(Adnkronos) –
L’influenza, anche con la variante K, mette a letto migliaia di italiani ogni giorno in questo inizio di 2026. E quando si guarisce, rimangono sintomi fastidiosi che possono ‘accompagnare’ per oltre 20 giorni. “Una condizione comune a diversi pazienti”, conferma all’Adnkronos Salute Giorgio Sesti, docente di Medicina interna all’Università Sapienza di Roma, facendo riferimento ai postumi.
Questa ‘persistenza’ di sintomi una volta finita l’influenza è legata al fatto che siamo di fronte a “un virus particolarmente aggressivo e resistente. Come accade per la maggior parte dei virus spesso riusciamo a prevenirli con un vaccino specifico, ma non abbiamo farmaci mirati, soltanto quelli sintomatici. E visto che questo virus influenzale è molto resistente e persistente riusciamo ad eliminarlo più lentamente”.
Da qui “la persistenza dei classici disturbi – la tosse, raucedine, rinite – tipici segni dell’influenza che, però, anziché durare 3 o 5 giorni, qui durano anche tre settimane. Abbiamo, insomma una durata tripla o quadrupla dei postumi rispetto alle sindromi influenzali abituali, dovuta proprio all’aggressività del virus”. Per tenere a bada questi strascichi “possiamo usare i classici farmaci sintomatici con il consiglio del medico”. La persistenza “ovviamente è più problematica nelle persone più fragili, per le quali ci sono maggiori rischi in caso di sovrainfezioni da batteri che possono provocare polmoniti. Tutto questo si riflette anche sull’assistenza sanitaria con il sovraffollamento dei pronto soccorso e degli ospedali che attualmente sono veramente strapieni di questi casi”.
A fronte di questa particolare virulenza è più che mai importante, ricorda il medico, “proteggersi e attuare le precauzioni di buon senso: non esporsi al freddo e al vento, adesso si sono abbassate le temperature. Bisogna poi ricordare di applicare le norme igieniche per evitare il contagio: lavaggio dalle mani, ricambio d’aria, non frequentare luoghi chiusi affollati”.
Per quanto riguarda la stanchezza persistente post-influenzale, sottolinea Sesti, “è figlia del fatto che questi disturbi sono prolungati: ogni volta che abbiamo sintomi respiratori e quant’altro il nostro organismo si affatica perché, con questi acciacchi, è sottoposto anche ad un ‘lavoro’ muscolare e il fisico è impegnato a difendersi”.
Il consiglio del medico è “riposare, riprendere le attività gradualmente, attenersi a un’alimentazione sana e iniziare di nuovo a muoversi, a fare attività fisica, appena le condizioni climatiche ce lo consentono”.
E gli integratori? “Si tratta di prodotti che servono a colmare le carenze nutrizionali. Se si ha un’alimentazione completa e non si hanno disturbi di assorbimento intestinale una dieta ricca e varia copre totalmente e fabbisogno. No serve aggiungere nulla”. No invece ai “cibi pesanti che aggravano il lavoro dell’organismo”. Buona norma è “mangiare alimenti freschi: molta frutta, agrumi che hanno vitamina C, verdure”, conclude Sesti.
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