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I 12 più ricchi detengono il 50% dei più poveri: il rapporto Oxfam

Il 2025 sarà ricordato negli annali come l’anno dei record per l’élite globale, segnando quello che l’Oxfam ha definito un decennio “superlativo” per i miliardari. Mentre il mondo fluttua in una crisi strutturale tra conflitti e choc climatici, la concentrazione di ricchezza al vertice ha raggiunto vette senza precedenti: oggi, appena 12 individui tra i più ricchi del pianeta detengono più ricchezza del 50% più povero dell’umanità, ovvero oltre quattro miliardi di persone.

Un’esplosione di ricchezza senza precedenti

Il divario tra l’apice della piramide e la base non è mai stato così profondo. Dalla fine di novembre 2024 alla fine di novembre 2025, lo stock di ricchezza netta dei miliardari è cresciuto di 2,5 trilioni di dollari in termini reali, con un tasso di crescita annuo del 16,2%: tre volte superiore alla media degli ultimi cinque anni. Complessivamente, la ricchezza netta aggregata di oltre 3.000 miliardari ha toccato il record di 18,3 trilioni di dollari, registrando un incremento dell’81% dal marzo 2020.

Per dare un’idea della portata di queste cifre, l’Oxfam ha sottolineato un paradosso matematico: se l’incremento di ricchezza registrato nel solo 2025 fosse distribuito a ogni cittadino del pianeta (circa 250 dollari a persona), i miliardari resterebbero comunque più ricchi di 500 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente.

Il potere politico: “Un dollaro, un voto”

La ricchezza estrema non è solo un accumulo di capitale, ma si trasforma in uno strumento di indebita influenza politica. I miliardari hanno oggi una probabilità di oltre 4.000 volte superiore rispetto a un cittadino comune di ricoprire cariche politiche. Questo fenomeno si manifesta in diverse forme:

  • Occupazione diretta delle istituzioni: nel 2025 si è assistito all’insediamento di un presidente miliardario negli Stati Uniti (Donald Trump), sostenuto apertamente dall’uomo più ricco del mondo, Elon Musk.
  • Monopoli economici: in Nigeria, Aliko Dangote, l’uomo più ricco d’Africa, detiene un “quasi monopolio” sul cemento e gode di stretti legami con il potere politico, beneficiando di esenzioni fiscali tali da pagare un’aliquota effettiva di appena il 2% nonostante profitti enormi.
  • Controllo dei media: la libertà di informazione è minacciata dal fatto che 7 delle 10 più grandi corporation dei media sono di proprietà di miliardari, tra cui Jeff Bezos (Washington Post) e lo stesso Musk (X).

Il baratro della povertà globale

Mentre i super-ricchi accumulano fortune, la lotta alla povertà globale è ferma. Quasi la metà della popolazione mondiale (3,83 miliardi di persone) vive ancora sotto la soglia di 8,30 dollari al giorno. Basterebbe il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari nell’ultimo anno per porre fine alla povertà globale.

Di fronte a questa deriva che erode i principi democratici, con 42 Paesi che stanno subendo processi di autocratizzazione, emerge la proposta del “limitarismo” avanzata dalla filosofa Ingrid Robeyns. L’idea è di stabilire una soglia massima legale alla ricchezza (ipotizzata in 10 milioni di euro/dollari), oltre la quale il patrimonio dovrebbe essere fortemente tassato per finanziare servizi pubblici e proteggere l’interesse collettivo.

Come ricorda l’Oxfam, l’uguaglianza politica non può sopravvivere in un mondo dove il potere economico non ha limiti: “Possiamo avere la democrazia oppure possiamo avere la ricchezza concentrata in poche mani. Ma non possiamo avere queste due cose assieme”, si legge nel rapporto.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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