(Adnkronos) – Per esercitare la deterrenza e “difenderci da qualsiasi potenziale avversario” sono necessarie le risorse e “la buona notizia, a questo proposito, è che i fondi stanno effettivamente arrivando. Molti Alleati stanno incrementando progressivamente il proprio impegno, accelerando il percorso verso il raggiungimento dell’obiettivo di spesa del 5%, stabilito in occasione del Vertice dell’Aja”. Così il segretario generale della Nato, Mark Rutte, arrivando alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza a Helsingborg.
“Ciò si traduce, letteralmente, in decine – e, nel corso degli anni, centinaia – di miliardi di euro aggiuntivi destinati alla spesa per la difesa”, ha spiegato Rutte.
Sulle basi in Europa e sullo Stretto di Hormuz “gli europei hanno recepito il messaggio” degli Stati Uniti, ha quindi assicurato. “Quando mi sono recato negli Stati Uniti, all’inizio di aprile, ho avuto modo di parlare anche con il presidente, con il segretario di Stato e con il segretario alla Difesa. Ho percepito distintamente un senso di delusione. Permettetemi di aggiungere che gli europei hanno recepito il messaggio”, ha spiegato il segretario generale dell’Alleanza atlantica.
Per quanto riguarda le basi europee, “si tratta di impegni bilaterali assunti dai Paesi europei nei confronti degli Stati Uniti, affinché questi ultimi possano avvalersi di tali accordi per le operazioni che conducono in altre parti del mondo. Osservando la situazione attuale in Europa – e in particolare negli ultimi due mesi – si nota come i paesi europei stiano onorando tali impegni in maniera massiccia”, ha spiegato Rutte.
Passando poi allo Stretto di Hormuz, ha proseguito, “ciò che stiamo osservando – e credo che su questo punto gli europei abbiano davvero recepito il messaggio – è che molti Paesi europei si stanno adoperando per, diciamo così, posizionare alcune delle loro navi chiave e altri asset in prossimità del teatro operativo: mi riferisco, ad esempio, a equipaggiamenti per lo sminamento e navi dragamine”.
Il segretario Rutte ha quindi accolto positivamente l’annuncio del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sull’invio di 5mila soldati in Polonia. “Naturalmente, accolgo con grande favore l’annuncio di ieri”, ha dichiarato nel doorstep della riunione. “La traiettoria su cui ci troviamo – ovvero un’Europa più forte e una Nato più forte, volta a garantire che, nel tempo e passo dopo passo, diventeremo meno dipendenti da un unico alleato, come lo siamo stati per così tanto tempo, vale a dire gli Stati Uniti – proseguirà. In tal modo, anche per loro, si aprirà la possibilità e l’opzione di orientarsi maggiormente verso altre priorità, che sono anch’esse nel nostro interesse”, ha spiegato Rutte.
“E’ nostro dovere garantire che (l’Ucraina, ndr) disponga di tutto il necessario per sostenere lo sforzo bellico. Ciò implica la disponibilità di risorse finanziarie, nonché l’impegno a garantire che tali fondi – e il sostegno complessivo all’Ucraina – siano distribuiti nel modo più equo possibile tra tutti gli alleati della Nato. Ritengo che, su questo fronte, possiamo fare ancora di più”, ha poi dichiarato il segretario generale della Nato.
“Ciò che intendo ottenere è che ci sia una maggiore condivisione degli oneri in questo ambito”, ha proseguito Rutte, lamentando che “al momento sono solo sei o sette alleati a farsi carico del lavoro più gravoso”. Secondo il segretario generale, “la buona notizia è che il loro contributo è sufficiente a garantire che l’Ucraina continui ad avere accesso a questi cruciali equipaggiamenti statunitensi. Ma, naturalmente, sarebbe più giusto se all’interno della Nato – e in particolare nella componente europea dell’Alleanza – vedessimo anche altri alleati farsi avanti”.
Ricordando la presenza alla riunione a Helsingborg del capo della diplomazia di Kiev, Andrij Sybiha, Rutte ha evidenziato che “il tema centrale è come fare in modo che l’Ucraina rimanga il più forte possibile nel condurre la propria battaglia. Le forze ucraine stanno tenendo la linea del fronte e, devo ammetterlo, sono profondamente colpito dalla tenacia con cui, fin dal 2022 – anno dell’invasione su vasta scala da parte della Russia – si oppongono all’attacco nemico”.
—
internazionale/esteri
webinfo@adnkronos.com (Web Info)


