3.8 C
Pistoia
lunedì 2 Febbraio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

“Il voto alle donne è un attacco all’unità familiare”: bufera su un consigliere comunale nel Modenese

“Il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto in Italia solo nel 1946, perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare, e la storia si è incaricata di dimostrare che questo timore era più che fondato”. Così Costantino Righi Riva, consigliere comunale di Formigine (provincia di Modena), è intervenuto durante la celebrazione degli ottant’anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne, lo scorso 29 gennaio. Righi Riva è consigliere della lista civica “Per Cambiare Formigine” nonché candidato sindaco per il centrodestra nelle amministrative del 2019.

Il consigliere ha proseguito collegando il suffragio femminile alle “leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”.

Le parole sono state pronunciate nel dibattito su una mozione presentata dalle consigliere Sarracino e Casali che proponeva di organizzare per il 2026 un percorso di iniziative con scuole e associazioni per valorizzare il ruolo delle donne nella nascita della Repubblica. Prendendo la parola, il consigliere aveva subito chiarito la sua posizione: “Non aggiungerò la mia firma alla mozione”.

Le reazioni locali: “Dichiarazioni inaccettabili” 

La risposta della sindaca Maria Teresa Parenti è stata netta. “La dichiarazione di Righi Riva in Consiglio comunale non è assolutamente accettabile” ha affermato la politica di centrosinistra, che poi ha aggiunto: “non credo proprio ci sia un collegamento diretto tra l’allargamento del suffragio elettorale e il decadimento dei valori familiari”. Parenti ha sottolineato che “in tutti i Paesi occidentali avanzati, anche quelli in cui la famiglia tradizionale è più tutelata, il voto alle donne è garantito” e ha definito la posizione del consigliere “una questione antidemocratica perché il suffragio universale è un cardine della nostra Costituzione”.​

In aula la maggioranza di centrosinistra ha protestato immediatamente, dissociandosi dalle parole del consigliere. La sindaca ha respinto anche l’idea che il governo Meloni possa condividere questa visione: “Detto questo ci tengo a precisare che tale presa di posizione non è condivisa da tutta la destra del consiglio comunale, dato che la mozione è stata comunque approvata dagli altri gruppi dell’opposizione. Fratelli d’Italia è rappresentato da tre consiglieri comunali e non penso nemmeno che Giorgia Meloni, prima presidente del consiglio donna del Paese, condivida quest’idea, né sia contraria al divorzio”, ha detto Parenti.

Di fatti, anche l’opposizione di centrodestra ha preso le distanze dalle parole del consigliere. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che a Formigine contano complessivamente tre consiglieri comunali, hanno dichiarato che le parole di Righi Riva “non rappresentano i nostri valori né la nostra posizione politica”. Il consigliere siede tra i banchi dell’opposizione con una lista civica, non direttamente con un partito nazionale.

L’intervento del governatore de Pascale: “Parole gravi”

Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale è intervenuto il 31 gennaio su Facebook, definendo quelle del consigliere “parole gravi e incompatibili con i valori dell’Emilia-Romagna”. “Il voto alle donne non ha distrutto legami: ha costruito cittadinanza. Non ha spezzato l’unità familiare: ha spezzato l’idea che qualcuno dovesse restare in silenzio”, ha scritto de Pascale.

Il governatore ha ribadito che “quel diritto non è un errore della storia, né una concessione ideologica. È una conquista civile che ha reso il nostro Paese veramente democratico”.

L’esponente del Pd ha concluso ricordando che il 1° febbraio ricorre l’81° anniversario di quella conquista e che “molto è stato fatto, ma molto resta da fare: nel lavoro, nelle retribuzioni, nella condivisione dei carichi di cura, nella lotta alla violenza di genere”.

I diritti delle donne: le tappe in Italia

Il diritto di voto alle donne in Italia è stato riconosciuto con il decreto legislativo luogotenenziale del 1° febbraio 1945, ratificato dall’Assemblea costituente. Le prime elezioni a cui parteciparono le donne furono le amministrative del marzo 1946, seguite dal referendum istituzionale e dalle elezioni per la Costituente del 2 giugno dello stesso anno. In quella data, quasi 13 milioni di donne (12.998.131) votarono per la prima volta nella storia italiana.​

La legge sul divorzio (Fortuna-Baslini) è stata approvata nel 1970 e confermata dal referendum del 1974. La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza è del 1978, confermata dal referendum del 1981. La riforma del diritto di famiglia del 1975 ha eliminato la figura del capofamiglia, riconoscendo parità giuridica tra coniugi e parità di genere nella gestione della famiglia.

Un processo lento, ma costante, che ha portato i suoi frutti in termini di partecipazione politica e civile delle donne. Nel referendum del 2025, l’affluenza femminile ha superato quella maschile (di 7 punti percentuali), per la prima volta nella storia repubblicana.

In copertina: Anna Iberti, 24 anni, mostra il Corriere della Sera con il titolo “È nata la Repubblica Italiana”, Milano, 2 giugno 1946. Foto: Federico Patellani / Wikimedia Commons

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Pistoia
cielo coperto
3.8 ° C
4.4 °
2.5 °
87 %
0.5kmh
100 %
Lun
4 °
Mar
4 °
Mer
3 °
Gio
4 °
Ven
4 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS