(Adnkronos) – L’arbitro alla fine ha fischiato il rigore, ma non nell’area in cui sperava Roma. L’Istat ieri ha certificato che il deficit/Pil dell’Italia nel 2025 si è attestato al 3,1%, quindi sopra il 3% del Pil, come nei dati comunicati prima dell’estate. Di conseguenza, l’Italia resta nel braccio correttivo del patto di stabilità, cioè nella procedura per deficit eccessivo (Edp), almeno fino alla prossima primavera/estate.
Il nostro Paese sarebbe potuto uscire in anticipo dalla procedura in cui è entrato nel luglio 2024 se il deficit del 2025 fosse risultato a consuntivo, dopo le revisioni, inferiore al 3% del Pil. Lo stesso commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis aveva confermato più volte che l’uscita dalla Edp quest’anno era “certamente una possibilità”, a condizione però che il deficit rientrasse sotto soglia. Così non è stato: l’Istituto Nazionale di Statistica ha confermato che il disavanzo 2025 è stato pari al 3,1%, quindi l’Italia resta in procedura.
Lo stesso ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti venerdì scorso a Dublino, a margine dell’Ecofin informale/Eurogruppo, era stato molto cauto sulla possibilità che il deficit 2025 subisse una sostanziale revisione al ribasso: “Io non sono fiducioso – aveva risposto – sono speranzoso per l’Italia e per la Repubblica Italiana. Ma non è una decisione che prendiamo noi, è una decisione che prende Istat”. E quindi, aveva aggiunto citando l’allenatore serbo della Sampdoria Vujadin Boskov, “è rigore quando l’arbitro fischia. Se non fischia cosa volete che vi dica? Protesterò con l’arbitro, ma non posso farci niente”.
La Commissione Europea ha confermato, in gergo rigorosamente tecnico, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit quest’anno: Eurostat, ha ricordato un portavoce, pubblicherà i dati definitivi relativi al 2025 per le procedure per deficit eccessivo il prossimo 21 ottobre ma, perché la Commissione Europea “possa proporre la revoca della procedura per deficit eccessivo (Edp, Excessive Deficit Procedure) per l’Italia nel pacchetto d’autunno del Semestre europeo, previsto per novembre, la notifica Edp dell’ottobre 2026 dovrebbe indicare, per il 2025, un disavanzo inferiore al valore di riferimento del 3% del Pil”, mentre Istat oggi ha certificato che il deficit 2025 è stato pari al 3,1%.
Il portavoce ha confermato, nella sostanza, che l’Italia non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo quest’autunno, visto che è estremamente improbabile, se non impossibile, che Eurostat riveda al ribasso la stima dell’Istat.
“Le revisioni tra le notifiche Edp di primavera e quelle d’autunno – ha ricordato il portavoce – sono normali e riflettono l’integrazione di informazioni statistiche nuove e perfezionate, a mano a mano che nel corso dell’anno si rendono disponibili dati più completi. Oggi l’Istat ha diffuso una notifica relativa al disavanzo e al debito delle amministrazioni pubbliche per gli anni precedenti, incluso il 2025. I dati rivisti indicano che l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil si è attestato al -3,1% nel 2025”.
La conferma che l’Italia resterà nella procedura per deficit eccessivo almeno fino alla prossima primavera avrà un impatto sulla prossima finanziaria, riducendo i margini di manovra. Ma l’Italia ha chiesto, l’11 settembre scorso, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia (Nec), richiesta sulla quale la Commissione sta lavorando “con la massima celerità”, ha spiegato il portavoce Balazs Ujvari.
La Nec, però, può diventare una trappola. A causa di come è stato riformato il patto di stabilità alla fine del 2023, con una fortissima impronta germanica, i Paesi che si trovano in procedura per deficit vengono penalizzati rispetto a quelli che, al contrario, ne sono fuori: in altre parole, la Nec funziona diversamente a seconda se a chiederla è un ‘peccatore’, cioè un Paese che è in procedura, oppure un ‘virtuoso’, un Paese che ha un deficit inferiore al 3% e, quindi, è fuori procedura.
Il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis aveva più volte spiegato che, nel secondo caso, il Paese che la attiva, se aumenta il deficit oltre il 3% per via delle spese militari, non entra nella procedura per deficit eccessivo. Nel primo caso, invece, se il Paese si trova già in procedura e se, al netto delle spese militari aggiuntive, avrebbe visto il proprio deficit scendere sotto la soglia del 3%, al di sopra della quale rimane esclusivamente a causa delle spese militari, ebbene, in questo caso non esce dalla procedura. Questo oggettivamente penalizza i Paesi che si trovano in Edp, rispetto a quelli che non vi si trovano, quando si tratta di scegliere se attivarla o meno.
Tuttavia il governo italiano, se utilizzerà la clausola con perizia, potrebbe sfuggire a questa ‘tagliola’. Ujvari ha spiegato che l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non necessariamente ostacolerà l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura per deficit nella primavera del 2027, sempre a patto, ovviamente, che il deficit del 2026 scenda sotto il 3% del Pil. Un obiettivo che potrebbe essere a portata di mano: le proiezioni della Commissione lo danno al 2,9% per il 2026 (occorrerà però vedere le previsioni d’autunno).
“La questione non è bianco o nero – ha detto il portavoce – prendiamo il caso dell’Italia: se quest’anno dovessimo revocare la procedura per i disavanzi eccessivi (Edp) a suo carico, sarebbe necessario che il deficit di bilancio italiano nel 2025 risultasse inferiore al 3%, a prescindere dalla clausola di salvaguardia nazionale. Guardando poi” agli anni successivi, ha aggiunto, “il deficit dovrebbe mantenersi sotto quella soglia; tuttavia, in questo caso, si potrebbe tenere conto della clausola di salvaguardia nazionale. La questione è più articolata, presenta diverse sfaccettature”.
In pratica, a quanto si apprende a Bruxelles, se il deficit 2026 risulterà, nel 2027, inferiore al 3% e se l’Italia non caricherà troppe spese aggiuntive consentite dalla Nec sull’esercizio 2026, utilizzandola appieno nel 2027 e nel 2028, la Commissione potrebbe decretare l’uscita dall’Edp dell’Italia ugualmente la prossima primavera, a prescindere dall’attivazione della Nec. Per la valutazione del deficit prospettato nel 2027 e nel 2028, si potrà, appunto, “tenere conto” del fatto che è stata utilizzata la clausola nazionale di salvaguardia. Dunque se verrà usata in modo intelligente, cosa della quale a Bruxelles non dubitano, l’attivazione della clausola nazionale di salvaguardia non ostacolerà l’uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo nella primavera dell’anno prossimo. (di Tommaso Gallavotti)
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