19 C
Pistoia
mercoledì 10 Giugno 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Nessun baby boom, ma gli abitanti aumentano: così un Comune toscano prova a fermare lo spopolamento

In un’Italia in cui molti Comuni delle aree interne e semi-interne fanno i conti con lo spopolamento, le scuole che chiudono e i giovani che se ne vanno, c’è un paese alle porte di Firenze che ha appena superato una soglia simbolica: ottomila abitanti. Non una metropoli, non una città satellite nel senso classico del termine, ma un Comune disteso tra valle, collina e montagna, dove la popolazione cresce nonostante il saldo naturale sia negativo.

Pelago, nel quadrante sud-est dell’area fiorentina, è arrivata a 8.009 residenti. Il dato, fornito a Demografica dal sindaco Nicola Povoleri, racconta una storia che non può essere letta solo con la lente della natalità. Perché qui, come altrove, i morti superano i nati. Dal giugno 2019, inizio della prima legislatura di Povoleri, sono nati 389 bambini, mentre i decessi sono stati 668. Il saldo naturale è quindi negativo: quasi 300 residenti in meno.

Eppure Pelago cresce.

La spiegazione è nei trasferimenti. Negli ultimi anni il Comune ha registrato circa 2mila nuovi residenti arrivati da fuori: 1.600 da altri Comuni italiani, provenienti da circa 150 Comuni diversi, e 400 dall’estero. Numeri che, in valore assoluto, possono sembrare contenuti, ma che in un Comune di ottomila abitanti valgono molto: in sette anni, spiega il sindaco, la popolazione residente è aumentata di circa il 10%.

Il caso Pelago, dunque, non è la storia di un improvviso baby boom. È piuttosto il racconto di una geografia familiare che cambia: giovani coppie, famiglie con figli piccoli, persone che cercano una casa più accessibile, più spazio, servizi educativi funzionanti e una qualità della vita diversa da quella urbana, senza però rinunciare del tutto alla vicinanza con Firenze.

Meno nati che morti, eppure gli abitanti aumentano

Secondo Povoleri, il profilo più ricorrente dei nuovi residenti è chiaro: “coppie giovani o coppie giovani con figli piccoli”. Tre quarti degli arrivi riguardano italiani provenienti da altri Comuni. La maggior parte arriva dalla Toscana e, in particolare, dalla provincia di Firenze, anche se non mancano trasferimenti da fuori regione.

C’è poi una quota di residenti arrivati dall’estero. In parte si tratta di stranieri che hanno scelto di trasferirsi nel Comune, in parte di percorsi legati all’acquisizione della cittadinanza, per esempio tra figli di seconde generazioni.

Ma perché Pelago?

Una prima risposta è economica. Il mercato immobiliare, soprattutto nelle zone più alte del territorio comunale, presenta prezzi più accessibili rispetto ad altre aree dell’hinterland fiorentino. Il Comune ha una conformazione particolare: circa metà degli abitanti vive a San Francesco, nella Val di Sieve, la parte più bassa e collegata, dove i prezzi delle case possono avvicinarsi ai 3mila euro al metro quadrato. Salendo verso il capoluogo, le frazioni collinari e le zone più vicine alla montagna, i valori scendono anche di un terzo, arrivando intorno ai 2.000-2.100 euro al metro quadrato.

Per una giovane coppia o una famiglia con figli, questa differenza può pesare molto. Ma il sindaco invita a non ridurre tutto alla “fuga dalla città cara”.

Non è solo una fuga dai prezzi della città, ma nemmeno soltanto una scelta romantica di vita nel verde. Per Povoleri, nel caso di Pelago le due spinte si sommano: da un lato il costo dell’abitare e la difficoltà di avvicinarsi alle aree più urbanizzate; dall’altro l’eredità del post Covid, che ha reso più forte in molte famiglie il desiderio di spazi, tranquillità e ritmi diversi. “C’è una scelta consapevole di uno stile di vita diverso”, osserva il sindaco.

Pelago offre verde, spazi, traffico limitato, una dimensione più raccolta. Ma non è un buen retiro isolato. Il legame con Firenze resta forte. Ogni giorno circa mille residenti si spostano verso il capoluogo per lavoro. Una parte importante lo fa in auto, ma il territorio può contare anche sulla stazione di Pontassieve, Comune limitrofo e di fatto contiguo alla frazione di San Francesco. Da lì, il treno impiega circa 18 minuti per arrivare a Firenze. In auto, a seconda della destinazione, si entra in città in una ventina di minuti.

È in questo equilibrio che Pelago intercetta una domanda sempre più diffusa: vivere fuori dalla città, ma non troppo lontano; risparmiare sul costo dell’abitare, ma non rinunciare ai collegamenti; crescere i figli in un contesto più tranquillo, ma con servizi educativi e sportivi adeguati.

Chi si trasferisce qui e cosa trova davvero

Per capire perché un Comune cresce, però, non basta guardare ai prezzi delle case. Le famiglie, prima di trasferirsi, guardano anche cosa trovano intorno: nidi, scuole, spazi pubblici, sport, possibilità di conciliare lavoro e vita familiare.

È qui che, secondo il sindaco, Pelago ha costruito la sua risposta.

“La domanda che mi veniva posta più spesso quando mi sono candidato era: che cosa hai intenzione di fare per far sì che la gente non vada via da Pelago e che anche noi non si sia soggetti allo spopolamento delle aree interne?”, racconta Povoleri.

La risposta dell’amministrazione è stata individuare una priorità: investire sui servizi per bambini e ragazzi. Non, almeno all’inizio, per attrarre nuovi residenti, ma per trattenere quelli che c’erano. Per evitare che le famiglie lasciassero il territorio. Per non assistere alla chiusura progressiva di scuole e servizi.

