Fecondazione assistita, in Italia quasi un bambino su 20 nasce grazie alla PMA: i nuovi dati

Sempre più bimbi nascono in Italia con il supporto delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Nei 320 centri attivi nel Paese – 95 pubblici, 18 privati convenzionati, 207 privati (di cui 9 in Sicilia con una convenzione parziale e numero di cicli limitati) – le coppie trattate salgono nel 2024 a quota 92.394 (79.065 con gameti della coppia e 13.329 con gameti donati), in aumento rispetto alle 89.870 del 2023. I bambini nati con Pma sono stati 17.660 (13.586 con gameti della coppia e 4.074 con gameti donati), pari al 4,8% del totale dei piccoli venuti al mondo nel 2024 (369.944 nati vivi, fonte Istat), un dato in crescita rispetto ai 17.235 dell’anno precedente. È il quadro che emerge dalla relazione sulla Procreazione medicalmente assistita (Pma), pubblicata in questi giorni sul portale del Ministero della Salute e trasmessa al Parlamento il 24 settembre 2026.

Per la prima volta dal 2014 cala l’applicazione delle tecniche con donazione di gameti

Sebbene le tecniche di Pma, sia con gameti della coppia sia con gameti donati, abbiano registrato un aumento (i cicli sono passati da 112.804 a 115.455), l’indicatore del numero di cicli effettuati ogni milione di donne in età fertile (15-45 anni) mostra differenze lungo la Penisola: è più alto nelle regioni del Nord e del Centro, mentre in tutte quelle del Sud, ad eccezione della Campania l’offerta di cicli è ben al di sotto della media nazionale, si legge nel rapporto.

Andando nel dettaglio, le tecniche di II e III livello nel 2024 sono quelle che in particolare hanno registrato un aumento dei cicli iniziati rispetto all’annualità precedente, pari a 3.186 cicli (+3,9% rispetto al 2023), e un corrispondente aumento delle gravidanze ottenute, pari a 250 (+1,1%). L’aumento del numero di bambini nati vivi, è pari a 384 (+3,8%). Mentre per la prima volta dal 2014 l’applicazione delle tecniche con donazione di gameti subisce un decremento, sia in termini assoluti, sia in proporzione rispetto alla totalità delle tecniche applicate (19% nel 2023, 17,1% nel 2024). Il rapporto evidenzia comunque un incremento nei cicli con donazione dei gameti eseguiti in centri pubblici e privati convenzionati (30,6% nel 2023, 32,9% nel 2024), probabilmente favorito dall’inserimento di queste procedure nei nuovi Lea. Diminuisce il numero di embrioni trasferiti in utero e conseguentemente diminuiscono sia i parti gemellari che trigemini, questi ultimi in linea con la media europea nonostante una persistente variabilità fra i centri.

Età media delle donne tra le più elevate in Europa

L’età media delle donne che si sottopongono alle tecniche a fresco con gameti della coppia resta elevata (36,7 anni), superiore all’età media riportata dal Registro Europeo (35,3 anni per il 2020), secondo quanto emerge dal documento. Per quanto riguarda la fecondazione in vitro con gameti donati, l’età media della donna è di 41,8 anni nel caso di donazione di ovociti, di 34,8 anni nel caso di donazione del seme e 40,8 nel caso della doppia donazione di gameti. A questo proposito, si legge nel report, “è importante sottolineare che l’età media delle pazienti che si sottopongono a cicli con donazione di gameti risulta tra le più elevate in Europa e che la principale indicazione per i cicli con ovociti donati rimane l’avanzata età materna, testimoniando come questa tecnica sia utilizzata soprattutto per infertilità fisiologica e non per patologie specifiche”.

Il totale dei centri pubblici e privati convenzionati di PMA di II e III livello svolge il maggior numero di cicli di tecniche di II-III livello che utilizzano gameti della coppia, con valori pari al 36,6% dei cicli nei pubblici e il 26,8% dei cicli nei privati convenzionati; nei centri privati viene effettuato il 36,6% dei cicli. In generale, quindi, il 63,4% dei cicli di trattamenti di II e III livello con gameti della coppia si effettua all’interno del Ssn. Viceversa, per quanto riguarda i cicli con gameti donati, solo il 32,9% viene effettuato in centri pubblici o privati convenzionati, a fronte del restante 67,1% che viene eseguito in centri privati.

Differenze geografiche e in molti centri si fanno pochi cicli

Sul totale delle indagini genetiche preimpianto (Pgt) effettuate, il 74,2% è eseguito in strutture private e il 25,8% in strutture pubbliche e private convenzionate. Si conferma la diversa distribuzione dei centri pubblici e privati convenzionati, più presenti nel Nord del Paese. E si evidenzia anche un aspetto significativo: un consistente numero di centri Pma di II e III Livello svolge un numero ridotto di procedure nell’arco dell’anno. Solo il 33,8% di questi centri ha eseguito più di 500 cicli, contro una media europea del 44,5%. “I centri Pma – annota la relazione – dovrebbero svolgere volumi di attività congrui in modo da garantire sempre qualità, sicurezza e appropriatezza delle procedure nelle tecniche di Pma”. E “dovrebbero essere equamente distribuiti su tutto il territorio nazionale per offrire il miglior livello di prestazione possibile”.

Un passaggio mette in luce lo stato dell’arte sull’adeguamento della normativa riguardante la Pma alle sentenze della Consulta e l’implementazione delle direttive europee su cellule e tessuti che hanno “consentito sempre di più l’accesso a tecniche di Pma rispettose dei livelli di qualità e sicurezza indicati dagli standard europei”.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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