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L’infertilità tra i banchi delle università: aumentano i master per la pma

L’infertilità non è più solo una questione clinica o privata, ma entra sempre più spesso nelle aule universitarie. Negli ultimi anni, in Italia e all’estero, è cresciuta l’offerta di master e corsi post-laurea o progetti dedicati all’embriologia clinica, alla procreazione medicalmente assistita (Pma) e alla gestione dell’infertilità, a conferma di una domanda formativa in costante aumento.

Un fenomeno che si intreccia con dati noti: l’Organizzazione mondiale della sanità ha definito l’infertilità una patologia che affligge il 15% delle coppie in età riproduttiva con una stima di 60.000 nuovi casi all’anno in Italia. A queste si aggiungono i pazienti oncologici in età fertile, circa 8.000 all’anno in Italia, sia uomini che donne, sottoposti a trattamenti gonadatossici che possono causare infertilità. A cambiare, però, non è solo il bisogno di cure, ma anche quello di professionisti altamente specializzati.

L’offerta formativa oggi: più corsi, più specializzazione

Tra il 2023 e il 2026 diverse università italiane hanno attivato o consolidato master di primo e secondo livello su temi legati alla riproduzione umana. Tra questi figurano percorsi in Embriologia umana applicata, Embriologia clinica e andrologia, Scienze della riproduzione umana, Tecniche di Pma e clinica dell’infertilità, spesso con un’impostazione multidisciplinare che integra biologia, medicina, genetica, laboratorio e aspetti psicologici.

Alcuni esempi vedono: il master di secondo livello in Embriologia Umana Applicata dell’Università Roma Tre, nato nel 2018 in base ad una convenzione con l’Ordine Nazionale Biologi (Onb) e con la Società Italiana di Embriologia Riproduzione e Ricerca (Sierr). Ha ottenuto il patrocinio del Gei – Società italiana di Biologia dello Sviluppo e della Cellula. E, ancora, i recenti Master annuali di secondo livello in Biologia e biotecnologie della riproduzione: dalla ricerca alla clinica dell’Università di Pavia e quello in Clinica dell’Infertilità: un approccio multidisciplinare, attivato alla Sapienza di Roma e in partenza da marzo 2026.

Parliamo di percorsi che non propongono solo lezioni teoriche, ma anche tirocini nei centri di procreazione medicalmente assistita, a stretto contatto con i laboratori e le équipe cliniche. Un segnale chiaro: il mondo accademico risponde a un fabbisogno reale del sistema sanitario e della ricerca.

Accanto ai percorsi più tecnici, si moltiplicano anche i master dedicati al counseling e alla gestione psicologica dell’infertilità, come quello proposto dal Centro Italiano Studio Sviluppo Psicoterapie A breve Termine, riconoscendo così anche l’impatto emotivo e sociale che le difficoltà riproduttive hanno su individui e coppie.

Perché i master aumentano? Dietro l’espansione dell’offerta formativa ci sono almeno tre fattori chiave. Il primo è scientifico: le tecniche di Pma sono sempre più complesse e richiedono competenze avanzate in embriologia, crioconservazione, genetica e qualità di laboratorio.
Il secondo è professionale: i centri di fertilità, pubblici e privati, cercano figure qualificate, in particolare embriologi clinici con una formazione strutturata. Il terzo è sociale: l’infertilità è uscita dalla dimensione del tabù ed è diventata tema di dibattito pubblico, sanitario e politico, spingendo anche le università a investire in formazione specialistica.

Quando nasce la formazione in embriologia clinica

L’offerta formativa può sembrare recente, ma le radici di questi percorsi risalgono alla seconda metà del Novecento. Dopo lo sviluppo delle prime tecniche di fecondazione in vitro negli anni Settanta e Ottanta, le università iniziarono a interrogarsi sulla necessità di una formazione dedicata.

Tra i padri della fecondazione in vitro, figura il britannico Robert G. Edwards, vincitore del Nobel per la medicina 2010. Il riconoscimento è stato assegnato al professore di Cambridge per le sue ricerche sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Diventato ricercatore dell’istituto Nazionale per la Ricerca Medica e Londra nel 1958, Edwards ha cominciato le ricerche su processo di fecondazione nel Regno Unito. A partire dal 1963 ha proseguito il suo lavoro a Cambridge, prima nell’università e poi nella clinica Bourn Hall. Insieme al dottor Patrick Steptoe, ha fondato il primo centro al mondo per la fecondazione assistita, che ha diretto per molti anni. Da allora, la formazione è cresciuta in parallelo con l’evoluzione scientifica e normativa del settore.

In Italia, per lungo tempo la preparazione degli embriologi è avvenuta soprattutto sul campo. Solo negli ultimi quindici/vent’anni i master universitari hanno iniziato a colmare questo vuoto, offrendo percorsi riconosciuti e strutturati.

Università e sanità, un asse sempre più stretto

Il dato che emerge è chiaro: l’infertilità è diventata un ambito di studio stabile e strategico per il sistema universitario. I master non formano solo tecnici di laboratorio, ma professionisti capaci di lavorare in équipe multidisciplinari, dialogando con medici, psicologi, biologi e ricercatori. Un segnale di come la sfida demografica e riproduttiva non passi soltanto dalle politiche familiari o sanitarie, ma anche dalla formazione delle competenze per affrontarlo. E le università, oggi, sembrano averlo capito.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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