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lunedì 2 Febbraio 2026
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Anziana sola e senza cibo chiama i Carabinieri: quanti casi in Italia?

Il recente episodio di cronaca avvenuto a Sacile, il provincia di Pordenone, ha squarciato il velo su una realtà spesso silenziosa: una donna di 74 anni, rimasta bloccata a letto per cinque giorni a causa di una forte influenza, ha dovuto comporre il numero d’emergenza dell’Arma per un bisogno primario: non aveva più nulla da mangiare. Priva di familiari e di assistenza, la signora ha trovato nei Carabinieri l’unica rete di supporto rimasta, un gesto di umanità che però accende un riflettore prepotente sulla solitudine involontaria che colpisce milioni di anziani in Italia.

Un Paese che invecchia “al vertice” e “dal basso”

L’Italia si conferma uno dei Paesi più anziani al mondo, un primato dettato da quello che gli analisti hanno definito “invecchiamento al vertice” della piramide demografica. Oggi, secondo i dati Istat, circa un quarto della popolazione (24,7%) ha 65 anni e più, per un totale di 14 milioni e 573 mila persone. All’interno di questo gruppo, cresce vertiginosamente la componente dei “grandi anziani”: gli ultraottantenni sono oltre 4,5 milioni, superando numericamente i bambini sotto i 10 anni. Se cinquant’anni fa il rapporto era di 9 bambini per ogni ottantenne, oggi la proporzione si è ribaltata, alimentando un fenomeno di “invecchiamento dal basso” dovuto al crollo della natalità, scesa al minimo storico di 1,18 figli per donna.

L’indice della solitudine: quasi 5 milioni di “anime sole”

Vivere da soli non è sempre una scelta, ma è diventato un connotato strutturale della nostra società. Secondo i dati del Family (Net)Work Report 2025 del Censis, in Italia si contano 8,8 milioni di persone sole, di cui quasi 5 milioni (il 55,2%) hanno almeno 60 anni. Questo dato si traduce in un indice della solitudine di 34 persone sole ogni 100 famiglie a livello nazionale, con picchi allarmanti in alcune regioni: in Liguria si arriva a 43, in Valle d’Aosta a 41 e in Piemonte a 39. In regioni come l’Umbria, la quota di persone sole tra la popolazione anziana raggiunge addirittura il 60,5%.

Il volto femminile della solitudine nella quarta età

La solitudine ha un genere marcatamente femminile, conseguenza della maggiore longevità delle donne e della loro minore propensione a ricostituire nuclei familiari dopo la perdita del partner. Se nella fascia 65-74 anni vive solo il 23,3% della popolazione, il dato balza al 39,7% tra gli over 75. In questa fascia d’età, le differenze di genere sono nette: una donna su due (50,4%) vive da sola, contro meno di un uomo su quattro (24,5%). Questo isolamento domestico espone le donne a rischi maggiori di marginalità economica e difficoltà nella gestione delle emergenze quotidiane.

La “fatica” dei caregiver

Di fronte a bisogni crescenti, le risorse pubbliche mostrano forti differenze territoriali. La spesa sociale media pro capite dei Comuni per il welfare evidenzia un profondo divario tra il Nord (181 euro), il Centro (165 euro) e il Mezzogiorno (100 euro). Per quanto riguarda specificamente l’assistenza domiciliare per gli anziani, la spesa varia dai 174 euro del Nord-est ai soli 40 euro del Sud. Questa carenza di servizi istituzionali scarica il peso della cura sulle famiglie e sui caregiver, i quali riportano livelli elevati di stress psicofisico (88,3%) e affaticamento. Per il 93,4% delle donne caregiver, l’impegno di cura limita pesantemente il tempo per il lavoro o la vita personale.

L’esercito delle badanti: un’offerta insufficiente

Il ricorso all’assistenza privata regolare è spesso l’unica alternativa per chi vive solo, ma l’offerta è carente. A livello nazionale si contano solo 8,5 badanti ogni 100 persone sole con più di 60 anni. Sebbene in regioni come la Sardegna si arrivi a 24,5 badanti ogni 100 anziani soli, in altre realtà come la Sicilia il rapporto scende a 2,9. Inoltre, il settore del lavoro domestico sta vivendo un preoccupante invecchiamento della propria forza lavoro: il 48,3% delle badanti ha già più di 55 anni, prefigurando una futura crisi di ricambio generazionale in un momento in cui la domanda di cura è destinata a esplodere.

Fragilità percepita e insicurezza urbana

Oltre alle necessità materiali, emerge una fragilità psicologica e sociale legata al territorio. Solo il 35,4% degli anziani residenti nei grandi comuni capoluogo si sente sicuro a camminare da solo al buio, contro una media nazionale di quasi uno su due. Nelle grandi aree metropolitane come Roma e Milano, solo il 30% circa degli anziani percepisce il proprio quartiere come sicuro. Nonostante il 94,2% degli anziani dichiari di avere una rete relazionale su cui contare (parenti, amici o vicini), tale supporto è spesso percepito come occasionale e insufficiente a coprire i rischi di un isolamento prolungato, come dimostrato drammaticamente dal caso dell’anziana di Sacile.

Popolazione

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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