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Maria Callas e il mistero della voce perduta, studio ipotizza rara malattia autoimmune

(Adnkronos) – L’hanno definita “la voce del Novecento”, una “voce assoluta”, iconica, capace come poche di toccare le corde del cuore. Un mito complesso e magico quello di Maria Callas, che nasconde anche un mistero, quello che portò negli anni Sessanta al progressivo declino vocale della Divina. Per oltre mezzo secolo è stato attribuito a molteplici fattori: stress emotivo, drastico dimagrimento, eccessivo utilizzo della voce, problemi psicologici o effetti collaterali farmacologici. Oggi una ricerca italiana, condotta da un team dell’università di Padova e pubblicata sul ‘Journal of Voice’, rilegge il giallo della voce perduta proponendo un’interpretazione clinica diversa del caso della celebre soprano. Gli autori chiamano in causa la dermatomiosite, una malattia infiammatoria che può colpire anche la laringe e i muscoli della respirazione. Secondo gli autori – specialisti dell’Unità operativa complessa di Otorinolaringoiatria dell’azienda ospedale-università di Padova e dell’Istituto di Storia della reumatologia – una possibile spiegazione del declino vocale della Callas potrebbe essere questa rara malattia autoimmune che colpisce muscoli e cute, ma non solo. 

“La dermatomiosite può manifestarsi inizialmente con disfonia isolata o predominante dovuta al coinvolgimento infiammatorio dei muscoli intrinseci della laringe, a lesioni della mucosa delle corde vocali o, più raramente, a paresi cordali”, spiega Rosario Marchese-Ragona, primo autore dello studio. “Nei casi descritti in letteratura i sintomi vocali possono variare parallelamente all’attività della malattia e alla risposta alle terapie immunosoppressive. Nel caso di Maria Callas abbiamo identificato numerose analogie cliniche e funzionali, tra cui affaticamento vocale progressivo, perdita del sostegno respiratorio, difficoltà nel mantenere la potenza del canto, disfonia fluttuante e un miglioramento parziale dopo trattamento con corticosteroidi. L’applicazione retrospettiva dei criteri diagnostici storici e contemporanei suggerisce che la dermatomiosite rappresenti un’ipotesi clinicamente plausibile per spiegare almeno una parte del declino vocale e fisico della cantante”. 

Lo studio ha integrato una revisione della letteratura otorinolaringoiatrica e reumatologica internazionale con fonti storiche, testimonianze mediche dell’epoca, analisi foniatriche e valutazioni delle registrazioni e delle esibizioni filmate della Callas. Oltre all’interesse storico e culturale legato alla figura di Maria Callas, il lavoro richiama l’attenzione degli specialisti sul fatto che la disfonia persistente può rappresentare una manifestazione precoce di malattie autoimmuni sistemiche.  

Da un lato, dunque, l’indagine degli esperti contribuisce a una rilettura scientificamente fondata della vicenda clinica della cantante che incantò milioni di persone segnando la storia dell’opera lirica del Novecento e offre una possibile spiegazione biologica di sintomi che per decenni sono stati interpretati quasi esclusivamente in chiave psicologica, artistica o personale. Dall’altro lato però questa analisi va oltre, riconnettendosi a giorni nostri con quello che si può trarre da una vicenda umana così straordinaria. “Il messaggio clinico più importante – concludono gli autori – è che una raucedine persistente o atipica non dovrebbe mai essere sottovalutata. In alcuni casi può rappresentare il primo segnale di una malattia sistemica e richiedere una valutazione multidisciplinare che coinvolga otorinolaringoiatri, foniatri, neurologi e reumatologi”. 

salute

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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