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S&P conferma rating Italia a BBB+ e outlook migliora. Giorgetti: “Il lavoro paga”

(Adnkronos) –
S&P ha confermato il rating dell’Italia ‘BBB+/A-2’ ma ha rivisto al rialzo l’outlook portandolo da stabile a positivo. “La traiettoria di maggiore credibilità verso l’Italia non conosce soste. Il lavoro paga”, dice in una nota è il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. 

L’agenzia di rating internazionale sottolinea che “l’outlook positivo riflette la nostra aspettativa che, nonostante la persistente incertezza nel commercio internazionale, il settore privato diversificato dell’Italia continuerà a sostenere avanzi delle partite correnti, migliorando la posizione creditoria netta dell’economia nei confronti del resto del mondo, mentre il settore pubblico dovrebbe ridurre gradualmente il proprio indebitamento netto, avviando il debito pubblico su una lenta traiettoria discendente a partire dal 2028”. 

Il rapporto deficit/pil, rileva S&P, “è destinato a scendere al di sotto del 3% del pil nel 2026”, “per poi ridursi solo marginalmente negli anni successivi”: Dal 2024, osserva l’agenzia di rating, “il Paese registra avanzi primari. Sebbene le uscite di cassa legate al Superbonus continueranno a gravare sul saldo di cassa tra il 2026 e il 2028, il loro impatto è in graduale attenuazione e dovrebbe scomparire entro il 2028-2029. Di conseguenza, l’elevato debito pubblico italiano, stimato al 136% del pil nel 2025, è destinato ad aumentare lievemente fino al 2027, per poi iniziare una graduale fase di riduzione”. 

S&P si aspetta “che l’economia italiana cresca in modo costante nei prossimi tre anni”: la crescita economica, rileva l’agenzia di rating, “è destinata ad accelerare fino a circa lo 0,8% nel 2026, dallo 0,5% stimato per il 2025, grazie all’accelerazione nell’attuazione dei progetti finanziati dall’Ue e a un lieve aumento dei redditi reali. Successivamente, ci aspettiamo che la crescita del pil si stabilizzi intorno allo 0,8% nel periodo 2027-2028, con l’attenuarsi delle pressioni sul commercio, in assenza di nuovi shock commerciali e nonostante il rallentamento degli investimenti pubblici”. La spesa per investimenti pubblici legata ai trasferimenti del programma Next Generation EU (Ngeu) continua “a fornire il principale impulso alla crescita in vista della conclusione del programma a metà 2026”. 

In assenza di uno shock positivo della produttività, osserva S&P, “restano sfide strutturali legate alla crescita, anche a causa dell’invecchiamento e della potenziale riduzione della popolazione in età lavorativa, sebbene il mercato del lavoro continui finora a mostrare resilienza”. Le prospettive economiche dell’Italia sono migliorate rispetto al periodo pre-pandemico, “ma restano inferiori a quelle dei partner dell’area euro”. I rischi per il commercio europeo “restano elevati, poiché la frammentazione commerciale e le politiche statunitensi imprevedibili creano incertezza, distorcono la concorrenza ed espongono vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento”. 

S&P si aspetta “che l’inflazione italiana aumenti gradualmente fino all’1,9% nel 2028, dall’1,7% del 2025, in linea con le tendenze dell’area euro”. Le elezioni amministrative del 2026, osserva l’agenzia di rating, “difficilmente avranno un impatto significativo sulle politiche nazionali”. 

 

economia

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