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martedì 24 Marzo 2026
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Referendum Giustizia, ruolo decisivo dei giovani: esiste un ponte generazionale tra nonni e nipoti?

Dire che i giovani sono stati decisivi per la vittoria del No al Referendum sulla Giustizia (che secondo l’onorevole Gero Grassi sarebbe più stato più opportuno chiamare “Referendum sul Csm”) è vero, ma non basta. Secondo gli instant poll YouTrend anche gli over 65 hanno votato per il No più della media totale (55% contro il 53,23% complessivo).

Il dato post voto parla di una spaccatura tra la fascia 18-34 anni e gli over 55, ma andando oltre la superficie, si scopre un ponte generazionale tra nonni e nipoti che dice molto sul passato e sul presente del nostro Paese. Semplificando all’estremo, si può dire che i più anziani e i più giovani siano legati da un comune senso di appartenenza e dalle difficoltà dei propri tempi. Mentre gli adulti hanno vissuto il boom economico, le fasce demografiche agli estremi condividono i timori per la guerra (diventata realtà per i primi, si auspica di no per i secondi) e le difficoltà economiche legate alla crisi del sistema e ai salari troppo bassi.

Le rilevazioni effettuate su questi due giorni cruciali per la storia della Repubblica Italiana portano la riflessione oltre la semplice bocciatura della riforme e ci restituiscono una interessante spunto demografico: nessun’altra fascia di età di ha votato in maniera così unita come i giovani e nessuna fascia di età ha partecipato al referendum più dei giovani.

Come si concilia questo con la narrazione dei giovani attaccati allo smartphone, fannulloni e avulsi dalla vita vera, anche alla luce della vicinanza “ideologica” con i più anziani?

I giovani hanno fatto vincere il No: i numeri che non lasciano dubbi

Opinio Rai post-spoglio traccia la mappa demografica del voto:

  • Fascia 18-34 anni: il No raggiunge il 61,1%contro il 38,9% del Sì;
  • Fascia 35-54 anni: il No tiene al 53,3%, ma la forbice si stringe;
  • Over 55: il quadro si ribalta, seppure di poco. In questa fascia il Sì conquista il 50,7%dei consensi, superando di misura il No fermo al 49,3%.

Non è una differenza di opinione su un testo di legge. È una visione del mondo che cambia al variare dell’età. I giovani percepiscono la riforma come un rischio per un sistema istituzionale già fragile. Gli adulti maturi la leggono come una risposta necessaria a una giustizia lenta e inefficiente. Entrambe le letture sono legittime. Ma quella dei giovani, in questa tornata, ha avuto più schede.

Affluenza record giovani: il dato che ribalta la narrativa

Un dato particolarmente interessante in chiave demografica è che i giovani hanno partecipato al referendum sulla giustizia più di qualsiasi altra fascia di età: il 67% di affluenza tra i 18-28 anni, contro il 58,9% della media nazionale (inclusi i voti all’estero). Un divario di 8 punti che trasforma i ragazzi da osservatori passivi a protagonisti assoluti.

Alle elezioni politiche del 2022 gli under 35 avevano disertato le urne al 42,7% (dati Ipsos): come si spiega questo balzo alle urne? I giovani hanno iniziato a interessarsi di politica solo negli ultimi quattro anni? Secondo gli esperti, la spiegazione è più verosimile di così: mentre alla politiche, una buona fetta di giovani si astiene dal voto perché non si sente rappresentata da alcun partito, al referendum sulla giustizia partecipa in massa perché non si vota qualcuno ma qualcosa. Quando c’è un appuntamento elettorale come il referendum giustizia, andare a votare non è un atto di appartenenza a un partito, ma a un ideale, che, come dimostrano i dati post voto, è molto solido tra le nuove generazioni.

