Elezioni in Israele, da Netanyahu a Eisenkot ma non solo: chi sono i candidati e chi può diventare premier

(Adnkronos) – Da un lato il primo ministro e leader del Likud Benjamin Netanyahu, dall’altro l’ex capo di Stato Maggiore delle Idf e leader del partito Yashar Gadi Eisenkot. Sono loro i due principali sfidanti alle elezioni parlamentari che si terranno il 27 ottobre in Israele, ma nessuno dei due, stando ai sondaggi, riuscirà ad avere la maggioranza dei 61 seggi che permetterà al loro blocco di guidare la Knesset. Sarà quindi probabilmente necessario formare alleanze per creare una coalizione di maggioranza. Ma chi sono i leader più importanti dei principali partiti? 

Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, innanzitutto. A 77 anni è il primo ministro israeliano rimasto in carica più a lungo e la figura più influente della politica israeliana, avendo superato guerre, crisi, scandali e l’attentato del 7 ottobre 2023, il più sanguinoso nella storia recente di Israele. E’ da tempo leader del partito Likud e i suoi sostenitori ne riconoscono i successi in materia di sicurezza ed economia, nonché gli stretti legami con il presidente statunitense Donald Trump, che lo ha appoggiato. Gli oppositori di Netanyahu affermano che è responsabile dei fallimenti politici e di sicurezza che hanno preceduto l’attacco del 7 ottobre 2023 e lo accusano di aver gestito male le guerre che ne sono seguite, dall’Iran al Libano fino allo Yemen. Nel 2024 la Corte penale internazionale (Cpi), insignita del Premio Sakharov alla vigilia delle elezioni israeliane, ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Netanyahu per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il premier israeliano è inoltre coinvolto in uno scandalo giudiziario che si protrae da anni, essendo stato accusato di frode, abuso d’ufficio e accettazione di tangenti. Netanyahu nega ogni addebito. 

Gadi Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore. Ha 66 anni, proviene da una famiglia operaia di immigrati ebrei marocchini e per 40 anni ha scalato i ranghi dell’esercito israeliano, fino a diventare capo di Stato Maggiore. Attualmente, il generale guida il principale partito di opposizione, il centrista Yashar, dopo essere entrato in politica nel 2022. Suo figlio Gal è stato ucciso a 25 anni in combattimento nella Striscia di Gaza in seguito agli attacchi del 7 ottobre, e così anche due suoi nipoti. Eisenkot ha anche ricoperto il ruolo di osservatore nel gabinetto di guerra di Netanyahu, ma si è dimesso dopo otto mesi accusando il primo ministro di non avere una strategia chiara. Da allora si è posizionato come alternativa moderata a Netanyahu, pur mantenendo una linea dura in materia di sicurezza. A Eisenkot viene attribuita la formulazione della cosiddetta “Dottrina Dahiyeh” israeliana, una strategia militare che prevede l’impiego di una forza sproporzionata nelle aree da cui i militanti lanciano gli attacchi. Se riuscirà a formare una coalizione, Eisenkot potrebbe diventare il primo premier israeliano di origine mizrahi. I mizrahi israeliani, provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente, hanno storicamente subito discriminazioni da parte dell’elite del paese di origine europea. 

Naftali Bennett, ex primo ministro. A 54 anni è il leader di destra e religiosamente osservante di Beyachad (Insieme), una lista congiunta con il politico centrista Yair Lapid. Si oppone all’indipendenza palestinese e sostiene la costruzione di insediamenti nella Cisgiordania occupata. Prima di entrare nella Knesset nel 2013, Bennett è stato capo di gabinetto di Netanyahu e anche a capo del Consiglio di Yesha, un’organizzazione ombrello che riunisce le autorità locali all’interno degli insediamenti israeliani. Il suo partito conservatore Yamina ha ottenuto sette seggi nelle ultime elezioni, il che gli ha permesso di formare una coalizione composta da partiti di sinistra e arabi. Ha poi ricoperto brevemente la carica di primo ministro nel 2021, in seguito a un accordo di condivisione del potere, sempre con Lapid. Sebbene Bennett, come Netanyahu, adotti una linea dura nei confronti dei palestinesi, i due hanno profonde divergenze sulla gestione delle questioni di sicurezza da parte di Netanyahu e sulla sua battaglia contro il sistema giudiziario israeliano. 

Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale. Cinquantenne, è il ministro della sicurezza nazionale israeliano e un provocatore di estrema destra con diverse condanne, tra cui quella per aver sostenuto un’organizzazione terroristica. Ben-Gvir è indagato anche dalla Procura di Roma per i presunti abusi e trattamenti degradanti subiti dagli attivisti italiani della Sumud Flotilla diretti a Gaza fermati a maggio 2026 in acque internazionali e portati in Israele. Ben -Gvir è a capo di Otzma Yehudit (Potere Ebraico), un partito ultranazionalista che, grazie al suo ottimo risultato alle ultime elezioni gli ha garantito l’incarico di ministro e ha contribuito a spingere ulteriormente a destra la coalizione di Netanyahu. E’ un avvocato di formazione che si è fatto conoscere difendendo con successo estremisti ebrei di destra accusati di violenza contro i palestinesi. Da adolescente, Ben-Gvir si rifiutò di arruolarsi nell’esercito per le sue idee estremiste. Era seguace di Meir Kahane , il rabbino violentemente razzista che propugnava l’espulsione dei palestinesi da Israele, Gaza e Cisgiordania. Ben-Gvir ha delineato piani per quella che definisce l’emigrazione “volontaria” di circa 2 milioni di palestinesi dalla Striscia di Gaza, dove si è battuto per la ricostruzione degli insediamenti ebraici. 

Mansour Abbas, membro della Knesset e leader di Ra’am. 52 anni, è un politico e dentista arabo-palestinese originario del nord di Israele. E’ a capo di Ra’am, che è stato il primo partito a guida araba a entrare in una coalizione di governo nel 2021. La sua strategia è stata quella di concentrarsi su questioni più locali, come la criminalità nelle comunità arabe, piuttosto che sul più ampio conflitto israelo-palestinese, nella speranza di far guadagnare a Ra’am più seggi alla Knesset e di corteggiare potenziali partner di coalizione. Con quest’ottica, Abbas ha nominato l’ex comandante di polizia e politico ebreo centrista Yoav Segalovitz come secondo candidato nella lista elettorale di Ra’am. Abbas è membro della Knesset dal 2019. 

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