Uccise carabiniere a Brindisi, l’imputato si scusa in aula con la vedova: “Nessun contatto coi militari”

(Adnkronos) – All’inizio del lungo interrogatorio, svoltosi oggi e durato oltre tre ore, davanti alla Corte di Assise di Brindisi, Camillo
Giannattasio, 59 anni, imputato per concorso in omicidio volontario aggravato, detenzione di armi e resistenza a pubblico ufficiale, ha chiesto scusa alla vedova e alla famiglia del maresciallo dei carabinieri Carlo
Legrottaglie, 59 anni, medaglia d’oro al valore, ucciso durante una sparatoria a Francavilla
Fontana il 12 giugno del 2025. 

Il militare, originario di Ostuni e prossimo alla pensione, quella mattina era di pattuglia, insieme a un collega, quando sorprese alla periferia della cittadina pugliese Michele
Mastropietro, pregiudicato di 59 anni, che era a bordo di una vettura rubata. Insieme a lui, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, c’era Giannattasio. Di fronte all’alt dei militari, Mastropietro sparò uccidendo il maresciallo mentre l’altro militare riuscì a salvarsi. 

Nella ricostruzione fatta oggi davanti al pubblico ministero e alla Corte d’Assise Giannattasio, gestore di una ferramenta a San Giorgio Jonico, in provincia di Taranto, ha sostenuto che quella mattina Mastropietro, che era suo cliente come meccanico, gli avrebbe chiesto di aiutarlo a recuperare un’auto in panne in un piazzale isolato. A un certo punto, secondo la sua ricostruzione, si sarebbe accorto che la vettura era rubata e si sarebbe sottratto allontanandosi velocemente dal luogo della sparatoria, in particolare dopo aver visto arrivare i militari. “Non ho avuto contatti con i carabinieri”, ha spiegato, aggiungendo solo di aver notato a distanza l’altro militare di pattuglia, quello rimasto incolume. “Non ho visto proprio quello che era successo”, ha affermato l’imputato. “Io non sono Mastropietro, io quella mattina non ho impugnato nessuna arma e non ho premuto nessun grilletto. Sono uscito di casa solo per vedere una macchina in avaria”. Entrambi poi fuggirono a bordo della vettura. Giannattasio avrebbe chiesto spiegazioni a Mastropietro degli spari che aveva sentito e di una ferita al braccio ma il suo conoscente e cliente sarebbe stato evasivo. Infine i due, qualche ora dopo, furono intercettati nelle campagne di Grottaglie, nel tarantino, dove Mastropietro fuggì a piedi, dopo aver abbandonato l’auto, e poi ingaggiò un’altra sparatoria con una pattuglia della Polizia di Stato nel corso della quale rimase ucciso. La posizione dei due agenti del Commissariato, indagati per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, è stata archiviata qualche giorno fa dal gip del tribunale di Taranto su richiesta della Procura della Repubblica. Secondo le prime ipotesi degli inquirenti Giannattasio era alla guida dell’auto intercettata nel piazzale e avrebbe addirittura incitato Mastropietro.  

“Questa era una contestazione iniziale, poi accantonata”, spiega all’Adnkronos l’avvocato Luigi
Danucci, legale di Giannattasio. “Mai nessuno ha detto che l’abbia incitato. Era un richiamo all’istituto giuridico dell’elemento psicologico di chi determina altri a fare qualcosa. Secondo la Procura avrebbe fornito un contributo psicologico, nessuno dice che l’avrebbe incitato con parole. Lui non ha sparato e anche gli inquirenti non gli contestano di aver impugnato armi quella mattina”, aggiunge. “L’unica vittima obiettiva è il compianto maresciallo Legrottaglie”, conclude Danucci. Al processo, iniziato lo scorso 27 gennaio, si sono costituite come parti civili la moglie e le due figlie della vittima, l’altro carabiniere di pattuglia, l’avvocatura dello Stato in rappresentanza del ministro dell’Interno e del ministro della Difesa. 

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