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Se un minore fuma, la multa può arrivare ai genitori: la stretta della Spagna

Il governo spagnolo vuole vietare ai minorenni di fumare e usare sigarette elettroniche, trasformando il consumo in un illecito sanzionabile. Le multe partiranno da 200 euro e, secondo il testo illustrato dalla stampa spagnola, potranno essere pagate dai genitori oppure sostituite da lavori a beneficio della comunità.

Il progetto di legge, approvato il 21 luglio dal Consiglio dei ministri, deve ancora ottenere il via libera delle Cortes. Se il Parlamento confermerà l’impianto della riforma, la Spagna compirà però il passo più incisivo nella lotta al tabacco dalla stretta che, sedici anni fa, eliminò il fumo dagli spazi chiusi di bar e ristoranti.

La misura cambia il bersaglio della legge. Oggi ai minori è vietato acquistare o ricevere prodotti del tabacco; con la riforma verrebbe proibito direttamente il consumo. Lo Stato non interverrebbe più soltanto contro il commerciante che vende le sigarette, ma anche sul comportamento dell’adolescente e, indirettamente, sulla responsabilità economica della famiglia.

La nuova disciplina estenderebbe inoltre le aree senza fumo alle terrazze di bar e ristoranti, alle spiagge marine e fluviali, alle piscine collettive, ai campus universitari, agli impianti sportivi e agli spettacoli all’aperto. Attorno a scuole, ospedali, biblioteche, musei, parchi gioco e altri luoghi sensibili sarebbe introdotta una fascia protetta di 15 metri. Le restrizioni riguarderebbero sigarette tradizionali, vape con o senza nicotina, tabacco riscaldato e prodotti che imitano il gesto del fumo.

Ma la parte più interessante della riforma non è la lista dei luoghi vietati. È il tentativo di inseguire una dipendenza che tra i ragazzi ha cambiato aspetto. Le sigarette tradizionali arretrano, mentre i dispositivi elettronici occupano lo spazio lasciato libero, sostenuti da aromi, colori, pubblicità digitale e da una percezione del rischio spesso inferiore.

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Fumare non sarà più solo vietato alla vendita

La legge spagnola del 2005 vieta già la vendita e la somministrazione di tabacco ai minori di 18 anni. Il nuovo progetto aggiunge una proibizione esplicita rivolta al ragazzo: il minorenne non potrà fumare né utilizzare i prodotti equiparati al tabacco. Finora, davanti a un adolescente con una sigaretta, il problema giuridico riguardava soprattutto chi gliel’aveva venduta o consegnata. Domani potrebbe riguardare direttamente lui e la sua famiglia.

Secondo El País, la sanzione minima sarà di 200 euro e potrà ricadere sui genitori. Il pagamento potrà essere sostituito da lavori socialmente utili, una soluzione presentata come educativa e non soltanto punitiva. Il dettaglio dovrà essere seguito durante l’iter parlamentare, perché il testo potrà subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.

La ministra della Salute Mónica García sostiene che la nuova impostazione permetterà di intervenire prima, coinvolgere le famiglie e rafforzare la prevenzione. Il punto decisivo sarà l’efficacia. La ricerca disponibile invita a non affidare alle sanzioni l’intera strategia di prevenzione. Una revisione degli studi sulle norme che puniscono acquisto, possesso e consumo di tabacco da parte dei giovani ha rilevato che queste misure, se applicate da sole, difficilmente producono una riduzione significativa del fumo nella popolazione adolescente. Il rischio è concentrare il controllo sul ragazzo, lasciando in secondo piano disponibilità dei prodotti, marketing e responsabilità dell’industria.

La riforma spagnola prova a evitare questa trappola intervenendo anche sulla vendita e sulla pubblicità. I nuovi prodotti potranno essere commercializzati soltanto in esercizi specializzati, mentre le promozioni verrebbero vietate negli spazi pubblici, nelle vetrine, su internet e nei contenuti audiovisivi. Presentatori e ospiti non potrebbero mostrare o consumare questi dispositivi davanti alle telecamere.

