7.7 C
Pistoia
martedì 17 Febbraio 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Cannabis negli adulti, aumenta la salute cerebrale? La sorpresa sugli over 40

Tendiamo ad associare la cannabis ai giovani, ma cosa succede quando il consumo riguarda gli anziani? Secondo i risultati ottenuti da uno studio della University of Colorado Anschutz, pubblicato sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, l’assunzione di cannabis potrebbe essere associato a una migliore salute cerebrale in età avanzata.

Analizzando 26.362 adulti tra i 40 e i 77 anni (età media 55 anni) nel Regno Unito, i ricercatori hanno scoperto qualcosa di inaspettato: chi aveva assunto marijuana nel corso della sua vita mostrava, in media, un cervello “più in forma” rispetto a chi non l’aveva mai toccata.

Cosa dice lo studio: più volume, più memoria

La ricerca si basa sui dati della Uk Biobank, un immenso database biomedico, e ha incrociato tre elementi chiave: questionari dettagliati sulla storia di uso di cannabis, risonanze magnetiche cerebrali e test cognitivi standardizzati. Questi sono i principali risultati emersi.

– Gli utilizzatori presentavano volumi di materia grigia maggiori in diverse aree del cervello ricche di recettori cannabinoidi (CB1), come l’ippocampo (cruciale per la memoria e l’apprendimento), l’amigdala (regolazione delle emozioni), il putamen e il caudato (coinvolti nel controllo motorio e nelle funzioni esecutive). In pratica, mostravano meno atrofia di quella che ci si aspetterebbe normalmente con l’invecchiamento;

– I benefici registrati non sono di tipo esclusivamente fisico. Nei test cognitivi — che misurano memoria, velocità di elaborazione, attenzione e capacità di passare da un compito all’altro (“task switching”) — chi aveva usato cannabis otteneva punteggi statisticamente migliori rispetto ai non utilizzatori.

La differenza, seppur definita “lieve” in termini assoluti, è apparsa coerente e robusta in diverse aree cognitive, tanto che Anika Guha, psicologa clinica e autrice principale dello studio, si è detta “sorpresa dall’entità dei risultati positivi”. Un segnale statistico chiaro che va nella direzione opposta a quella prevista, specialmente se confrontato con gli effetti deleteri della cannabis sui cervelli più giovani.

Perché il cervello anziano reagisce diversamente alla cannabis?

La risposta risiede nel sistema endocannabinoide (Ecs), una rete di neurotrasmettitori e recettori che regola funzioni vitali come memoria, infiammazione e risposta allo stress.

Con l’invecchiamento, l’attività del sistema endocannabinoide diminuisce naturalmente: il corpo produce meno endocannabinoidi e la densità dei recettori CB1 cala, specialmente in aree critiche come l’ippocampo. Questo declino è associato a infiammazione cerebrale e neurodegenerazione.

I ricercatori ipotizzano che basse dosi di fitocannabinoidi (come il Thc della cannabis) possano compensare questa carenza naturale, “riattivando” il sistema.

In questo modo la marijuana fornirebbero un supporto esterno a un sistema interno che sta perdendo colpi, riducendo l’infiammazione e proteggendo i neuroni dalla morte cellulare. È un meccanismo simile a quello osservato nei topi anziani, dove basse dosi di Thc hanno ripristinato le capacità cognitive e aumentato le connessioni sinaptiche, agendo come un vero e proprio “sistema anti-invecchiamento”.

Il diavolo è nei dettagli (e nel tipo di consumo)

Prima di correre a comprare cartine, però, serve una doccia fredda di realismo scientifico. Lo studio è di tipo osservazionale: fotografa una situazione, ma non dimostra una chiara relazione causa-effetto. È possibile che chi usa cannabis in questo campione specifico abbia, per altri motivi, uno stile di vita o una genetica che protegge il cervello, indipendentemente dalla sostanza.​

Inoltre, il quadro è più sfumato di quanto sembri. Un altro filone di ricerca, incluso uno studio del 2025 su Age and Ageing, distingue nettamente tra passato e presente:

  • Chi ha usato cannabis in passato ma ha smesso tende ad avere performance cognitive migliori;
  • Chi ne fa un uso attuale e frequente, invece, mostra spesso risultati peggiori in attenzione e velocità di pensiero.​

C’è poi il problema delle variabili mancanti. I dati della Uk Biobank non specificano quanto Thc o Cbd fosse presente nella cannabis usata, né le dosi, la frequenza esatta o il metodo di assunzione (fumo, vaporizzazione, alimenti). E la marijuana di oggi, che presenta percentuali di Thc molto elevate, è ben diversa da quella che fumavano i boomer negli anni Settanta.​

Cannabis e anziani: cosa prendere dallo studio?

Per un sessantenne o settantenne che non ha mai fumato, questo studio non è una ragione valida per iniziare. Le evidenze non sono abbastanza forti da giustificare un uso “preventivo”, e i rischi collaterali — cadute, interazioni con farmaci per la pressione o il cuore, ansia — restano reali.

Per chi invece ne fa già un uso moderato, magari per gestire acciacchi dell’età come dolore cronico o insonnia, i dati sono moderatamente rassicuranti: nel campione analizzato, l’uso nel corso della vita non sembra aver “bruciato il cervello”, anzi. Ma la scienza, come sempre, non dà certezze assolute, solo indizi. E l’indizio di oggi è che la relazione tra cannabis e invecchiamento potrebbe essere diversa da quella che immaginiamo.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Pistoia
cielo sereno
7.7 ° C
9.6 °
7.1 °
64 %
2.7kmh
0 %
Mar
8 °
Mer
8 °
Gio
5 °
Ven
10 °
Sab
10 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS