(Adnkronos) –
“L’Iran non ha chance, dovrebbe sventolare la bandiera bianca”. Donald Trump tira dritto, per il presidente degli Stati Uniti non c’è più un nemico da combattere. La guerra, però, può riprendere già questa settimana, nonostante annunci e dichiarazioni definiscano un quadro diverso. “L’operazione Epic Fury è conclusa”, dice il segretario di Stato, Marco Rubio.
“Il cessate il fuoco è in vigore”, afferma il segretario alla Difesa, Pete Hegseth. Washington si concentra essenzialmente sull’operazione Project Freedom, che mira a sbloccare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e garantire il passaggio delle navi commerciali. Due cacciatorpediniere americani hanno attraversato lo Stretto dopo aver “respinto” attacchi di Teheran tra missili e droni. “Una scaramuccia”, glissa Trump ridimensionando la portata dell’episodio e evitando di chiarire quando scatterebbe una reale violazione della tregua.
L’Iran sostiene di aver sparato “colpi di avvertimento” contro navi militari statunitensi nello Stretto di Hormuz, dopo che queste avrebbero ignorato l’indicazione di non avvicinarsi all’area. Schermaglie o poco più, secondo la Casa Bianca: “L’Iran sa cosa deve e non deve fare”, dice Trump. “Hanno sparato da piccole imbarcazioni con cerbottane, perché non hanno più navi. Farebbero bene a comportarsi da persone intelligenti, perché non vogliamo andare lì a uccidere gente. Io non lo voglio, è troppo duro”.
Hegseth e il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, sostengono che gli attacchi iraniani che restano “al di sotto della soglia” per una ripresa delle ostilità su larga scala. “Ci aspettavamo una certa instabilità all’avvio dell’operazione”, dice Hegseth, aggiungendo che Washington sta comunicando con Teheran “sia pubblicamente sia attraverso canali riservati” per consentire lo svolgimento della missione, definita difensiva.
Davanti a telecamere e microfoni, il presidente americano si mostra ancora fiducioso in una soluzione negoziale purché venga soddisfatta la richiesta fondamentale: “L’Iran non deve avere armi nucleari”. La tregua resiste, insomma, nonostante le scintille nello Stretto di Hormuz. La prospettiva di una ripresa della guerra, però, non è affatto remota. Funzionari statunitensi e israeliani ritengono che Trump potrebbe dare ordine di riprendere gli attacchi questa settimana se dovesse continuare lo stallo diplomatico con Teheran, riferisce Axios. L’equilibrio raggiunto è estremamente precario, lascia intendere Rubio.
“Project Freedom nello Stretto di Hormuz è un’operazione difensiva. Se non vengono sparati colpi contro le nostre navi, noi non spareremo”, assicura il numero 1 della diplomazia aggiungendo che “allo stesso tempo, se saremo colpiti, risponderemo e lo faremo con efficienza letale”. Rubio evidenzia che altri paesi intendono partecipare all’operazione: “Diversi Paesi hanno detto ‘dobbiamo fare qualcosa e risolvere il problema’”, aggiunge.
Il segretario di Stato si appresta a volare in Italia e si sofferma sul ruolo dell’Italia nello scacchiere internazionale, in particolare in Libano: “Ciò che deve accadere in Libano, ciò che tutti vogliono vedere, è un governo libanese con la capacità di colpire Hezbollah e smantellarlo e penso che l’Italia potrebbe essere d’aiuto in questo senso. Gli italiani sono coinvolti da tempo nell’addestramento della polizia e nell’addestramento delle forze” libanesi, “quindi ci piacerebbe sentire il loro parere al riguardo”. L’Italia, attraverso le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto, ribadisce” con fermezza che nessuna unità della Marina Militare è partita né è in procinto di partire verso l’area dello Stretto di Hormuz”.
Nel cruciale braccio di mare, il rischio di ‘incidente’ è elevato. L’Iran ha piazzato mine navali nello Stretto di Hormuz durante il cessate il fuoco iniziato il 7 aprile, come afferma a Washington il generale Caine, che mostra ai media una mappa con la presenza di ordigni. Teheran ha posizionato altre mine il 23 aprile, dopo averne già piazzate alcune nelle prime fasi del conflitto. Funzionari americani, secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, ritengono che le mine non chiuderebbero del tutto lo Stretto: le navi commerciali potrebbero comunque attraversarlo, evitando gli ordigni. Tuttavia, la loro presenza rende il passaggio più complesso e rallenta il traffico in una delle rotte energetiche più importanti al mondo.
La guerra 2.0, secondo la Cnn, è già al centro di discussioni tra Israele e Stati Uniti, anche con preparativi per un possibile nuovo round di attacchi contro l’Iran. A parlarne è una fonte israeliana citata dall’emittente, secondo cui eventuali nuovi raid si concentrerebbero su infrastrutture energetiche ed nuove operazioni potrebbero puntare su esponenti della Repubblica islamica. Molti di questi progetti, precisa la rete, erano stati già messi a punto ed erano pronti per essere attuati alla vigilia dell’entrata in vigore della tregua il mese scorso. “L’intenzione sarebbe portare avanti una breve campagna volta a fare pressioni sull’Iran per portarlo a ulteriori concessioni nei negoziati”, le parole della fonte alla Cnn. L’ultimo verdetto sulla ripresa delle operazioni militari spetta comunque a Donald Trump.
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