L’età media nel 2050 supererà i 51 anni: come invecchiare meglio? Bastano due parametri

L’Italia invecchia a ritmi inarrestabili. Secondo le ultime stime Istat, l’età media della popolazione supererà la soglia dei 51 anni entro il 2050. Con un Paese demograficamente sempre più maturo, una delle domande più urgenti e ricorrenti è diventata: “Come posso assicurarmi un invecchiamento attivo e in salute?”. La risposta potrebbe non richiedere sofisticate tecnologie mediche. Secondo Joan-Ramon Laporte, professore di farmacologia clinica all’Università Autonoma di Barcellona, la nostra reale aspettativa di salute biologica si misura infatti attraverso due parametri incredibilmente semplici e pratici da monitorare anche a casa.

L’Italia che invecchia

Secondo l’Istat, nel report sulle previsioni demografiche, l’età media degli italiani supererà la soglia dei 51 anni entro il 2050, segnando una crescita costante rispetto ai 46,9 anni registrati nel 2025 e ai 48 anni previsti per il 2030. Alla base di questa evoluzione vi è il progressivo scivolamento verso le età più anziane delle generazioni nate durante il baby boom degli anni ’60 e della prima metà degli anni ’70, unito a una persistente bassa natalità che rende le coorti più giovani sempre meno consistenti. Questa combinazione modificherà profondamente l’ossatura sociale ed economica del Paese: entro il 2050, gli ultrasessantacinquenni arriveranno a rappresentare il 34,5% del totale della popolazione, mentre la fascia in età lavorativa (15-64 anni) scenderà al 55,3%.

Un altro dato cruciale è la crescita dei “grandi anziani” (dagli 85 anni in su), che passeranno dal 4,1% del 2025 a oltre il 7% nel 2050, fino a raggiungere l’8,4% nel 2080. Si tratta della fetta di popolazione più esposta a bisogni sanitari e assistenziali, la cui espansione rappresenta una delle sfide più complesse per la tenuta del sistema di welfare, della spesa pensionistica e della crescita economica. Geograficamente, nel 2025 il Mezzogiorno vantava la popolazione più giovane (età media di 46,1 anni rispetto ai 47,1 del Nord e ai 47,5 del Centro), eppure sarà proprio il Sud a subire l’invecchiamento più rapido, toccando un’età media di 52,1 anni nel 2050 e superando sia le regioni settentrionali (50,5 anni) che quelle centrali (51,5 anni).

 

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La ricetta per invecchiare meglio: oltre il peso corporeo

Ma difronte a un Paese che invecchia, come possiamo garantire che questi anni in più siano vissuti in salute e vitalità? Molti indicano il controllo del peso o l’Indice di Massa Corporea come parametri di riferimento assoluti, ma la ricerca scientifica ridimensiona il loro ruolo.

Joan-Ramon Laporte, professore di farmacologia clinica all’Università Autonoma di Barcellona, in un’intervista rilasciata a Versió RAC1, ha spiegato che l’IMC è in realtà un pessimo predittore dell’aspettativa di vita. Il peso in sé non rivela la reale composizione del corpo: una persona può pesare molto semplicemente perché possiede una massa muscolare sviluppata, il che non rappresenta affatto un fattore di rischio. Ciò che conta davvero per la longevità è la proporzione tra massa grassa e massa muscolare.

I due parametri d’oro della longevità secondo l’esperto

Per misurare la nostra reale aspettativa di vita e lo stato di salute biologica, l’esperto evidenzia due parametri estremamente pratici, che non richiedono analisi di laboratorio né tecnologie sofisticate:

  1. La circonferenza addominale: è oggi considerata un indicatore di salute di gran lunga superiore e più accurato rispetto all’indice di massa corporea. Più la circonferenza addominale è ampia, maggiore è il rischio per l’organismo. Si tratta di una misura immediata e semplicissima da rilevare a casa con un comune metro da sarta.
  2. Il test della sedia: consiste nel calcolare il tempo che una persona impiega per alzarsi da una sedia e camminare per 10 o 15 metri.

Se per una persona molto anziana questo movimento risulta faticoso o richiede molto tempo, è un sintomo evidente che l’organismo sta affrontando un declino strutturale. Al contrario, riuscire ad alzarsi rapidamente e coprire la distanza in pochi secondi è un chiaro segnale di forza muscolare, coordinazione e vitalità.

Secondo il professor Laporte, l’efficacia di questi due parametri dimostra come spesso si tenda a complicare la gestione della salute quotidiana ricorrendo a tecnologie straordinarie e costose, quando in realtà le soluzioni e gli indicatori più affidabili risiedono in test semplici e tradizionali. In un’Italia che si avvia a essere composta per oltre un terzo da over-65, la prevenzione e la valutazione della fragilità potrebbero partire proprio da gesti alla portata di tutti: un metro e una sedia.

 

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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