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Afghanistan, educazione negata alle ragazze: il costo invisibile di una generazione

Maryam ha dodici anni e vive a Kabul. Fino a poco tempo fa, la sua preoccupazione più grande era risolvere un’equazione difficile o memorizzare una poesia. Oggi, Maryam passa le sue mattine a guardare dalla finestra le sue ex compagne di classe che, come lei, restano chiuse in casa, mentre i fratelli caricano gli zaini sulle spalle. Per lei, e per centinaia di migliaia di sue coetanee, la porta della scuola si è chiusa con il sesto anno di scuola primaria, trasformando i suoi sogni di diventare una dottoressa o un’insegnante in un ricordo polveroso.

In Afghanistan, il passaggio alla scuola secondaria non è più un traguardo educativo, ma un muro invalicabile che sta trasformando il Paese in un’anomalia globale: l’unico luogo al mondo dove l’istruzione è un crimine basato sul genere.

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L’emorragia del capitale umano: i numeri del silenzio

Dietro il dramma individuale di Maryam si cela una crisi sistemica di proporzioni devastanti. Secondo i dati più recenti dell’Unicef, nel 2024 circa 3,8 milioni di ragazze tra i 7 e i 18 anni non frequentavano la scuola, una cifra che rappresenta il 61% dell’intera popolazione femminile in età scolare. Di queste, almeno un milione di adolescenti è stato direttamente colpito dai decreti del governo talebano che vietano l’istruzione secondaria e superiore.

Il meccanismo di esclusione è implacabile: ogni anno, circa 250.000 ragazze completano il sesto anno di scuola primaria ma si vedono negata la possibilità di proseguire. Se queste restrizioni non verranno revocate, le proiezioni indicano che entro il 2030 oltre due milioni di ragazze saranno state private del loro diritto fondamentale all’istruzione. Questo non è solo un danno morale, ma un atto di autosabotaggio nazionale: quasi otto giovani donne afghane su dieci ricadono oggi nella categoria Neet (non studiano, non lavorano, non seguono percorsi formativi), uno dei tassi più alti al mondo.

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Il prezzo dell’inazione

L’Afghanistan sta pagando un prezzo economico altissimo per questa discriminazione. Le restrizioni all’istruzione e all’occupazione femminile costano al Paese almeno 84 milioni di dollari all’anno in termini di mancata produzione economica. Si tratta di una cifra che corrisponde allo 0,5% del Pil nazionale del 2023, ma il dato più allarmante è che questa perdita equivale a circa il 20% della potenziale crescita economica annua.

Mentre il Paese mostra timidi segnali di stabilizzazione economica dopo il crollo del 2021-2022, l’esclusione delle donne agisce come un freno strutturale. Il rapporto Unicef evidenzia che se i divieti fossero revocati, il Pil potrebbe crescere immediatamente di 0,5 punti percentuali ogni anno. Al contrario, la presenza femminile nella pubblica amministrazione continua a calare, passando dal 21% del 2023 al 17,7% del 2025.

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Il collasso programmato dei servizi: sanità e istruzione

L’impatto più critico riguarda i settori dell’insegnamento e della sanità, gli unici ambiti in cui alle donne è ancora permesso lavorare e dove la loro presenza è indispensabile per la struttura sociale afghana. L’Afghanistan si trova di fronte a una “doppia crisi”: perde professioniste esperte e impedisce alle nuove generazioni di sostituirle.

Entro il 2030, il Paese rischia di perdere fino a 20.000 insegnanti donne e 5.400 operatrici sanitarie qualificate (numero che potrebbe salire a 9.600 entro il 2035) a causa del pensionamento e della fuga di cervelli. Poiché le consuetudini sociali spesso impediscono alle donne di essere curate da medici uomini, la carenza di ostetriche e infermiere limiterà drasticamente l’accesso ai servizi di salute materna e neonatale, mettendo a rischio la vita di milioni di madri e bambini.

Un debito che pagheranno le prossime generazioni

L’esclusione scolastica delle madri di oggi è una condanna per i figli di domani. Esiste un legame indissolubile tra l’alfabetizzazione materna e la salute infantile. I dati dell’indagine Multiple Indicator Cluster Survey 2022–2023 sono inequivocabili:

  • Il 30,3% dei bambini nati da madri senza istruzione non riceve alcuna dose di vaccino, contro il 9,6% dei figli di madri con istruzione superiore.
  • La prevalenza della malnutrizione cronica è aumentata dal 44,7% al 45,6%, colpendo 10.000 bambini in più proprio a causa del peggioramento dei livelli di istruzione materna.

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Un Paese in bilico

In questo scenario, l’Afghanistan deve gestire anche una pressione demografica insostenibile: solo nel 2025, circa 2,8 milioni di persone sono rientrate nel Paese (principalmente da Iran e Pakistan), aumentando la domanda di servizi sociali già al collasso. Per il 2026, si stima che 21,9 milioni di persone (il 45% della popolazione) avranno bisogno di assistenza umanitaria, tra cui 8 milioni di bambini.

“Negare l’accesso all’istruzione significa privare un’intera nazione del suo potenziale”, ammonisce Catherine Russell, direttrice generale dell’Unicef. L’appello della comunità internazionale è chiaro: l’istruzione delle ragazze non è solo una questione di diritti umani, ma l’unico investimento strategico in grado di evitare il definitivo collasso sociale ed economico dell’Afghanistan.

Mondo

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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