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“SOS nonni”, il governo paga i vicini per aiutare gli anziani soli

Troppi anziani da soli e nessuno che se ne prende cura. Così il Ministero dello Sviluppo Sociale thailandese ha lanciato il programma “Host Family”, un sistema di welfare che prevede l’erogazione di sussidi mensili ai cittadini disposti a prendersi cura dei vicini anziani poveri e non autosufficienti. Lo scopo? Arginare una crisi demografica che minaccia di travolgere Bangkok. In un Paese dove lo Stato non ha le risorse per costruire ospizi pubblici, la solidarietà di quartiere diventa un lavoro dipendente.

Come funziona il “fido” per anziani

Il governo thailandese ha stanziato fondi per coprire inizialmente le prime 1.107 famiglie, con l’obiettivo di espandere il raggio d’azione negli anni successivi al lancio del programma nel 2024. Qualsiasi cittadino dai 18 anni in su può proporsi come caregiver, a patto di risiedere nella stessa zona dell’anziano.

Il compenso economico è fissato a 2.000 baht al mese (circa 50 euro), che può salire a 3.000 baht in caso di emergenze mediche o necessità particolari. Una cifra che può sembrare modesta, ma che in contesti di povertà estrema fa la differenza tra la sopravvivenza e l’abbandono.

Centenari, sì, ma a che prezzo? Il “bug” della longevità: viviamo di più (e male)

“Invecchiare prima di diventare ricchi”

Perché la Thailandia è arrivata a questo punto? La risposta è in un paradosso economico brutale. Come ha raccontato in un reportage il Wall Street Journal, la Thailandia è diventata una “società anziana” (con il 14% di over 65) in appena 18 anni, una transizione che agli Stati Uniti ha richiesto oltre 70 anni. L’Italia, ad esempio, è diventata “anziana” in circa 50 anni, con una velocità molto superiore a quella di molti altri Paesi occidentali. La trasformazione iniziata a metà degli anni ’70 è arrivata a compimento intorno al 2020, quando la quota di over 65 ha superato stabilmente il 23–24% e oggi si attesta a un over 65 ogni quattro residenti.

Il problema in Thailandia, però, non è solo il tempo, ma il denaro. Quando gli Stati Uniti hanno raggiunto questa soglia nel 2014, il loro Pil pro capite era di circa 55.000 dollari; la Thailandia l’ha raggiunta nel 2022 con soli 6.910 dollari. Con una fertilità crollata allo 0,9, ben al di sotto della soglia di ricambio generazionale, e una vita media salita a 77 anni, il Paese si trova con troppi “nonni” e pochissimi giovani a sostenerli.

Tra baracche e mense caritatevoli

Dietro i numeri ci sono storie di invisibilità urbana. Aran Inthakul, 71 anni, ex meccanico, ha raccontato al quotidiano statunitense di aver subito una caduta che lo aveva reso quasi totalmente incapace di camminare. Viveva in una baracca fatiscente a Bangkok e, grazie ai sussidi e al programma statali, è stato “adottato” dalla sua vicina, Lucksana Tohtrakarn, che oggi riceve il denaro utile per portargli cibo e aiutarlo nell’igiene.

Nelle zone rurali, la situazione è ancora più tesa. A Nong Bua Hing, l’80% degli adulti ha più di 60 anni. Qui Boonma Klahan, 57 anni, assiste i genitori ultraottantenni e altri 22 anziani del villaggio per soli 80 euro al mese. “È sempre più difficile”, confessa Boonma, le cui ginocchia iniziano a cedere per il peso di dover sollevare i pazienti senza letti ospedalieri.

Cosa rende felice un anziano solo?

Cosa influenza la felicità in questi contesti? Uno studio longitudinale condotto tra il 2015 e il 2022, basato sui dati nazionali del programma Health, Aging, and Retirement in Thailand ha rappresentato la prima analisi di questo tipo condotta in un Paese a medio reddito per identificare i fattori che influenzano il benessere degli anziani che vivono soli. Analizzando un campione di 1.735 soggetti con un’età media di 74 anni, i ricercatori hanno scoperto che la soddisfazione vitale non dipende solo da fattori socioeconomici classici come l’istruzione superiore o lo status economico, ma anche da elementi fisici specifici: la capacità di masticazione e l’uso di protesi dentarie sono risultati positivamente associati al benessere, poiché migliorano la nutrizione e la fiducia in se stessi.

Sul fronte della salute mentale, lo studio ha rilevato che i sintomi depressivi sono significativamente più alti tra gli uomini, i residenti in zone rurali e coloro che sono costretti a continuare a lavorare per necessità economica, suggerendo che l’impiego in tarda età possa essere fonte di stress piuttosto che di realizzazione.

Al contrario, fattori come la partecipazione a check-up sanitari annuali, l’attività fisica costante e il coinvolgimento sociale agiscono come potenti scudi protettivi, riducendo l’impatto della solitudine e delle limitazioni funzionali sulla qualità della vita percepita.

E le previsioni future non sono delle migliori. Entro i primi anni del 2040, il numero di thailandesi sopra gli 80 anni che necessitano di assistenza aumenterà di sei volte, raggiungendo i 2,5 milioni. In un Paese che conta appena 25 case di riposo governative per 71 milioni di abitanti, e dove il 45% degli anziani non ha alcun risparmio, il “fido” tra vicini non è più solo una scelta di cuore, ma l’unico pilastro rimasto a sorreggere una società che rischia il collasso.

Welfare

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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