meteo sangue, il nostro vangelo: ci dice qual è il gruppo sanguigno di cui c’è più bisogno al momento e quindi quali donatori contattare per prima in base alle scadenze“. Com’è facile intuire, il caldo torrido di questi mesi estivi ha rallentato molto il processo delle donazioni e alcuni gruppi sanguigni registrano una cadenza significativa. L’invito è quello di controllare il meteo sangue e di telefonare per dare una mano in base alle proprie possibilità.

Dare una mano è il nucleo su cui si fonda tutto l’operato di Avis, che ci tiene a far presente quanto sia fondamentale il contributo di tutti i volontari: “Pistoia senza volontariato sarebbe persa! Se riusciamo a garantire un servizio alla comunità è grazie a tutti coloro che fanno parte di questa grande famiglia, da chi ci aiuta a livello organizzativo a chi prepara gli stand durante la ‘Notte Rossa’, passando per chi ogni mattina decide di rinunciare alla comodità del proprio letto per preparare un caffè a chi viene a donare. La voglia di stare assieme e di rendere un servizio alla comunità ci dà forza, aiutare gli altri aiuta anche sé stessi”.

La Notte Rossa e il ruolo dei giovani donatori

Marzia Pacini è la vicepresidente e veterana di Avis con oltre 170 donazioni alle spalle. È lei a contattare e ad accogliere personalmente i donatori con cui ha ormai un rapporto speciale, specialmente con i più giovani. Marzia introduce alla prima edizione della Notte Rossa e lo fa con gli occhi lucidi di chi ripercorre un percorso che all’inizio aveva poche certezze: “La prima edizione risale al 2013, c’erano tante attività, tanti ospiti tra cui Paolo Ruffini, ma anche tanta paura: ci concessero di farla il martedì, non come adesso di giovedì con i negozi aperti, e bisognava pagare un biglietto per entrare. Pensavamo non venisse nessuno, ma fortunatamente non è stato così. Da quel momento e negli anni la ‘Notte Rossa’ è diventata un punto di riferimento dell’estate pistoiese, questo anche grazie al supporto delle varie amministrazioni e delle attività locali che sono sempre state dalla nostra parte. Questo rapporto di mutuo aiuto è la formula vincente e ci permette di raggiungere sempre più persone, e sempre più ragazzi”.

E proprio il rapporto con i più giovani è uno dei vanti più importanti di cui si può fregiare l’ente. Avis Pistoia, infatti, va da anni nelle scuole superiori del territorio per parlare con i ragazzi delle quarte e delle quinte: “Andare negli istituti per noi è sia un piacere che elemento fondamentale per diffondere il verbo della donazione, e abbiamo riscontrato un aumento di interesse nei più giovani. Credo che chi entra nella maggiore età veda questa come un’opportunità per sentirsi grande, parte di qualcosa, e la possibilità di aiutare qualcuno contribuisce a creare un senso di responsabilità importante. L’importante è portare i ragazzi a provare a donare per la prima volta, vedere come si trovano, e vi posso assicurare che difficilmente qualcuno smette di farlo”.

Gioie e dolori, quando la burocrazia si oppone allo sviluppo dell’associazione

La gioia e la soddisfazione di aiutare chi ne ha bisogno e di creare una rete composta da sempre più persone, alle volte, però, si scontra con alcune dinamiche sgradevoli, quasi incomprensibili. Chi è andato a donare all’ex Ospedale del Ceppo prevede una stanza apposita per le donazioni, ma quello che quasi nessuno sa è che ci sarebbe un altro locale adiacente, climatizzato, con attrezzature nuove, inaugurato nel 2020 e mai utilizzato.

“Se non per qualche Plasma Day (giornate dedicate alla donazione del plasma, ndr), non abbiamo mai utilizzato questa stanza. Uno spreco gigantesco, che però non dipende da noi. Se l’Asl mettesse a disposizione anche solo un infermiere in più rispetto a quelli che già collaborano con noi potremmo metterla a regime e avere più slot da dedicare ai donatori. Molti non riescono a conciliare i propri impegni con la donazione, altri sono scoraggiati perché la stanza attuale non dispone di un sistema di climatizzazione al passo coi tempi, abbiamo la soluzione in casa e non possiamo utilizzarla perché siamo a corto di personale. Abbiamo contattato più volte le istituzioni negli anni, ma la realtà è che dal 2020 il nuovo vano per le donazioni è chiuso, inutilizzabile, e basterebbe davvero poco. Stiamo facendo donare le persone con i ventilatori per provare – invano – a combattere il caldo. Negli ultimi mesi abbiamo dovuto ridurre il numero delle fasce orarie dedicate alle donazioni, e questo contribuisce all’annoso problema della mancanza di sangue”.

Per ogni Mario in Italia e nel mondo, ci sono gocce che possono salvare la vita

“Anni fa – racconta Marzia – girava una campagna di sensibilizzazione che mi ha colpito molto, intitolata Ricordati di Mario. Si vedeva un ragazzo donare il sangue per la prima volta, per il suo amico Mario. Fuori dalla stanza incontra un uomo che gli dice che anche lui ha donato per Mario, pur non conoscendolo. Questo è il senso di tutto. Da una sacca di sangue si possono salvare 3 persone, da centinaia di sacche si possono salvare migliaia di vite. Doniamo, perché ce n’è bisogno, perché è un diritto di tutti”.

L’invito di Avis Pistoia è quello di sollevare la cornetta del telefono e di provare a donare per la prima volta, basta chiamare lo 0573 23765. Sono in tanti, troppi, a non conoscere i risvolti positivi della donazione e l’impatto che appena 10 minuti del proprio tempo possono avere sull’esistenza altrui.

“Ci sono gocce che scavano la roccia, e altre che salvano la vita”.

© Riproduzione riservata

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