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Settantamila dollari per fare figli: il nuovo piano di Singapore contro la denatalità

Singapore mette quasi 70 mila dollari locali per ogni figlio, circa 47 mila euro, sul tavolo della natalità. Non tutti arrivano alla nascita e non si tratta di un unico assegno: il nuovo sistema accompagna le famiglie fino ai 17 anni, distribuendo il sostegno tra denaro, risparmi per istruzione e salute e contributi annuali. È la risposta della città-Stato a un dato che continua a peggiorare nonostante decenni di politiche familiari: nel 2025 il tasso di fecondità totale è sceso a 0,87 figli per donna, il livello più basso mai registrato nel Paese.

Il nuovo pacchetto è stato annunciato dal primo ministro Lawrence Wong durante il National Day Rally del 23 agosto. L’obiettivo dichiarato non è concentrare gli aiuti soltanto intorno alla nascita, come avveniva finora, ma sostenere i genitori lungo una parte molto più ampia della crescita dei figli. “Vogliamo fare un cambiamento fondamentale nel modo in cui sosteniamo le famiglie”, ha spiegato Wong.

Ogni bambino cittadino di Singapore potrà ricevere fino a 62 mila dollari di Singapore attraverso il nuovo SG Child Support Package: 10 mila alla nascita, 32 mila attraverso crediti annuali da 2 mila dollari tra uno e 16 anni, 5 mila sul Child Development Account, altri 5 mila attraverso il cofinanziamento pubblico dei risparmi familiari e 10 mila a 17 anni destinati all’istruzione post-secondaria. Sommando il contributo MediSave da 5 mila dollari per le spese sanitarie e gli accrediti Edusave durante gli anni scolastici, il sostegno diretto arriva a circa 70 mila dollari per figlio. Il nuovo sistema partirà progressivamente dall’aprile 2027 e interesserà anche i bambini già nati, con modalità diverse in base all’età.

Ma Singapore non sta intervenendo soltanto sul denaro. Aumenteranno anche i giorni di congedo per la cura dei figli: ogni genitore lavoratore potrà averne otto con un figlio sotto i 12 anni, dieci con due e dodici con tre o più. Il costo dei congedi previsti dalla legge sarà inoltre sostenuto integralmente dal governo entro i limiti stabiliti, per ridurre l’onere sulle imprese e il rischio che la genitorialità diventi uno svantaggio professionale. Sono previste anche nuove agevolazioni per l’accesso agli alloggi pubblici e una maggiore priorità nell’assegnazione della prima casa alle coppie con figli.

Perché 70 mila dollari possono non bastare

La dimensione del pacchetto racconta quanto il problema demografico sia diventato strutturale. Nel 2025 a Singapore sono nati poco più di 30 mila bambini, l’11% in meno rispetto all’anno precedente. Considerando soltanto i residenti, le nascite sono state 27.529, il 10,6% in meno rispetto al 2024. Nello stesso periodo il tasso di fecondità è passato da 0,97 a 0,87 figli per donna. Dieci anni fa era ancora intorno a 1,24.

Una fertilità di 0,87 è molto distante dai circa 2,1 figli per donna convenzionalmente associati al ricambio generazionale nei Paesi a bassa mortalità. E soprattutto rende progressivamente più difficile recuperare terreno, perché una generazione numericamente più piccola produce a sua volta un numero inferiore di potenziali genitori.

Il vicepremier Gan Kim Yong lo ha spiegato a febbraio con un esempio volutamente semplificato: se un tasso di 0,87 rimanesse invariato, da 100 residenti di una generazione si passerebbe a circa 44 figli e poi a 19 nipoti. Il governo stesso parla ormai della bassa fecondità come di una sfida “esistenziale”.

La difficoltà è che Singapore utilizza incentivi alla famiglia da molto tempo. Il nuovo pacchetto non rappresenta quindi il passaggio da un sistema senza sostegni a uno generoso, ma l’ennesimo rafforzamento di politiche già articolate. Baby Bonus, contributi ai conti per i figli, congedi, sussidi per l’infanzia e politiche abitative hanno accompagnato per anni le strategie demografiche del Paese, mentre la fecondità continuava comunque a scendere.

È lo stesso governo a riconoscere che le decisioni sulla genitorialità dipendono da fattori che vanno oltre il costo immediato di un bambino. Il gruppo di lavoro creato nel 2026 per rivedere le politiche su matrimonio e genitorialità indica tra gli elementi decisivi le priorità individuali, le aspettative sociali, le condizioni di lavoro, le politiche pubbliche e il sostegno delle famiglie e della comunità.

Il nuovo pacchetto prova proprio ad allargare la risposta. I 70 mila dollari attirano l’attenzione, ma una parte rilevante della riforma riguarda il tempo: più congedi, maggiore protezione per i genitori sul lavoro e una distribuzione degli aiuti lungo 17 anni invece che prevalentemente alla nascita. Wong ha chiesto esplicitamente alle imprese di evitare che avere un figlio penalizzi la carriera e di permettere ai dipendenti di utilizzare effettivamente i congedi ai quali hanno diritto.

Meno bambini, più anziani

Alla caduta delle nascite si accompagna un processo di invecchiamento particolarmente rapido. Singapore ha una popolazione complessiva di circa 6,1 milioni di abitanti, ma la struttura demografica della componente cittadina sta cambiando rapidamente: nel 2025 un cittadino su cinque aveva almeno 65 anni, contro uno su otto appena dieci anni prima. Nel 2026 la quota ha superato il 21%, facendo rientrare Singapore nella definizione di società “super-aged” utilizzata dalle autorità locali.

In questo contesto gli incentivi alla natalità hanno anche un limite temporale. Anche se il nuovo pacchetto riuscisse ad aumentare rapidamente il numero delle nascite, quei bambini entreranno nel mercato del lavoro soltanto tra circa vent’anni, mentre l’aumento della popolazione anziana è già in corso.

È qui che nel dibattito entra l’immigrazione. Wong ha riconosciuto che il tasso di fecondità resterà probabilmente molto al di sotto del livello di sostituzione e che, senza nuovi arrivi dall’estero, la popolazione diminuirebbe e invecchierebbe ancora più velocemente. Il governo intende quindi continuare ad accogliere immigrati con un ritmo definito “misurato e sostenibile”, cercando contemporaneamente di mantenere i cittadini di Singapore come maggioranza della popolazione.

Il nuovo modello punta, inoltre, a eliminare alcune differenze tra primo, secondo e successivi figli: il sostegno di base sarà uguale per ogni bambino, mentre le famiglie numerose riceveranno interventi aggiuntivi su sanità, trasporti e abitazione. È un cambiamento rispetto alla logica precedente, che modulava maggiormente i benefici in base all’ordine di nascita.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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