“Il primo presidio, il primo baluardo erano le nostre scuole”, spiega il sindaco. “Venivamo da decenni in cui anche nel nostro territorio alcune scuole nelle frazioni erano state chiuse per mancanza di iscrizioni. Quando si chiude una scuola in un centro abitato, piccolo o grande che sia, si spenge la luce principale. E questo ha ripercussioni anche sul tessuto commerciale e associativo”.

Negli ultimi sette anni il Comune ha investito nell’edilizia scolastica, nei giardini attrezzati, negli impianti sportivi, nei servizi di pre e post scuola. Il risultato è stato un cambio di prospettiva: non più scuole da difendere dal rischio chiusura, ma scuole che aumentano classi e iscritti.

Il dato più evidente riguarda il nido. Quando Povoleri è diventato sindaco, gli iscritti erano 38. Il prossimo anno saranno 70 bambini. A settembre sarà inaugurato un nuovo nido finanziato con risorse del Pnrr e, per la prima volta, aprirà anche la sezione lattanti, per bambini tra 6 e 12 mesi.

“Nel giro di sette anni abbiamo sostanzialmente raddoppiato”, sottolinea il sindaco. Un risultato che, precisa, non dipende solo dal Comune: hanno contato anche le politiche della Regione Toscana, come il nido gratis, e la possibilità di offrire una struttura nuova, pensata per ospitare un servizio educativo e non semplicemente adattata.

Anche le scuole medie raccontano la stessa evoluzione. A San Francesco sono in costruzione le nuove medie. “Io ho studiato lì circa vent’anni fa e quando ci andavo io c’erano tre sezioni, la A, la B e la C. Adesso siamo a sei sezioni”, racconta Povoleri.

A questo si aggiungono i servizi di pre-scuola e post-scuola, pensati per aiutare i genitori che lavorano e devono conciliare gli orari scolastici con gli spostamenti quotidiani. Quest’anno tornano anche i centri estivi comunali per i bambini dell’infanzia, dai 3 ai 6 anni, nel mese di luglio, con tariffe che il sindaco definisce “molto abbordabili”.

La popolazione sotto i 14 anni, secondo il dato fornito dal Comune, è oggi di 847 residenti. In un Comune di 8.009 abitanti significa che più di un residente su dieci è un bambino o un ragazzo sotto i 14 anni.

Così si ferma lo spopolamento

Pelago può essere definito un modello contro la denatalità? Povoleri frena. Non vuole dare consigli agli altri sindaci, né presentare il proprio Comune come una ricetta replicabile ovunque.

“Non mi sento assolutamente in grado di dare consigli a nessuno”, dice. “Ogni sindaco gestisce una situazione diversa e conosce bene il suo territorio. Replicare ricette che funzionano in un Comune non è detto che funzioni altrove”.

Eppure, una lezione, dal caso Pelago, emerge: scegliere una priorità e mantenerla nel tempo.

“Anche in politica e in amministrazione bisogna lavorare per priorità”, ragiona il sindaco. “Noi abbiamo puntato tutto su questo, perché credevamo fosse giusto, non tanto in ottica di espansione numerica o demografica, ma come presidio per il territorio. Quando si prendono degli impegni e si decide che una priorità va portata avanti davanti a tutto il resto, magari non subito, ma i risultati arrivano”.

Accanto alla scuola, l’amministrazione ha investito anche nello sport. Sono stati realizzati nuovi spogliatoi nell’impianto di calcio di Pelago e attrezzati spazi all’aperto nei giardini, con campi da basket, campi da calcetto in sintetico e tavoli da ping pong. Da due anni è attiva anche una misura di sostegno alle rette sportive per i residenti: fino a 15mila euro di Isee, il Comune copre il 50% del costo della retta per qualsiasi disciplina.

L’obiettivo è evitare che il reddito familiare diventi un ostacolo alla pratica sportiva dei figli.

C’è poi un gesto piccolo, ma simbolico, che il Comune porta avanti dal 2020: il pacco bebè per ogni nuovo nato. Una confezione con una cicogna e la scritta “Comune di Pelago” e “benvenuto”, che contiene un libro di educazione montessoriana e circa 100 euro di prodotti per la prima infanzia, dai ciucci ai biberon, fino ai prodotti per l’igiene dei neonati.

“Non è tanto il valore economico, che è comunque modesto”, spiega Povoleri. “È un gesto di attenzione, un modo per dare il benvenuto a ogni nuovo nato”.

Nei prossimi mesi il Comune vorrebbe aggiungere un altro tassello: un servizio gratuito di ostetricia a domicilio per le coppie appena diventate genitori. L’idea è permettere alle famiglie, al rientro a casa dopo la nascita, di ricevere almeno una visita di un’ostetrica nell’ambiente domestico, per affrontare i primi giorni, spesso pieni di dubbi e preoccupazioni.

Nel frattempo, Pelago continua a crescere. Non perché abbia risolto il problema della denatalità, che resta evidente nei numeri del saldo naturale. Ma perché è riuscita a intercettare una domanda di vita diversa: più accessibile, più vicina ai servizi di comunità, più adatta alle famiglie con figli piccoli.

La sua storia dice qualcosa che riguarda molti territori italiani: il futuro demografico non dipende solo da quanti bambini nascono, ma anche da dove le famiglie decidono di fermarsi. E da cosa trovano, quando arrivano.

Pelago
Pelago, centro storico

Welfare

manuela.cirinna@adnkronos.com (Manuela Cirinnà)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Pistoia
poche nuvole
19 ° C
20.2 °
18.5 °
54 %
2.2kmh
24 %
Mer
19 °
Gio
22 °
Ven
23 °
Sab
25 °
Dom
24 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS