Qualche doloretto di troppo o notti insonni a 55 anni? Non è solo il tempo che passa, ma il vostro corpo che, con un po’ di insistenza, vi chiede il conto per le piccole trasgressioni della gioventù. A spiegarlo ai microfoni di Franceinfo, durante la trasmissione “La Matinale”, è il sociologo Serge Guérin, esperto di longevità e autore del saggio “E se anche gli anziani potessero salvare il pianeta?”, il quale ha spiegato che quando arriva la mezza età tutti i nodi vengono al pettine. Commentando i dati di una ricerca pubblicata mercoledì 28 gennaio 2026 dall’Ined (Istituto nazionale di studi demografici), dal BiB (l’Istituto federale tedesco per la ricerca sulla popolazione) e dal Cnrs, cioè il Centro nazionale per la ricerca scientifica, il sociologo ha evidenziato che questa tendenza ha portato l’Europa a viaggiare a due velocità: in alcuni casi la vita si allunga, mentre in altri ristagna o addirittura regredisce. Cosa fare per invertire la rotta?
I numeri della longevità: tra limiti biologici e nuovi record
Non abbiamo ancora raggiunto un muro biologico invalicabile. Ogni anno, infatti, l’aspettativa di vita aumenta in molti Paesi: il limite attuale è stimato intorno agli 83 anni per gli uomini e agli 87 per le donne. La ricerca, inoltre, ha rilevato una dinamica curiosa: gli uomini stanno recuperando terreno, guadagnando mediamente 2,5 mesi di vita all’anno, contro l’1,5 delle donne, seppur queste notoriamente restino più longeve.
Questa crescita, però, non è uniforme. Regioni come il Nord Italia, la Svizzera, la Spagna e l’Île-de-France continuano a macinare record. All’opposto, realtà come gli Stati Uniti vedono l’aspettativa di vita calare da ormai quattro anni, segno che quando il contesto economico e sociale peggiora, la biologia ne risente immediatamente. “L’aspettativa di vita è un indicatore geniale dello sviluppo di un Paese – ha osservato Guérin -. Si vive più a lungo dove l’economia è solida e dove c’è voglia di futuro”.
Il “conto” dei 55 anni: quando la biologia ci viene a cercare
Il cuore dello studio individua una fascia d’età più critica delle altre: quella tra i 55 e i 74 anni, definita come l’attuale “anello debole”. Guérin utilizza un’immagine efficace: a 55 anni “tutti i nodi vengono al pettine“. Se a 20 o 30 anni ci sentiamo invincibili ignorando i rischi di fumo, sedentarietà e alimentazione ultra-processata, è proprio superata la mezza età che il corpo presenta la fattura. “La prevenzione è difficile perché il danno non è immediato – spiega il sociologo -, ma a 55 anni paghiamo i comportamenti che non abbiamo saputo o potuto correggere prima”. Non è un caso che dal 2005 la progressione costante della longevità si sia spezzata in molti territori, proprio a causa del peggioramento degli stili di vita individuali.
Il segreto? I legami sociali
Ma non basta. Oltre a scelte di vita sane da adottare in giovane età, dalla dieta allo sport, esiste un “farmaco” gratuito e potentissimo: il legame sociale. Essere inseriti in una rete di relazioni non solo aumenta la sensazione di sicurezza, ma ha effetti clinici misurabili, rallentando le malattie neurodegenerative.
In questo scenario, il pensionamento è un momento di estremo pericolo: “Si perde il 50% dei propri legami sociali quando si smette di lavorare”, avverte Guérin. Per questo motivo, il sociologo invita a ripensare la vecchiaia: oggi un settantacinquenne ha la vitalità che trent’anni fa caratterizzava un cinquantenne. Sarebbe quindi più corretto parlare di “aspettativa di vita in buona salute”, che attualmente si attesta intorno ai 75 anni.
I nonni, “un pilastro, non un peso”
Il sociologo, infine, termina con una provocazione economica e sociale. Nel 2026, per la prima volta, gli over 65 supereranno i giovani sotto i 20 anni. Questa non è necessariamente una catastrofe, ma l’inizio della Silver Economy, un mercato che in Europa varrà 130 miliardi di euro entro il 2030.
I senior non sono solo consumatori, ma veri ammortizzatori sociali. Basti pensare che solo in Francia i nonni forniscono 23 milioni di ore di assistenza a settimana complessiva per la cura dei nipoti. “Comprano un terzo dei giocattoli venduti, ma lo fanno per i nipoti. È un consumo altruista”, sottolinea Guérin. Il messaggio è chiaro: invecchiare bene non è solo un successo individuale, ma una risorsa indispensabile per la sopravvivenza della società moderna.
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