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Occidente ‘malato’, l’Europa ‘una Rsa’. La profezia di D’Alema

(Adnkronos) –
La democrazia occidentale è “malata” e rischia di trasformarsi in un “guscio vuoto” se non torna a redistribuire ricchezza e opportunità, restituendo alle persone una ragione per partecipare. È l’analisi di Massimo D’Alema, in un’intervista sul primo numero de “Il Viaggio magazine”, pubblicato dalla compagnia aerea Aeroitalia. Il mensile è diretto da Virginia Saba, giornalista e candidata nel 2018 con il Movimento 5 Stelle, ex compagna di Luigi Di Maio, autrice dell’intervista.  

La compagnia aerea, di cui D’Alema è stato consulente in questi anni, ha come presidente e unico azionista Mark Bourgade, banchiere francese residente a Dubai, attualmente in causa a Londra per il controllo della società con l’ex socio Germán Efromovich, manager boliviano con cittadinanza brasiliana, colombiana e polacca ed ex presidente del Gruppo Avianca, che sostiene di essere il vero titolare delle quote. L’amministratore delegato, Gaetano Intrieri, è stato consulente dell’ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, parlamentare M5S. 

Aeroitalia a breve dovrebbe anche cambiare nome in Air Italy, a seguito di un contenzioso con i commissari della ex Alitalia che sostenevano come la livrea e il nome ricordassero troppo quelli della fu compagnia di bandiera.  

Secondo D’Alema, che lo scorso settembre ha partecipato alla parata militare cinese organizzata da Xi Jinping con al fianco il presidente russo Vladimir Putin e il leader supremo nordcoreano Kim Jong-Un, dopo la fine della Guerra Fredda l’illusione che democrazia liberale e libero mercato si imponessero ovunque si è infranta. “Viviamo in democrazie senza popolo”, afferma, richiamando il crescente astensionismo che in molti Paesi occidentali coinvolge circa metà degli elettori. In questo contesto, spiega, la politica diventa dominio di pochi e si degrada la selezione della classe dirigente, favorendo populismi e leadership improvvisate. 

Alla radice del fenomeno, l’ex presidente del Consiglio individua la rottura del compromesso sociale: la globalizzazione ha prodotto crescita e ridotto la povertà nel mondo, ma ha anche ampliato le disuguaglianze in Occidente. “Una piccola élite ha accumulato ricchezze senza precedenti, mentre classi medie e popolari si sono impoverite”, osserva, sottolineando come oggi potere economico e potere tecnologico tendano a coincidere, attraverso il controllo dei dati. 

D’Alema legge anche in questa chiave il successo delle destre e di figure come Donald Trump, sostenute da ampi settori del lavoro dipendente: paura, insicurezza e percezione del declino alimentano nazionalismo e chiusura verso l’altro. “La paura genera razzismo e nazionalismo, sentimenti che sono, direbbe un filosofo, naturaliter di destra”. Sul piano geopolitico, l’ex premier parla apertamente di declino relativo dell’Occidente, che a fine secolo rappresenterà circa il 10% dell’umanità, diventeremo una gigantesca Rsa. In questo scenario, l’Europa rischia di “finire fuori quadro” se non resta unita, mentre la vera competizione globale sarà tra Stati Uniti e Cina. Pechino, osserva, non esporta ideologia ma chiede rispetto come grande civiltà, e la sfida con Washington dovrà necessariamente fondarsi su un equilibrio di coesistenza per evitare un conflitto distruttivo. 

Forte anche il giudizio sulla guerra a Gaza, che D’Alema definisce una tragedia di fronte alla quale l’Occidente ha mostrato un’inquietante insensibilità, rischiando di difendere il proprio primato “calpestando i valori fondamentali, a partire dai diritti umani”. Sul futuro dell’Europa, l’analisi si intreccia con il tema demografico: senza immigrazione, avverte, il continente andrebbe incontro al collasso dei sistemi produttivi e di welfare. “Se l’Europa vuole sopravvivere, deve attrarre e integrare fino a 150 milioni di immigrati, non respingerli”. Quanto al suo percorso personale, D’Alema esclude un ritorno a ruoli pubblici: “A una certa età non si vanno cercando incarichi. È anche esteticamente brutto. Ho fatto tutto ciò che volevo e non ho rimpianti”. Resta, dice, la passione politica e la curiosità intellettuale, coltivate attraverso l’attività culturale e di analisi. 

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