Meno sigarette, molti più vape

La stretta arriva mentre il rapporto degli adolescenti spagnoli con il tabacco sta cambiando rapidamente. Secondo l’indagine nazionale Estudes 2025, condotta tra gli studenti dai 14 ai 18 anni, fuma ogni giorno il 4,3% dei ragazzi: il livello più basso dall’inizio della serie storica, nel 1994. Il consumo nell’ultimo mese resta però al 15,5%. È un successo importante. Alla fine degli anni Novanta fumava quotidianamente quasi un adolescente su quattro. Oggi la sigaretta tradizionale ha perso gran parte della sua centralità culturale, anche grazie ai divieti, alle campagne sanitarie, all’aumento dei prezzi e alla progressiva scomparsa del fumo dagli spazi della vita quotidiana.

Il vuoto è stato riempito dai dispositivi elettronici. Nel 2025 il 49,5% degli studenti spagnoli tra 14 e 18 anni dichiarava di aver provato almeno una volta una sigaretta elettronica. Il 40,8% l’aveva usata nell’ultimo anno e il 27,1% nel mese precedente all’intervista. Nel 2019 il consumo mensile era fermo al 14,9%: in sei anni è quasi raddoppiato.

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La sostituzione non è soltanto tecnologica. Cambiano il linguaggio, l’estetica e le occasioni di consumo. Il vape può essere colorato, aromatizzato, piccolo e semplice da nascondere. Non lascia sui vestiti lo stesso odore della sigaretta e viene spesso percepito come meno pericoloso, soprattutto quando non contiene nicotina.

La riforma elimina sul piano normativo questa distinzione. I divieti negli spazi pubblici si applicheranno ai dispositivi elettronici indipendentemente dalla presenza di nicotina. La scelta nasce anche dalla volontà di contrastare la normalizzazione del gesto: inalare e produrre una nuvola di aerosol resta un comportamento capace di rendere nuovamente familiare l’atto del fumare.

Il fenomeno non riguarda soltanto la Spagna. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che in Europa il 14,3% dei ragazzi tra 13 e 15 anni utilizzi sigarette elettroniche, la prevalenza media più alta al mondo. Circa quattro milioni di adolescenti della stessa fascia d’età consumano prodotti del tabacco.

La prevenzione comincia dentro casa

Coinvolgere i genitori ha una logica evidente. L’ambiente familiare influenza la percezione del fumo, la disponibilità dei prodotti e la possibilità che un comportamento occasionale diventi abituale. Non conta soltanto se la madre o il padre fumano: conta anche la regola implicita trasmessa ai figli, cioè se accendere una sigaretta dentro casa sia considerato normale e accettabile.

Lo mostra uno studio italiano: i ricercatori hanno seguito per undici anni una coorte di bambini e adolescenti toscani, inizialmente tra i 6 e i 14 anni, confrontando chi viveva in abitazioni completamente libere dal fumo con chi era esposto al consumo domestico degli adulti. I giovani che all’inizio dello studio vivevano in case nelle quali si fumava presentavano, al termine del periodo di osservazione, una probabilità quasi doppia di diventare fumatori consolidati: l’odds ratio era pari a 1,99. Tra coloro che erano già adolescenti al momento della prima rilevazione saliva a 2,15.

L’associazione non dipendeva soltanto dall’esempio diretto di un genitore fumatore. Tra i ragazzi i cui genitori erano non fumatori sia all’inizio sia alla fine dello studio, vivere in una casa dove altri adulti potevano fumare era associato a una probabilità più che tripla di diventare fumatori. Nei nuclei con almeno un genitore fumatore, il rischio risultava poco più che doppio.

Lo studio è osservazionale e non dimostra che il fumo in casa sia, da solo, la causa dell’iniziazione. Le abitudini dei ragazzi dipendono anche dai coetanei, dal contesto sociale, dalla pubblicità e dalla disponibilità dei prodotti. Il lungo periodo di osservazione rende però il risultato più robusto di una semplice fotografia raccolta in un solo momento.

Secondo il ministero della Salute, il tabacco provoca in Spagna circa 50 mila morti ogni anno ed è la prima causa evitabile di malattia, disabilità e morte prematura. Con questa riforma Madrid non vuole soltanto liberare dal fumo terrazze, spiagge e luoghi pubblici. Vuole evitare che una nuova generazione entri nella dipendenza.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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