Questa mobilitazione è ancora più significativa se si considera l’ostacolo strutturale che avrebbe dovuto frenare il voto giovanile: i fuorisede. Oltre 5 milioni di cittadini — quasi tutti under 40, secondo le stime di Rete voto fuorisede — non hanno potuto esercitare il diritto di voto in modo agevole perché domiciliati lontano dal comune di residenza. Molte ragazze e ragazzi hanno aggirato il problema dal basso: solo in Lombardia, le organizzazioni giovanili hanno permesso a 1.800 fuorisede di presentarsi ai seggi come rappresentanti di lista. Il fatto che migliaia di giovani abbiano scelto di percorrere questo escamotage, con la relativa procedura, dice molto sul livello di motivazione di questa generazione.

Compattezza e identità: perché i giovani votano insieme

YouTrend post-spoglio registra che soltanto il 7% degli elettori del No ha dichiarato di aver votato seguendo le indicazioni del proprio partito di riferimento. Tra i giovani questa percentuale è ancora più bassa. Soprattutto tra loro, il voto non è passato attraverso i classici canali della comunicazione politica, ma è orizzontalmente: conversazioni tra gli amici, approfondimenti di esperti e, soprattutto, social media. Punti di contatto che i partiti tradizionali, pur intenti a comunicare sul web, non hanno capito fino in fondo.

Questa autonomia dal sistema partitico non è apatia politica. È, al contrario, una forma di partecipazione più diretta e consapevole. I giovani non delegano: decidono. E quando decidono lo fanno con una coesione che le generazioni adulte, divise tra fedeltà diverse, faticano a replicare. In questo contesto, il No al 61,1% tra i 18-34enni non è un voto di protesta generica, ma un voto di identità, costruito su esperienze comuni e su una fiducia nelle istituzioni che si misura in modo diverso da chi quelle istituzioni le ha vissute per decenni.

Social network: la piazza che ha costruito il consenso

Le piattaforme digitali hanno svolto un ruolo cruciale per la preparazione al referendum giustizia. I social media (inclusi i canali di long form come YouTube) sono state l’ambiente in cui la coscienza generazionale si è formata, verificata e amplificata. Instagram e TikTok hanno tradotto un testo giuridico complesso in contenuti accessibili, urgenti e, soprattutto, chiari anche a chi non mastica la materia. Il risultato è stata una campagna nata dal basso, distribuita in modo orizzontale, capace di portare al seggio chi quattro anni fa aveva scelto di restare a casa.

Un possibile ponte tra nonni e nipoti 

Se i dati post-spoglio mostrano una spaccatura tra giovani (No 61,1%) e over 55 (Sì 50,7%), gli instant poll di YouTrend per Sky TG24 introducono una sfumatura interessante: tra gli over 65 il No risale al 55%, avvicinandosi al dato giovanile.

Se confermato, questo dato disegnerebbe un ponte generazionale tra nonni e nipoti che taglia fuori le generazioni centrali, quelle più divise e più esposte alle pressioni del sistema. Non a caso, un’Audizione dello scorso 10 aprile includeva giovani, donne (anche loro hanno bocciato la riforma più della media nazionale) e anziani tra le risorse sotto in Italia, trovano in lodo un margine per la crescita economica del Paese, nonostante la crisi demografica.

Per approfondire: L’economia italiana ha ancora margini di miglioramento (nonostante la crisi demografica)

In tutto questo, c’è una logica chiara: i giovani e gli anziani condividono, per ragioni diverse, una posizione periferica rispetto al cuore del potere decisionale. I primi aspettano ancora di entrarci, i secondi ne sono progressivamente usciti. Entrambi guardano alla riforma con occhi liberi dalle convenienze del presente. È un dato da trattare con cautela — gli instant poll non hanno la solidità del post-spoglio definitivo — ma è abbastanza robusto da aprire una domanda: la vera spaccatura non è tra vecchi e giovani, ma tra chi è nel pieno della vita istituzionale e chi ne è ai margini, tra chi ha vissuto il boom e chi rischia di subire una nuova crisi, tra chi è soddisfatto dello status quo e chi no.

Immagine in copertina generata con Ai

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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