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Iran, il marito di Narges Mohammadi: “Temo per lei, attacco Usa renderebbe la repressione più brutale”

(Adnkronos) – E’ “molto preoccupato” l’attivista iraniano Taghi Rahmani per la condanna a sette anni e mezzo di carcere della moglie, Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi. E non solo “per le sue condizioni di salute”, per le quali l’attivista era stata scarcerata, ma anche perché “in caso di un attacco militare americano la repressione del regime sarà ancora più brutale e lei sarà in carcere” mentre questo avviene. Lo ha dichiarato all’Adnkronos Rahmani da Parigi, dove vive in esilio dal 2012 insieme ai figli.  

Definito da Reporter sans frontieres “il giornalista più spesso incarcerato”, Rahmani ha spiegato: “Quando ho saputo della condanna di Narges Mohammadi mi sono preoccupato moltissimo, sia per le condizioni della sua salute, sia per quanto riguarda il fatto che nel caso di un attacco militare americano lei sarà rinchiusa in carcere”. 

Narges, ha sottolineato il marito, “è molto malata, ha diverse patologie, ha bisogno di cure mediche, ha problemi polmonari, la pressione sanguigna molto alta, ha problemi cardiaci gravi”. E “se ci dovesse essere un attacco militare americano, questo porterà, oltre a tantissima tensione, soprattutto a un inasprimento della repressione, rendendo il regime ancora più brutale”. 

Riferendosi alla brutale repressione delle manifestazioni da parte di Teheran, Rahmani ha affermato che “abbiamo visto come il regime è capace di compiere un eccidio senza pari nella storia della Repubblica islamica, per cui non sono preoccupato solo per Narges, ma per tutti i prigionieri politici, per tutto il popolo”. A proposito di Mohammadi, “mi preoccupa in modo particolare il fatto che lei non possa curarsi in una situazione di emergenza bellica”, ha affermato. 

”Sapendo che il presidente americano Donald Trump non è sensibile al tema dei diritti umani”, con l’arresto di Narges Mohammadi ”la Repubblica islamica ha voluto dare un messaggio ai dissidenti che si trovano all’interno del Paese”. Ovvero che le autorità di Teheran ”possono permettersi di perseguitare, arrestare e condannare chiunque mostri dissenso nei confronti della Repubblica islamica e questo rende la situazione particolarmente preoccupante e pericolosa’, ha aggiunto Rahmani.  

”Ovviamente ci tengo moltissimo a Narges perché è mia moglie e sono molto preoccupato per lei, ma non solo per lei”, ha aggiunto Rahmani. ”Questa condanna a Narges e l’ondata di arresti sono un messaggio a chi si trova all’interno del Paese. Probabilmente è un messaggio a uso interno, per far capire che gli attivisti civili verranno sottoposto a maggiori pressioni, ci sarà un inasprimento delle pene”, ha sottolineato.  

Narges Mohammedi ”potrebbe fare molto per la democrazia in Iran, grazie al suo attivismo, alla rete che ha costruito” e anche grazie al fatto che ”riesce a dialogare con la comunità internazionale”, ha aggiunto Rahmani mentre l’opposizione iraniana appare senza un leader unificante in grado di guidare la transizione nel caso di un’eventuale caduta del regime teocratico. ”Rivolgo un appello a tutte le organizzazioni, a tutti i media, a chiunque possa fare qualcosa affinché Narges venga liberata”, afferma Rahmani. ”Narges, in qualità di attivista per i diritti umani, potrebbe fare tanto per gli iraniani se fosse libera. Potrebbe compiere azioni molto utili dato che è una persona conosciuta a livello internazionale” e che ”riesce a dialogare con il mondo, dove le sue attività sono apprezzate”. 

Rahmani ha ricordato che Narges Mohammadi ”è stata condannata a 6 anni di carcere più un anno e mezzo per attentato alla sicurezza dello stato, per un totale di 7 anni e mezzo di carcere”. Inoltre ”per due anni, quando sarà uscita dal carcere, non potrà lasciare il Paese e dovrà vivere in esilio in una città del Sistan e Baluchistan, regione molto lontana da Teheran”. 

L’Italia e l’Europa aprano le porte ”ai rifugiati politici, a chi è costretto a scappare dall’Iran per salvarsi la vita”, ha proseguito Rahmani. ”Al governo italiano e ai governi europei quello che chiedo è maggiore sensibilità riguardo al tema dei diritti umani”. Ovvero ”dare più importanza ai rifugiati politici a chi per salvarsi la vita scappa dall’Iran ed è costretto a bussare alla porta dell’Europa”. L’attivista politico ha chiesto inoltre di ”fare pressione perché non ci siano violazioni dei diritti umani, che non ci siano prigionieri politici, uccisioni, repressioni brutali”. Perché ”si tratta di diritti fondamentali e quello che chiedo è che si facciano pressioni continuamente nei confronti del regime iraniano in modo che risponda delle proprie azioni e delle violazioni commesse nei confronti dei diritti umani”, ha aggiunto. 

Quindi ”chiediamo alla comunità internazionale, all’Unione europea e alle organizzazioni in difesa dei diritti umani di sostenere la lotta che sta portando avanti Narges e tanti iraniani e iraniane, per far sì che venga annullata questa sentenza e tante altre sentenze illegittime ai danni delle persone ingiustamente arrestate e che devono affrontare processi ingiusti”. (di Melissa Bertolotti) 

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